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20.07.22 - 09:34
Aggiornamento: 21.07.22 - 10:21

Due anni per un viaggio di consapevolezza: Ciriaca Erre racconta

L’artista multidisciplinare italo-svizzera presenterà la sua performance in divenire al Monte Verità, giovedì 21 luglio alle 18.30

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©Ciriaca Erre
L’artista italo-svizzera

Tre mesi fa è partita dalla natia Matera per camminare ‘Two years two weeks two days - Homeless, Fearless, Borderless’ (traducendo "due anni, due settimane, due giorni; senza casa, senza paura, senza frontiere"): in aprile l’artista italo-svizzera Ciriaca Erre ha dato il la al suo nuovo progetto, una performance in cui la vita stessa diventa opera d’arte. Un viaggio – diremmo – metafisico.

Borderless

Giovedì 21 luglio (dalle 18.30) il Monte Verità ospita l’artista multidisciplinare che racconterà la sua performance iniziata lo scorso 22 aprile, giornata mondiale della Terra: per il prossimo paio di anni attraverserà a piedi confini geografici, ma anche sociali, andando oltre i limiti individuali. L’artista, che ha vissuto negli ultimi anni a Montagnola, ripercorrerà l’esperienza fatta finora, presentando ai partecipanti alla serata il suo progetto: un viaggio a piedi, quasi un pellegrinaggio, che la porterà a camminare in tutto il mondo, «passando per l’Africa e l’India, con Siddharta di Hermann Hesse come faro ispiratore». Dal paese di Gandhi, la viaggiatrice proseguirà alla volta della Cina per visitare l’ultima civiltà matriarcale; approdando infine in America Latina. La tappa asconese è perciò molto significativa, perché le prospettive della sua performance si intersecano con gli insegnamenti che hanno ispirato la fondazione della comunità utopica nei primi anni del Novecento.

L’intento di Ciriaca, fra gli altri premio artista Bally 2019, è anche quello di ricordare che la migrazione è parte dell’evoluzione umana, della sua stessa natura: «Nel 20 per cento della popolazione mondiale le ricerche scientifiche hanno identificato il gene DRD4 R7», altrimenti detto gene wanderlust o del viaggiatore, che dà la spinta all’esplorazione e alla scoperta. Animata dal wanderlust, Ciriaca ha stabilito grossomodo il suo itinerario, apportando di tanto in tanto qualche cambiamento alla rotta. Con una connessione a spizzichi e smozzichi, l’abbiamo intervistata quando ancora era in viaggio verso la Toscana, «ho appena terminato un tratto della Via Francigena (in totale sono oltre tremila chilometri da Canterbury a Roma).

Homeless

Quest’esperienza presuppone l’abbandono di tutto per ricominciare da zero, «proprio come fece San Francesco, tornando ad abitare il nostro pianeta, che è la nostra casa», e a riconnettersi anche con la parte più istintiva dell’essere umano, al proprio bagaglio atavico.

Ciriaca si mette alla prova quotidianamente, dal punto di vista fisico e mentale, sotto il cielo stellato, assolato, gonfio di grigie nuvole o piovoso. Quotidianamente, l’artista chiede cibo e ospitalità lungo il cammino a comunità che vivono in armonia con la natura, a conventi oppure «dormo in tenda con il sacco a pelo»; nutrendosi dei frutti della terra (foraging), andando a pescare conoscenze antiche, magari imparando dalle persone che incontra. «È un viaggio di consapevolezza; in cui sperimentare umiltà e incertezza estrema, vivendo alla giornata. Ho solo le mie gambe e il mio zaino». È lei che lo esplicita: questa condizione impone di vivere qui e adesso, andando a cercare l’altro, dandogli fiducia. Un percorso filosofico e spirituale che vuole anche ricordare che la vita umana è mortale, caduca, invitando a condurre un’esistenza essenziale, coniugata al tempo presente e in comunione con la natura, rimettendo al centro i valori dell’umanità – come solidarietà, fratellanza, gratitudine, amore «che stiamo perdendo» –, ritrovando la fiducia negli esseri umani.

Fearless

«Un branco di cani randagi in Puglia. Ecco, è stato quello finora uno dei momenti in cui ho avuto più paura, la situazione era veramente difficile. Per fortuna una "ragazza-angelo" si è fermata con l’automobile e mi ha aiutata». L’esperienza di Ciriaca vuole anche essere un confronto con le proprie paure, ma anche con quelle altrui, perché «le nostre paure ci allontanano da chi siamo veramente».

A questo proposito, le ricordiamo l’artista Pippa Bacca e la sua morte violenta nel 2008, proprio durante ‘Spose in viaggio’, performance itinerante intrapresa con Silvia Moro. Apriamo una parentesi. Le due artiste italiane vestite da spose erano partite da Milano; meta: Gerusalemme. La performance si proponeva di attraversare undici paesi teatro di conflitti armati in autostop, per promuovere la pace e la fiducia nel prossimo. Tuttavia, separatesi temporaneamente a Istanbul, in Turchia, il 31 marzo 2008 Pippa Bacca fu violentata e uccisa dall’uomo che le aveva dato un passaggio. «La sua esperienza è ben presente e questa paura va affrontata; naturalmente cerco di fare molta attenzione. Coraggio chiama coraggio. Nel momento in cui si accetta la morte, si accoglie anche la vita stessa!», esclama.

In questa come nelle precedenti performance artistiche di Ciriaca Erre, al centro v’è lo sviluppo del tema dell’identità sospesa, come per esempio ‘I’m free take a piece of me’ (Museo della permanente di Milano). Grazie a Instagram è possibile seguire le tappe di Ciriaca+Erre lungo il suo "pellegrinaggio". Per approfondimenti: www.ciriacaerre.com.

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