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30.10.22 - 21:22
Aggiornamento: 23:27

Imposte di circolazione, Caprara (Plr): ‘Dove si risparmia?’

Replica Dadò (Il Centro/Ppd): ‘Nell’amministrazione pubblica’. Durisch e Bourgoin (Ps e Verdi): ‘Ha vinto il semplicismo’. Le reazioni della politica

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Ti-Press

Dopo cinque anni e innumerevoli discussioni, alle urne l’ha spuntata l’iniziativa popolare ‘Per un’imposta di circolazione più giusta!’ che nel 2017 aveva raccolto 12mila firme. Il popolo ticinese ha dunque accolto favorevolmente la proposta del Centro/Ppd e sostenuta da Lega e Udc: 60,3% ‘sì’ contro 39,7% ‘no’. Esito che ha dunque reso ininfluente il controprogetto Ps-Verdi, che dal canto suo ha ottenuto il 43,1% di ‘sì’ contro il 56,9% di ‘no’. L’imposta di circolazione, tra le più alte in Svizzera, sarà dunque abbassata secondo una formula che prevede 120 franchi di tassa base a cui si aggiunge un importo legato alle emissioni di CO2, per un introito stimato dal governo di circa 91,5 milioni di franchi annui (ricalcolati rispetto agli 80 iniziali) dal 2024. Per il 2023 l’importo sarà inferiore vista la moratoria inerente ai vecchi veicoli targati prima del 2009. Nulla da fare per il controprogetto rossoverde che invece prevedeva un tetto di 96 milioni e, oltre alle emissioni di CO2, di considerare la massa a vuoto e la potenza del veicolo, oltreché di destinare 4 di questi milioni a sostegno dell’acquisto di abbonamenti Arcobaleno in favore dei beneficiari di sussidi di cassa malati. A titolo di paragone, nel 2021 sono stati incassati 106,5 milioni.

Grande è la soddisfazione che trapela dalle parole del promotore dell’iniziativa, il deputato del Centro/Ppd Marco Passalia, per il quale «non è però la vittoria del nostro partito ma quella dei ticinesi perché abbiamo portato a termine una doppia promessa, quella di abbassare le imposte di circolazione a sostegno dei cittadini toccati dalla riduzione del potere di acquisto e quella di legarle a un concetto di transizione ecologica». Non c’è però il rischio che considerando solo le emissioni di CO2 si debba rivedere a breve la formula, dato che il parco veicoli è sempre più elettrico e potrebbero mancare i soldi per far fronte ai costi della manutenzione delle strade? «Se questo passaggio verso l’elettrico avvenisse in pochi anni, saremmo a maggior ragione felici visto che uno degli scopi è proprio quello di avere sempre più veicoli ecologici – rimarca Passalia –. Quanto alla formula, grazie a questa iniziativa il paramento ha la facoltà di modificare il calcolo dell’imposta quando necessario». In merito alle accuse da parte di sinistra e Plr di aver messo sul tavolo dati poco chiari e fuorvianti, Passalia risponde che si tratta di quelli ufficiali forniti alla Commissione della Gestione dal Consiglio di Stato. Governo a cui, evidenzia il deputato del Centro/Ppd, ora passa la palla: «Con una volontà popolare così netta, adesso l’esecutivo deve fare una proposta affinché questa iniziativa sia equa per tutti con la ridefinizione del calcolo inerente le emissioni di CO2». Il riferimento è ai cosiddetti cicli di omologazione applicati in modo diverso tra i veicoli immatricolati prima e dopo il 2020, quando è stato introdotto un sistema di misurazione più rigoroso con risultanze più alte per le auto nuove che però sono tendenzialmente meno inquinanti.

