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13.05.22 - 07:21
Aggiornamento: 15:40

L’arte politica di Malina Suliman a Casa Rusca

La giovane artista afghana sta realizzando un’esposizione site-specific a Locarno

di Ivo Silvestro
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L’esposizione della giovane artista afghana Malina Suliman a Casa Rusca a Locarno è un progetto interessante che si muove su più livelli: c’è l’aspetto più artistico, con un’estetica vicina all’arte concettuale ma al contempo popolare; c’è la dimensione della fruizione, soprattutto per quanto riguarda i progetti di street art; c’è la dimensione sociale con un’importante riflessione sui ruoli di genere; ci sono la politica e la geopolitica, con l’Afghanistan tornato in mano talebana dopo la fallimentare esperienza statunitense.

Purtroppo prima dell’inaugurazione – che si terrà sabato alle 17.30 con una "spettacolare performance dell’artista", riporta l’invito – è difficile mettere insieme queste dimensioni e, soprattutto, esprimere un giudizio sulla parte più artistica del lavoro di Malina Suliman: trattandosi di una mostra ‘site-specific’, sia l’allestimento della mostra sia la realizzazione del catalogo sono operazioni complesse che ci si ritrova a completare all’ultimo e al momento della conferenza stampa, ieri mattina, non erano completati né l’uno né l’altro. Abbiamo qualche impressione, indizi di un lavoro artistico interessante per come la riflessione artistica si rispecchia nella lotta sociale. Prendiamo l’installazione ‘Oltre il velo’ (che comprende una parte audio e video purtroppo non ancora attiva), realizzata a partire da pezzi di burqa, realizzati con grande perizia dalle donne che poi in quegli indumenti si ritrovano segregate. O il progetto ‘Il turbante come simbolo di supremazia totale’, dove la complessa dimensione sociale di questo accessorio maschile viene decostruita impiegandone il tessuto per realizzare della lingerie femminile. Intriganti, per quel che si è riusciti a vedere, i dipinti murali che l’artista stava ancora realizzando negli spazi di Casa Rusca.

Come si vede, la dimensione artistica si interseca con quella sociale e politica: in conferenza stampa il giornalista Filippo Rossi ha riassunto la situazione in Afghanistan, terra da sempre oggetto d’invasioni e di sfruttamento, invitando in particolare a non confondere la situazione a Kabul, centro in cui in alcuni periodi storici c’è stata una tensione verso la modernità, e le zone rurali dove invece questa apertura al progresso è completamente assente; ancora più indicativo l’intervento dell’artista che, con passione, ha sottolineato l’importanza di questa mostra e in generale dell’arte per far sentire la voce di un popolo che ha bisogno di aiuto e di un cambiamento di mentalità.

Malina Suliman è nata nel 1990 a Kandahar, ma ancora bambina ha dovuto lasciare l’Afghanistan trasferendosi in Pakistan, dove ha studiato Belle Arti. Nel 2009 è rientrata in Afghanistan immergendosi nell’arte contemporanea e di strada, impegnandosi a rafforzare tra i giovani e le donne la consapevolezza dei propri diritti. Malina Suliman ha ricevuto minacce e subito aggressioni ed è stata obbligata a lasciare nuovamente l’Afghanistan, trasferendosi nei Paesi Bassi dove attualmente risiede.

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