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31.08.18 - 17:440

Joy Division 1978: prima dell’inizio

Gli albori del gruppo da quando ancora si chiamavano Warsaw. Un sound grezzo, sporco, sincero

Se oggi le magliette dei britannici Joy Division si vendono «come panini caldi» – una dovuta citazione tratta dall’animazione Cars –, il merito va tutto a Peter Saville, grafico dell’etichetta Factory Records. Fra le pulsazioni elettromagnetiche del primo disco (Unknown Pleasures, 1979) e l’arte funeraria del seguente (Closer, 1980), la musica del gruppo aveva trovato la sua rappresentazione, talmente incisiva da rimanerne sin troppo invischiato. In verità, il debutto dei JD (ai tempi noti come Warsaw) ricalcava il punk dei primi Clash, e nel maggio del ’77 Ian Curtis e soci debuttarono all’Electric Circus di spalla, fra gli altri, ai quotati Buzzcocks. Un brano di quei mesi farà parte della raccolta live Short Circuit (uscita l’anno seguente), altri li ritroveremo in An ideal for living, debutto discografico in studio del giugno ’78. In copertina, iconografia da Terzo Reich e caratteri gotici, con conseguenti accuse e una minima ma «salutare» pubblicità. Ma chi sono, un combo di nazi molto arrabbiati? No, le 4 tracce del 45 giri mostravano un gruppo sì acerbo, ma con idee originali: come il brano «No Love Lost», costruito su dialoghi chitarristici e reminiscenze percussionistiche debitrici di Brian Eno, Can, Wire e Television. Le registrazioni erano del dicembre ’77, periodo nel quale i Warsaw incisero almeno altre 5 tracce. Già alla metà del ’78 i ragazzi avevano tutto il materiale per uscire con il primo disco, ma l’interesse della RCA – fra le tante major a caccia di meteore punk – venne meno. Suicidatosi Ian Curtis (1980), dagli archivi uscì anche questo disco ufficialmente mai apparso: grezzo, sporco, sincero. Alcuni di quei brani (ripuliti) vedranno poi la luce in album, singoli e raccolte varie.  

 

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