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31.03.21 - 16:21
Aggiornamento: 17:36

Le montagne di Ernst Ludwig Kirchner, 'patrimonio del cuore'

La Fondazione Gabriele e Anna Braglia espone le Alpi dell'espressionista tedesco, che nella quotidianità di Davos inseguì la sanità mentale minata dalla guerra

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Ernst Ludwig Kirchner: Heimkehrende Ziegenherde, 1920 (Gregge di capre che torna a casa). Olio su tela 80 x 90.5 cm (Fondazione Gabriele e Anna Braglia, Lugano. Foto: Roberto Pellegrini)

Complessivamente 67 le opere in mostra, suddivise in quattro temi: i pastori, la vita alpina, i personaggi (quelli che hanno ‘colorato’ i giorni montani dell'artista) e il paesaggio alpino. ‘Ernst Ludwig Kirchner e la grandiosità della montagna’, dal primo di aprile a Lugano, promossa dalla Fondazione Gabriele e Anna Braglia negli spazi di Riva Antonio Caccia 6A, rappresenta un ritorno dell'espressionista tedesco in un contesto italofono e più specificatamente in riva al Ceresio, vent'anni dopo la retrospettiva ospitata dal Museo di Arte Moderna. Ma per la Fondazione luganese si tratta comunque di una doppia prima assoluta: rappresenta una prima, infatti, l'aver voluto ospitare un buon numero di opere provenienti da un'istituzione museale esterna, il Kirchner Museum Davos, integrate dai prestiti giunti dalla Galerie Henze & Ketterer di Wichtrach, nel Canton Berna, facente capo ai figli di Roman Norbert Ketterer e impegnata nel proseguimento della gestione del Lascito di Ernst Ludwig Kirchner; è una prima assoluta anche l'esposizione di una recente acquisizione della Fondazione Braglia, ovvero l'olio su tela ‘Heimkehrende Ziegenherde’ (Gregge di capre che torna a casa), realizzato da Kirchner nel 1920, tre anni dopo il suo arrivo a Davos. 


Ernst Ludwig Kirchner: Die drei alten Frauen, 1925 – 1926 (Le tre vecchie signore). Olio su tela 110 x 130 cm (Kirchner Museum Davos, donazione del Lascito Ernst Ludwig Kirchner 1990. Foto: Jakob Jägli)

Fuga da Berlino

È proprio Davos, dove morirà suicida il 15 giugno del 1938, che il pittore e scultore tedesco sceglie quale buen retiro nel gennaio del 1917. Kirchner giunge da Berlino per ricostruire un equilibrio psico-fisico minato dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. L'onda lunga del Terzo Reich comunque non lo risparmierà, destinando alcune delle sue opere a un pubblico ludibrio itinerante chiamato ‘Entartete Kunst’ (Mostra d'arte degenerata). ‘Ernst Ludwig Kirchner e la grandiosità della montagna’ è mostra focalizzata sulla produzione di Kirchner durante il suo soggiorno nelle Alpi svizzere. «Porta a Davos la sua esperienza berlinese, riadattando quelle tematiche», spiega Carla Burani, in nome e per conto del locale Kirchner Museum. «Il Kirchner urbano lascia spazio alla natura e ai corpi immersi in essa, per riscoprire quella connessione con se stessi che è propria dell'espressionismo». Quello che Burani definisce «ritorno all'essenziale» è documentato a Lugano – insieme ai dipinti – nella totalità delle tecniche utilizzate in vita, e dunque gessetto, carboncino, acquaforte, matite, litografie, xilografie, incisioni, complesso non meno incisivo nel percorso che dai pastori a piano terra si estende a tutto il resto, un paio di rampe di scale più in alto.


Ernst Ludwig Kirchner Laufender: Hirt und Herde, ca. 1928 (Pastore che corre e gregge). Matita su carta 37 x 48 cm (Kirchner Museum Davos, donazione Roman Norbert e Rosemarie Ketterer 1990. Foto: Stefan Bösch)

Documento sociale

Il ‘Gregge di capre che torna a casa’, si diceva. L'opera ad aggiungersi alla collezione di espressionismo tedesco coltivata da Gabriele e Anna Braglia a partire dagli anni Novanta. Si affianca alle 66 opere di 14 artisti, fra i quali Paul Klee, Emil Nolde, Marianne von Werefkin e August Macke. Ma per Gabriele Braglia, «il valore di questa mostra non è soltanto la qualità artistica di quanto esposto, ma anche il suo insegnamento a livello sociale. La montagna raccontata da Kirchner è una riflessione sulla vita dell'inizio del secolo scorso. Spesso dimentichiamo che solo cent'anni da il mondo era un posto difficile». Ma per il collezionista – «Animale particolare che si lascia trasportare dalle emozioni», così si autodefinisce il padrone di casa – le Alpi ritratte dal pittore sono anche «il patrimonio del cuore, per me e per mia moglie Anna». Un estratto di quel patrimonio sta al primo piano in uno spazio intimo e raccolto, l'attigua biblioteca, che ospita venti fotografie sul tema della montagna scattate dallo stesso Braglia. L'occhio cade subito su ‘Anna e l'ombrello rosso’, uno scatto che ritrae la moglie, scomparsa nel 2015. 


Ernst Ludwig Kirchner: Mondaufgang auf der Stafelalp, 1917 (Luna che sorge sulla Stafelalp). Olio su tela 80 x 90 cm (Kirchner Museum Davos, prestito Rosemarie Ketterer Stiftung)

Quotidianità

«È il frutto di un anno e mezzo di lavoro, un tempo che forse non è sufficiente per muoversi all'interno dell'intera opera di Kirchner», spiega Gaia Regazzoni Jæggli, direttrice artistica della Fondazione Gabriele e Anna Braglia. «Ma un tempo reso fruttuoso dalla grande disponibilità del Kirchner Museum Davos e della famiglia Henze-Ketterer». Il tema della montagna, ritagliato dalla Fondazione all'interno di un'altra montagna, la ricca produzione di Kirchner, è la volontà di dare «una visione internazionale di una realtà legata profondamente alla Svizzera e a questo cantone non di meno». Concepita a partire dall'autunno del 2019, attesa per lo scorso settembre e rinviata per ovvi motivi, la grandiosità si ammira ora «grazie anche alla disponibilità dei prestatori, che hanno accettato la nostra necessità di posticipare». Disponibilità non comune, visto che «opere come quelle esposte sono inserite in un complesso lavoro di programmazione internazionale che ha tempi prestabiliti, assai difficilmente prorogabili».

Bozzetti, lavori preparatori e schizzi, di ‘Ernst Ludwig Kirchner e la grandiosità della montagna’, hanno un fascino particolare. A piano terra, una teca ‘floreale’ accoglie un estratto di quel ‘dietro le quinte’, riportandoci l'attitudine di Kirchner che ritrae quotidianamente la ‘sua’ montagna e la propria vita: «Sono due dei 161 taccuini di schizzi custoditi a Davos. Molti di essi sono stati privati di alcune pagine, oggetto di vendita singola». Poco sopra, uno dei cinque album fotografici riportanti gli scatti delle opere dell'artista: «Kirchner era metodico, attento. Gli album erano un'occasione di promozione personale». Giunta fino a noi.


Ernst Ludwig Kirchner: Skizzenbuch 089, fol. 57 (Quaderno di schizzi, 089, p. 57, 1922). Taccuino in tela cerata con 2 graffette metalliche 21.7 x 17.4 cm (Kirchner Museum Davos, donazione del Lascito Ernst Ludwig Kirchner 1990)

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