‘Una legge a obsolescenza programmata’

Dal canto suo Ivo Durisch, tra i fautori del testo poi diventato controprogetto, spiega che «il nostro obiettivo era di presentare un’alternativa migliore all’iniziativa, con una proposta che guardava al futuro e si adeguava meglio al cambio del parco veicoli e – cosa non da poco – era più equa dal punto di vista dell’uguaglianza sociale in quanto faceva pagare maggiormente le auto di lusso rispetto a quelle del ceto medio-basso. Siamo delusi che questi correttivi non siano passati perché per noi era importante privilegiare le fasce meno abbienti della popolazione che in questo periodo di inflazione sono quelle che soffrono di più». Ma come mai le vostre argomentazioni non hanno attecchito? «Da una parte va notato che gli iniziativisti hanno investito un mucchio di soldi con degli invii postali a tutti i fuochi, mentre noi abbiamo fatto una campagna molto più parca in linea con i tempi di ristrettezza che corrono – valuta Durisch –. Mentre rispetto ai dibattiti, in particolare l’Unione professionale svizzera dell’automobile ha mischiato le carte in tavola con cifre poco trasparenti e il governo non è intervenuto subito a far chiarezza, dunque il cittadino si è trovato un po’ spiazzato non sapendo quale fosse la posta in gioco e ha scelto il progetto più semplice».

Restando sul fronte dei promotori del controprogetto, Samantha Bourgoin (I Verdi) afferma che in primo luogo «noi volevamo permettere alla popolazione di esprimersi, ciò che senza il controprogetto non avrebbe potuto fare. Riteniamo anche che entrambe le proposte fossero un passo avanti nella buona direzione dal punto di vista ecologico, ma al contempo che per misurare l’ecologia dei trasporti non basti guardare se un veicolo è elettrico o meno». Col controprogetto, ribadisce Bourgoin, «volevamo dare un’alternativa. E visto il risultato non così schiacciante ottenuto dall’iniziativa, mi sembra che una certa riflessione sulla nostra proposta ci sia stata. Ne riparleremo presto visto che quella degli iniziativisti è una legge a obsolescenza programmata, come confermato dal consigliere di Stato Norman Gobbi».

‘Si è votato su un progetto non maturo’

Accanto ai rapporti commissionali sui due testi in votazione ce n’era un terzo elaborato dai liberali radicali stralciato però dal parlamento. Liberali che all’ultimo Comitato cantonale si erano espressi contro sia l’iniziativa che il controprogetto, pur sostenendo la necessità di abbassare questa imposta. Bixio Caprara, relatore del rapporto Plr, alla domanda se il dossier sarebbe dovuto tornare in commissione anziché andare al voto, risponde: «Di fatto il ritorno in parlamento avverrà a breve in quanto il Consiglio di Stato dovrà presentare un messaggio aggiuntivo per mettere a posto il calcolo del CO2 e definire i parametri della moratoria. La realtà dimostra dunque che si è votato su qualcosa che non era stato preparato in modo adeguato e non era maturo. Come abbiamo sempre detto c’è stata una forzatura nel presentare il rapporto di maggioranza già sottoscritto, ciò che non ha permesso determinati approfondimenti». Per Caprara l’esito del voto popolare è «ovviamente da accettare, ma ora ci deve essere finalmente un’azione proattiva da parte del Dipartimento istituzioni per sistemare le questioni pendenti. Ciò che avrebbe potuto fare anche prima». La proposta del Plr era simile a quella del governo, prevenendo oltre al computo delle emissioni anche quello della massa e un ammontare massimo del prelievo a 96 milioni. Ma secondo Caprara la soluzione migliore sarebbe comunque stata un’altra: «Nella morsa del tempo il nostro era il tentativo di trovare un compromesso tra la posizione del Consiglio di Stato e quella molto rigida degli iniziativisti. Oggi potremmo dire che sarebbe stato meglio un taglio del 15% dell’imposta in modo che tutti ne avrebbero approfittato in egual misura, e poi di dare il compito al governo di proporre una formula che tenesse conto del cambiamento in corso del mercato dell’auto». Critiche quindi sia per il controprogetto, giudicato dal deputato Plr «improponibile perché chiedeva una nuova spesa da destinare al trasporto pubblico», sia per l’iniziativa perché «in una situazione così critica per le finanze cantonali non si è mai detto dove si sarebbero dovuti andare a risparmiare i 25-30 milioni di riduzione che gli iniziativisti prospettano».

