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02.12.22 - 05:30
Aggiornamento: 14:31

Livelli, Speziali chiude la porta: ‘Il Decs ritiri il messaggio’

Il presidente del Plr sull’ultima proposta di superamento dei corsi A e B alla scuola media: ‘Deludente e inconsistente, da noi troppo ottimismo iniziale’

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‘Per ora sperimentazione fa rima con approssimazione’

«Il Decs ritiri questo messaggio deludente e articoli meglio aspetti che sono fondamentali per riformare la scuola media. Gli approfondimenti richiesti e le audizioni in commissione non ci hanno soddisfatti. E per ora, sperimentazione fa rima solo con approssimazione». Il Plr non ci sta più e a colloquio con ‘laRegione’ il presidente cantonale Alessandro Speziali chiude la porta al progetto di superamento dei livelli alla scuola media – con la codocenza e gruppi ridotti in matematica e tedesco e nota finale unica a fine anno – presentato dal Consiglio di Stato a fine ottobre.

Una porta che però era stata aperta da voi stessi. Cosa è successo nel frattempo?

Lo ammetto, ero partito con fiducia. Forse troppa, come alcuni mi hanno rimproverato, ma penso che fosse giusto così. Poi settimana dopo settimana, a seguito della presentazione del modello, ci siamo accorti che non è proprio il progetto dal basso che hanno così sbandierato. Ma al di là di questo aspetto, i miei crucci, e non solo miei, sono nel merito della proposta di riforma.

Sì, ma che a caldo sembrava soddisfarvi.

Già, ma questo messaggio è deludente e inconsistente. Spiace dirlo, soprattutto a me che, come lei ricorda, ero partito ottimista quest’estate. Cominciamo col dire che c’è un’ampia parte introduttiva di istoriato del percorso della Scuola media in Ticino, per poi spiegare nuovamente l’impostazione inclusivista dell’educazione. Ma i mantra ormai li conosciamo. Poi si passano in rassegna i vari atti parlamentari sul tema dei livelli: ecco, se davvero dobbiamo evaderli è lecito aspettarsi un messaggio solido, non dico confortante, ma almeno convincente. In molti siamo rimasti stupiti invece dall’assenza di contenuti pregnanti, che spiegassero, mica nei dettagli, le modalità, gli obiettivi e qualche esempio della codocenza, che è il fulcro della proposta. Si dice infatti che "la codocenza è l’aspetto centrale e innovativo del modello proposto", e più volte ripetemmo come fosse centrale affrontare questo aspetto. Ma gli si dedica un paio di paragrafi, un paio… Tra l’altro siamo già arrivati dopo poche settimane all’evoluzione del concetto: da codocenza si è passati a "setting pedagogico". Ecco, questo per dire come siamo davanti a una nebbia che va diradata, a tutto vantaggio della prossima e necessaria sperimentazione. E penso anche a vantaggio di chi dovrà viverla e portarla avanti. Ovvero allievi e docenti.

Quindi di una sperimentazione a partire da settembre 2023 non se ne parla proprio?

Beh, questa primavera e questa estate più volte l’ho auspicato… ma ora ci stiamo accorgendo tutti, tra cui direttori e docenti, che questo orizzonte temporale è non solo inverosimile, ma anche inopportuno. Quindi il messaggio proposto dal Decs e dal governo è già superato nelle tempistiche e friabile nei contenuti. Penso occorra ritirarlo e articolarlo meglio, non nelle introduzioni inclusiviste, ma negli aspetti concreti e che guardino alla formazione dei giovani che si affacciano su un mondo sempre più complesso, dove l’orientamento è centrale.

Nei giorni scorsi Decs e Dfa hanno ribadito la penuria di docenti per matematica e tedesco, anche questo è un rischio?

A dire il vero è un dato di fatto, soprattutto per il tedesco. Al di là dell’oggettivo problema numerico, un rischio c’è: che nella necessità di rimediare alla penuria, l’asticella qualitativa dell’insegnamento si abbassi. Pochi osano dirlo, ma questo timore va intercettato perché sarebbe un grossissimo problema.

Nei suoi ragionamenti è entrata in linea di conto anche l’iniziativa popolare della Vpod che chiede di abolire i livelli ‘tout court’?

No. Il popolo ha tutto il diritto di votarla, anche se manca un modello d’insegnamento. Ma sappiamo bene come escono i gattini quando la gatta è frettolosa. Basta guardare il pasticcio sulle imposte di circolazione.

Adesso però si torna ai piedi della scala. Molti dicono di voler superare i livelli, ma il dossier resta fermo.

"Approfondire" è la parola d’ordine dopo che abbiamo scoperto che il perno della proposta per superare i livelli, ovvero la codocenza, è un sistema di insegnamento ancora molto vago. E non solo nella testa dei membri della commissione parlamentare ‘Formazione e cultura’. Quindi ora si tratta di approfondire un modello ancora poco esplorato. Non vogliamo sostituirci a docenti ed esperti, ci mancherebbe, ma penso che la commissione possa e debba perlomeno intravvedere con una certa nitidezza i contorni di una sperimentazione, e conoscerne le prossime tappe, nonché gli strumenti per misurarne i risultati. Una sperimentazione, specialmente nell’ambito della formazione, non può essere una cambiale in bianco. Penso che tutti, anche nella scuola, sentano di dover approfondire ancor prima di sperimentare, anche perché quanto sentito per ora in commissione… eh…

C’è anche gioco elettorale in questa vostra posizione?

È una questione di coerenza. Dal primo giorno diciamo che il sistema attuale dei livelli non funziona più. Ma dal primo giorno abbiamo anche sottolineato come non basti ‘abolire’, ma anche ‘superare’. E questo andando oltre al concetto del progetto "La scuola che verrà", perché franato al passaggio del voto popolare. Quindi, da parte nostra non è certamente un fuoco di sbarramento: è la voglia e la convinzione di superare i livelli con un progetto percorribile, concreto, chiaro, moderno e, perché no, anche innovativo e audace. E che docenti e direttori sentano nelle proprie corde quando entrano nelle aule.

Nel concreto?

Nel concreto non vogliamo replicare i problemi del passato, ma vogliamo diversificare i percorsi, a matematica e tedesco come un giorno anche in altre. E avvicinare il mondo della formazione professionale alle aule, perché là fuori, sul territorio, ci sono tante aziende formatrici che non vedono l’ora di incuriosire e formare giovani. Quindi, come scritto bene qualche giorno fa dal nostro deputato Aron Piezzi sul vostro giornale, parliamo di una "diversificazione" degli approcci, temi e insegnamenti. Un concetto aderente alla diversità dei ragazzi e delle ragazze, che è anche un elemento positivo che deve spingere la scuola a valorizzare, piuttosto che uniformare. La sfida è affascinante, tanto quanto urgente. Come quella di non smettere di lavorare per consolidare la nostra scuola ticinese. Con una visione chiara.

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