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09.12.22 - 19:53
Aggiornamento: 20:40

Previdenza, ‘scendiamo in piazza contro la tattica del salame’

‘E perché la fetta è ampia ma la torta inconsistente’. La Rete a difesa delle pensioni lancia la seconda mobilitazione per opporsi ‘ai tagli alle rendite’

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Ti-Press

«Ci è stato detto che si intende proporre una diminuzione del tasso di conversione per il 2024 e poi fermarsi e aspettare, ma a noi viene il forte sospetto che una volta tagliata la prima fetta si andrà avanti». È con la metafora della "tattica del salame" – da contrastare – che la Rete per la difesa delle pensioni (ErreDiPi) ha motivato in conferenza stampa l’organizzazione di una nuova giornata di mobilitazione prevista per mercoledì 14 dicembre. Mobilitazione che fa seguito a quella del 28 settembre scorso che ha visto scendere in piazza a Bellinzona 3’500 persone per protestare contro la risoluzione del Cda dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino (Ipct) – la cassa pensioni dei dipendenti dello Stato – di ridurre dal 6,17 al 5% il tasso di conversione, cioè quella percentuale che al momento di andare in pensione trasforma il capitale accumulato negli anni in una rendita annuale, a tappe graduali su più anni a partire dal gennaio 2024. Questo per rimediare all’insufficiente grado di copertura della cassa, ma con la conseguenza di una contrazione delle rendite pensionistiche stimabile attorno al 20-22%.

‘La politica sta tergiversando per superare la scadenza elettorale’

Nei due mesi e mezzo intercorsi dalla prima manifestazioni l’ErreDiPi ha sollecitato e ottenuto un incontro con i rappresentanti del personale che siedono nel Consiglio di amministrazione dell’Ipct e la metafora del salame ha proprio a che fare con le decisioni prese in seno all’organo gestionale, ha spiegato Alessandro Frigeri, docente liceale che fa parte della Rete nata quest’estate: «I rappresentanti del personale hanno rifiutato la nostra richiesta volta a congelare momentaneamente la riduzione del tasso di conversione finché non saranno trovate delle garanzie sulle misure di compensazione. In accordo con il resto del Cda hanno invece unicamente dichiarato che si limiteranno per il momento a prendere una decisione concreta sulla diminuzione del tasso di conversione solo per il 2024». Dichiarazione insoddisfacente agli occhi della ErreDiPi, la quale lamenta anche la mancanza di comunicazioni precise circa le intenzioni del governo. Secondo Frigeri «è evidente che la politica sta tergiversando per superare la scadenza elettorale in modo da non rendere conto alla popolazione, tra cui i 17mila affiliati alla cassa, delle reali intenzioni».

Il timore è che con questa promessa «si voglia solo smorzare la pressione della ErerDiPi per poi procedere a tagliare anche nel 2025, e via di seguito, col rischio che del "salame" resti ben poco», ha valutato Enrico Quaresmini, anche lui docente liceale e portavoce della Rete, richiamando tre aspetti per cui il taglio prospettato rimane "ingiusto, indiscriminato e massiccio": «Come assicurati già da tempo paghiamo uno scotto molto grande per la sottocapitalizzazione della cassa di cui non abbiamo colpa», ha lamentato: «Innanzitutto nel 2012 abbiamo già perso il 20% delle nostre rendite pensionistiche con il passaggio dal primato delle prestazioni al primato dei contributi. Quindi in 15 anni arriveremmo a un -40%». In secondo luogo, «in quell’occasione ci è stato promesso un tasso di interesse annuo a regime del 3% che però è rimasto fermo al palo all’1%. Inoltre – e siamo al terzo punto – già ora versiamo un contributo di risanamento alla cassa pensioni pari all’1% del salario assicurato che peraltro va perso se si cambia cassa». In soldoni significa che «se si versano 600 franchi al mese per la Lpp (Legge federale sulla previdenza professionale), 550 vanno sul conto personale dell’assicurato, mentre 50 finiscono nel calderone del risanamento».

‘Misure di compensazione chiare prima di appiattire ulteriormente le rendite’

Con una seconda immagine gastronomica Quaresmini ha spiegato che «la nostra torta non lievita. Perché il 10% della farina che versiamo esce dalla ciotola (1% contributo di risanamento) e perché si mette pochissimo lievito (1% di tasso di interesse annuo). Per questo non si può criticare l’ampiezza della fetta, che è effettivamente un pochino grande, omettendo di parlare dell’inconsistenza della torta. Focalizzarsi solo sul tasso di conversione artificialmente alto, come ci viene rimproverato, senza ricordare che il nostro capitale è scandalosamente basso per quello che paghiamo, non è corretto. Quindi scenderemo nuovamente in piazza con grinta chiedendo che prima di appiattire ulteriormente le nostre rendite ci siano delle misure di compensazione chiare».

