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Mio fratello rincorre i dinosauri
24.11.20 - 20:47

A Castellinaria la storia di Jack e di suo fratello down

Il regista Stefano Cipani ci racconta ‘Mio fratello rincorre i dinosauri’, tratto da una storia vera

Un video su YouTube divenuto virale, poi un libro pubblicato da Einaudi e adesso un film: forse Gio non ha i superpoteri, come il fratello maggiore Jack pensa quando gli dicono che il fratellino è “speciale”, ma certamente sa come conquistare il cuore delle persone. Gio è speciale perché ha un cromosoma in più, ma Jack ha cinque anni, non sa cosa sia la sindrome di Down. Non è facile, per lui, rendersi conto che il fratellino non è il supereroe che si immaginava ma una persona bisognosa di aiuto. Tanto che, iniziate le scuole superiori in un’altra città, per Jack sarà più semplice fingere di non avere un fratello con la sindrome di Down. Il resto lo si immagina facilmente: come tutte le favole, ’Mio fratello rincorre i dinosauri’ di Stefano Cipani non riserva sorprese nella storia ma convince per la narrazione, leggera e con ironia. Alla fine del film si concorda con il padre Davide, interpretato da un ispirato Alessandro Gassmann, quando afferma che avere Gio in famiglia “è una grande fortuna, ogni giorno è una sorpresa”.
Favola vera, perché Giacomo e Giovanni Mazzariol esistono veramente, così come esistono quei video su YouTube che hanno portato prima alla rottura e poi alla rappacificazione tra di due.
Il film, uscito nelle sale italiane nel 2019, è adesso in concorso a Castellinaria: online, come il resto del festival, sul sito online.castellinaria.ch), con il regista Cipani che non può assistere alle proiezioni insieme al pubblico del festival. «Un peccato» ci dice al telefono, ricordando quella strana sensazione di essere in una sala non per guardare un film, ma il proprio film. «Fin da bambino sono cresciuto nella posizione dello spettatore e mi ritrovavo a non essere davvero uno spettatore: e poi il mio film si rivolge a un pubblico ampio, ed è stato interessante vedere a cosa reagivano i bambini e a cosa gli adulti. Devo dire che sono molto felice per come è stato accolto il film: il pubblico ha capito l’autenticità, e anche l’umiltà, del film».

Che cosa l’ha ispirata nella storia di Gio e Jack?

Beh, si parte sempre dalla forza delle storie. ’Mio fratello rincorre i dinosauri’ è una storia di formazione, e infatti il protagonista è un adolescente. È un film che parla di crescita, più che un film sulla disabilità.
C’è una citazione famosa, adesso non mi ricordo bene chi l’ha detta, comunque recita: ogni buon film parla di cinema e di vita. E questo è vero anche qui: il personaggio di Gio è il cinema mentre Jack è lo spettatore, oltre che il protagonsita. C’è una universalità, una autenticità tematica, in questa storia.

‘Mio fratello rincorre i dinosauri’ nasce da una storia vera, raccontata dallo stesso protagonista Giacomo Mazzariol: cosa ha significato lavorare su un materiale così personale?

Secondo me il successo del film è nel fatto che Giacomo Mazzariol è sempre dietro al progetto. Io sono entrato per portare la mia tecnica, il mio gusto, la mia visione del mondo, il mio immaginario, la mia professionalità. Ma Giacomo Mazzariol era sempre con me sul set, dietro al monitor, per vigilare sull’autenticità della storia: perché è ovvio e anche giusto snaturare quello che era il libro, libro che è già romanzato – Giacomo lo dice, che non è stata esattamente così la sua vita – e scritto in modo molto diacritico, mentre la storia del film è lineare per cui c’è stato bisogno dell’importante lavoro dello sceneggiatore Fabio Bonifacci.

Giustamente si è reso necessario adattare il testo. Ma con la supervisione di Giacomo Mazzariol.

Più che supervisore, direi un aiuto: sapevo di poter chiedere a lui e questo ha contribuito a creare l’energia giusta affinché le cose andassero bene in una situazione in cui potenzialmente poteva andare tutto malissimo. Perché il film era molto difficile: non ho fatto altro che sentirmi dire “è un film difficile, sei sicuro?”.

Non avevano tutti i torti: da una parte interpreti come Isabella Ragonese e Alessandro Gassmann, poi giovani attori e, nel ruolo di Giovanni, l’attore down Lorenzo Sisto.

Tutti quanti eravamo al servizio della storia: è stata questa, credo, la cosa fondamentale e che trascendeva tutto il lavoro, eravamo lì perché stavamo facendo un film speciale, un film importante. E questo ha creato un gruppo di persone come Guenda Zampagni, la mia aiuto regista, Anna Pennella, la mia casting director, Mario Mazzarotto, il mio organizzatore: persone di grande sensibilità che sono riuscite a gestire tutti i problemi, tra adolescenti, star e ben 14 minori, di cui 2 con la sindrome di Down.

Perché secondo lei è un film importante?

È importante nella misura in cui è universale la storia che stiamo raccontando. Stiamo raccontando l’adolescenza, che cosa significa avere nella propria vita qualcosa di cui ci si vergogna tremendamente, di cui si ha paura: per Jack era il fratello, ma per qualcun altro potrebbe essere un genitore, o qualcosa del proprio aspetto fisico. È questa la cosa universale, quella che per me era importante cercare di raccontare.
Secondo punto: la diversità, ciò che altro, ciò che non è comprensibile con i nostri mezzi. Aprire gli occhi, avere un altro punto di vista sulle cose, perché è un attimo e poi diventiamo “staliniani”.

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