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27.11.22 - 23:12

Per tutte le Anna Frank del mondo

Highlights della cerimonia di chiusura, palmarès e pensieri in libertà con Flavia Marone, presidente, e Giancarlo Zappoli, direttore artistico

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Flavia Marone, presidente, e Giancarlo Zappoli, direttore artistico

"L’idea di questo titolo, senza punto interrogativo ma con un punto esclamativo, è quella di affermare un’osservazione: dov’è Anna Frank oggi, in un mondo dove i bambini continuano a essere vittime della guerra, come se nulla fosse cambiato da allora". Parole di Ari Folman, regista di ‘Where is Anne Frank!’, che in italiano è ‘Il diario segreto di Anna Frank’, lasciando per strada il punto esclamativo e il suo significato.

Il Castello d’Oro di Castellinaria, assegnato sabato scorso e virtualmente consegnato – col regista in videomessaggio – nasce otto anni fa, quando la Fondazione Anna Frank contatta Folman al fine di trovare un nuovo dispositivo per parlare di Shoah. Da qui l’idea di dare vita a Kitty, l’amica immaginaria alla quale la giovane ebrea scrive le sue lettere, nascosta con la famiglia nel rifugio di Amsterdam. Al contrario del libro, nel film del regista israeliano è Kitty la protagonista della storia, lei e i suoi rossi capelli sulle tracce dell’amica per capire cosa le sia successo alla fine della guerra, in quali circostanze sia morta. Il viaggio – che parte dal Museo dedicato ad Anna Frank nell’odierna Amsterdam – conduce Kitty nell’Europa dei migranti in fuga dalle zone di guerra, facendo della storia della piccola perseguitata un tramite per parlare dei perseguitati di oggi.

Il grazie di Ari Folman, sullo schermo del Mercato coperto: "Il nostro film sposa l’eredità di Otto Frank, che pensò che la memoria dell’Olocausto dovesse diventare strumento di compassione per i bimbi di tutto il mondo. Noi abbiamo dato il nostro piccolo contributo con i 350 artisti al lavoro su questo film per più di quattro anni, solo per esaudire la sua volontà. Speriamo di esserci riusciti".

Conigli, colombi e Piccioni

Nell’accogliente foyer di Castellinaria incontriamo Flavia Marone, presidente, e Giancarlo Zappoli, direttore artistico con tigrotto in mano: alle nostre spalle è appena iniziata la proiezione de ‘Il ragazzo e la tigre’ di Brando Quilici, importante residuo del Green Friday del giorno precedente. Marone: «Stiamo bene in questa casa, apprezzata dal pubblico, dai tanti che hanno amato cenare nel foyer, e dagli artisti. I fratelli Dardenne, per esempio, vi si sono trattenuti a lungo. Di fronte alle tante incognite legate alla novità, non potevamo sperare in un’edizione migliore di quella che abbiamo vissuto. Tutto è perfettibile, dunque siamo aperti a critiche costruttive, tenendo conto che nessuno prima di noi aveva trasformato in questo modo la struttura. Ora si tratta di vedere se il padrone di casa è soddisfatto dell’inquilino».

Il proprietario di casa, va detto, si è fatto vivo di lì a poche ore sotto forma di sindaco di Bellinzona, rinnovando, durante la cerimonia di premiazione, il contratto di locazione: "Il Mercato coperto ospitava un tempo conigli, colombi e piccioni, ora c’è altro", ha detto Mario Branda; Giuseppe Piccioni, regista del bel film di chiusura, ‘L’ombra del giorno’, dirà poco dopo di trovarsi a casa.

Utopie

Constatato che – per calore umano emanato dal pubblico – Pupi Avati è stato presente, Zappoli si sofferma sulla forte attenzione alle situazioni di conflitto presenti nel mondo scaturita dai premi delle giurie: «‘La traversée’ non s’identifica in una guerra specifica ma nelle guerre, pertanto diventa universale. Anche Anna Frank è universale. Ed è importante che la Giuria Young abbia dato attenzione a un piccolo film come ‘Agrodolce’, costato solo 16mila euro, un riconoscimento che, non a caso, è il premio Utopia (in collaborazione col Monte Verità, ndr), che va non tanto alla spettacolarità o ai mezzi, ma all’esigenza di raccontare». Marone quota. «Voglio citare – continua Zappoli – anche la menzione a ‘Sonata’, emancipazione di un presunto disabile pensato autistico ma che invece è sordo, e arriva a suonare il Chiaro di Luna di Beethoven. Queste scelte mi rendono felice». Più in generale: «Chiunque avessero premiato, sarebbe stato un film non pensato per andare in concorso o in serata a tappare buchi, e nemmeno uno da noi scelto perché ci desse la garanzia di avere il nome famoso anche se l’opera non ci avesse convinti. Questa regola vale da sempre».

Corsari e pensionati

Quanto al fatto che le scuole non abbiano chiesto la proiezione de ‘Il giovane corsaro – Pasolini da Bologna’, la cosa non avrebbe a che fare con il timore di raccontare ai più giovani un personaggio fin troppo divisivo. Zappoli: «Non c’è bisogno di venire in Ticino. In Italia, nell’ultimo anno di liceo, non si arriva mai a Pasolini, si arriva poco più in là di D’Annunzio ed è tanto se si arriva a Ungaretti. Non credo che i docenti si siano rifiutati di affrontarla, perché il rapporto adulti/minori è una tematica con la quale essi sono confrontati quotidianamente. Io la vedo così: se sei a novembre e non sai se a maggio arriverai a Pasolini, è un mettere il carro davanti ai buoi. Non credo si sia trattato di un rifiuto a tematizzare».

Chiudiamo con Marone, chiedendo da dove ripartirà Castellinaria per il suo 2023: «Vi è un’intenzione d’incrementare il potenziale dialogo tra giovani e fascia della terza età. Ci sono giunti input per le fasce giornaliere, il desiderio da parte di persone che sono in pensione di poter partecipare a queste proiezioni. Ci stiamo ragionando. Più si fanno incontrare le generazioni, meglio è».

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