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Gianrico Tedeschi (1920-2020)
Il ricordo
28.07.20 - 14:430

Gianrico Tedeschi: semplicemente indimenticabile!

Dal teatro nei lager nazisti a quello di Strehler, da quello leggero alla tv. In una sola parola: versatilità. E quella volta a Chiasso...

“Ho deciso di fare l’attore in un campo di concentramento. Fui rinchiuso per due anni in Germania e durante la prigionia, dalle povere cose che i miei compagni di sventura avevano portato con sé, saltarono fuori dei libri: dall’Enrico IV di Pirandello al Re Lear di Shakespeare. Tanto per passare il tempo, mettemmo in scena diversi spettacoli”.

Chissà se la regia di quegli spettacoli fu curata da Giovanni Guareschi, col quale si ritrovò nei lager di Sandbostel e Wietzendorf, in Bassa Sassonia. Scoperta questa inaspettata dote attoriale, Gianrico Tedeschi non esitò a trasferirsi dall’amatissima Milano (“Sono nato e cresciuto in una vera casa di ringhiera”) a Roma, per seguire i corsi dell’Accademia d’Arte Drammatica. Ancor prima di diplomarsi, nel 1947, fu ingaggiato da un altro teatrante allora di belle speranze, tale Giorgio Strehler, che lo volle quale Pantalone nell’Arlecchino servitore di due padroni. Fu l’inizio di una carriera conclusasi solo pochi anni or sono e durante la quale Tedeschi ha affiancato l’élite del teatro e del cinema italiano: da Anna Magnani a Salvo Randone, da Mastroianni a Romolo Valli.  

La sua versatilità, tuttavia, lo portò a esibirsi pure con alcuni eroi del teatro leggero: Renato Rascel, Domenico Modugno e, tra gli altri, Delia Scala, con cui ballò e cantò in una memorabile versione – firmata dalla celebre coppia Garinei&Giovanninini – del musical 'My fair lady'. Ottenne il suo ultimo grande successo interpretando Il Cardinale Lambertini (oltre 500 repliche!) con la regia di Luigi Squarzina. “Gianrico aveva una marcia in più – dice Moni Ovadia – qualcosa di altro e di oltre, e grazie a ciò riusciva a nobilitare anche la pubblicità”. E qui il pensiero corre al vecchio, carissimo Carosello, dove Tedeschi – alla commessa che gli chiede se deve incartargli la confezione di caramelle appena comprata – risponde fulminandola col suo sguardo sornione, arguto e inquisitore allo stesso tempo: “Nooo, un cofanetto Sperlari non s’incarta MAI!”.

L’abbiamo ammirato per l’ultima volta al Teatro di Chiasso, in quel divertissement ideato da Franco Branciaroli intitolato 'Dipartita finale' (ogni riferimento a Samuel Beckett era puramente voluto). A 96 anni suonati si esibì in salti e capriole tali da meritarsi uno dei più lunghi applausi mai sentiti dal vostro cronista! E a ulteriore testimonianza della sua verve che non faceva una grinza, nella sua ultima intervista televisiva, quando gli si chiede se ha qualche progetto per il futuro, risponde franco e sicuro: “Sto lavorando su un testo di Lope de Vega intitolato 'Il centenario'”. RIP, caro Gianrico, e grazie!

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