L’appuntamento principale di mercoledì è per le 17.30 davanti a Palazzo delle Orsoline, dove il Gran Consiglio sarà riunito in sessione. «È il momento di affrontare di petto il tema della sottocapitalizzazione della cassa la cui responsabilità è del datore di lavoro, quindi nel nostro caso del Cantone», ha detto Frigeri. «Da una parte con la nuova legge sull’Ipct il Cantone ha deciso di permettere al Cda della cassa di stabilire solo le prestazioni previdenziali, ma di tenere nelle mani del parlamento il finanziamento», ha specificato Quaresmini, aggiungendo che il Cantone ha inoltre scelto di dotarsi di una cassa pensioni cantonale a capitalizzazione parziale «perché costa meno. Ma la cassa deve disporre di un piano che porti a un equilibrio finanziario e lo Stato deve fornire delle garanzie. Questo non lo dice la ErreDiPi, ma la Lpp». Dunque «chiediamo semplicemente che i politici siano all’altezza del compito che si sono ritagliati». Gli ha fatto eco Frigeri portando l’esempio di sette Cantoni che hanno avuto un problema simile «e responsabilmente sono intervenuti immettendo nuovo capitale. In particolare Ginevra che, nonostante un numero di abitanti inferiore al Ticino, ha deciso di mettere quasi 5 miliardi nella cassa pensioni».

«Il nostro invito ad affiliati e simpatizzanti è di partecipare» ha esortato Samanta Cudazzo, dipendente dell’Amministrazione cantonale e anche lei appartenente alla ErreDiPi. Rete che nel frattempo ha cercato di mantenere la presenza sul territorio con incontri e passeggiate dimostrative. Per la giornata del 14 dicembre sono state ideate delle piccole azioni nelle varie sedi scolastiche e negli uffici, tra cui quella denominata ‘Un caffè a testa e della torta... quel che resta’ legato a una sfida fotografica su Instagram, mentre al Liceo Lugano 1 è prevista una dimostrazione artistica dal titolo ‘La scuola: un valore, non una spesa’.

Vitta: ‘Siamo alle battute iniziali, prematuro indicare la strada che si intende percorrere’

E per quanto riguarda le misure volte a compensare la riduzione del tasso di conversione, sono iniziate le trattative tra sindacati e Consiglio di Stato, con la partecipazione, ricorda il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta, dell’Ipct «per quel che attiene agli aspetti tecnici e per avere una visione d’insieme». La discussione «è cominciata», rileva il consigliere di Stato, interpellato dalla ‘Regione’: «Il tema è stato affrontato per la prima volta in un incontro tenutosi a novembre: siamo dunque alle battute iniziali, ed è veramente prematuro indicare la strada che si intende percorrere, ovvero i provvedimenti che si intendono portare avanti». Secondo Vitta, «tra aprile e maggio prossimi, al più tardi, dovremmo aver trovato, perlomeno così spero, un accordo sia sulle misure di competenza dell’Istituto di previdenza sia su quelle che richiedono un iter politico e quindi l’approvazione del Gran Consiglio per essere implementate: misure queste che verranno proposte dal governo tramite messaggio». La Lega, come noto, ha già detto no a qualsiasi forma di compensazione, minacciando il lancio del referendum contro eventuali decisioni in tal senso del parlamento. «Intanto mi auguro che si possa trovare un’intesa al tavolo tecnico delle trattative in corso», afferma Vitta, ricordando che il dossier «non riguarda solo i funzionari del Cantone: all’Ipct sono infatti affiliati, tra gli altri, un buon numero di Comuni e di enti parastatali».

Emendamento Mps: ‘Per un aumento dei contributi Ipct del datore di lavoro’

Nella seduta di settimana prossima del Gran Consiglio uno degli argomenti di peso sarà il Preventivo 2023 del Cantone. Fra le proposte di emendamento avanzate dall’Mps una riguarda la previdenza dei funzionari: Matteo Pronzini, Simona Arigoni Zürcher e Angelica Lepori chiedono "un aumento dei contributi Ipct del datore di lavoro e un aumento dei contributi del datore di lavoro per il supplemento sostitutivo Avs". Da qui la proposta di incrementare la spesa per il personale di "40 milioni".

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