‘Qualche franco in più nelle tasche’

Domanda che abbiamo girato al presidente della Gestione nonché sostenitore dell’iniziativa, Fiorenzo Dadò (Il Centro/Ppd). Non sarebbe stato meglio ridurre le entrate per lo Stato con più cautela? «Sembra non sia mai il momento per aiutare i cittadini – lamenta Dadò –. La domanda si può porre in modo inverso: ora che abbiamo il rincaro dei premi di cassa malati, della benzina, delle ipoteche, del cibo, non è giunto il momento di risparmiare a livello di amministrazione pubblica e lasciare qualche franco in più nelle tasche dei cittadini? Secondo noi è questa la strada. Infatti abbiamo proposto in Commissione della Gestione un’analisi della spesa da parte di un ente esterno in modo che entro un anno si possano fare risparmi nell’amministrazione pubblica dove ci sono dei doppioni e degli esuberi». Quanto all’esito del voto Dadò commenta: «Se si considera che ci sono voluti cinque anni per riuscire finalmente ad abbassare le imposte di circolazione dei ticinesi che sono tra le più alte, la battaglia è stata lunga e impegnativa ma la soddisfazione è tanta. Siamo soddisfatti perché come Centro abbiamo raccolto le firme e abbiamo poi promossa l’iniziativa grazie anche a Lega e Udc, ma i veri vincitori sono i ticinesi». Ma non un po’ datata ora? «Assolutamente no, noi avremmo voluto applicarla subito, ma ci sono stati messi i bastoni tra le ruote. Però anche ora va nella direzione della politica di transizione ecologica della Confederazione. Se poi negli anni bisognerà adottare delle modifiche, ciò potrà essere fatto senza problemi. Come in tutti gli ambiti si tratta di stare al passo con l’evoluzione tecnologica».

Soddisfazione anche da parte dei democentristi per l’esito positivo dell’iniziativa "in quanto quest’ultima s’inseriva perfettamente nella linea dell’Udc volta a lasciare qualche franco in più ai cittadini, in particolare a quel ceto medio già gravemente salassato", si legge in una nota stampa. Il partito "si compiace del fatto che l’elettorato non si sia lasciato tentare dal controprogetto" che "nella fattispecie, non avrebbe portato a concreti benefici per i contribuenti". Sulla stessa onda la valutazione della Lega dei ticinesi, per cui si tratta di "un passo importante per aiutare il ceto medio ticinese. Le riduzioni dell’imposta di circolazione per le autovetture verranno attuate già nel 2023 e andranno nella stragrande maggioranza dei casi da circa 120 franchi fino anche a 350 franchi per veicolo".

Ora tocca fare altri calcoli

Nonostante il governo avesse proposto un messaggio con altri presupposti – per il calcolo si prevedeva oltre alle emissioni di CO2 anche la massa del veicolo e un tetto a 96 milioni, analogamente al Plr – per il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi «è positivo il fatto che al di là delle diverse proposte ci fosse la concordanza sulla volontà di ridurre il prelievo delle imposte di circolazione. Sono sicuramente soddisfatto perché si va in questa direzione anche se in maniera provvisoria dato che la formula dovrà cambiare in base all’evoluzione del parco veicoli». Un po’ di rammarico dunque c’è per il fatto che «il Gran Consiglio ha voluto andare avanti un po’ per conto suo non dando seguito ai nostri avvertimenti su alcuni aspetti, ma questo fa parte dell’autodeterminazione parlamentare, che è sovrana». Ora per il governo ci sono due nodi da sciogliere, in primo luogo quello dei cicli di omologazione: «Su questo aspetto stiamo lavorando e sottoporremo al governo un messaggio che completa quanto votato questa domenica dal popolo». C’è poi il nodo della moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009 che sarà «di un solo anno, perché è questo che ha votato il popolo», e che – ricorda Gobbi – è già in vigore da 13 anni. Ora dovremo capire come formularne la base di calcolo perché il nuovo pacchetto di legge entri in vigore dal primo gennaio 2023». Quanto alle critiche al Di sulla comunicazione, Gobbi le rispedisce al mittente dicendosi «sorpreso, perché abbiamo sempre dato seguito a tutte le richieste di informazione che ci pervenivano su gettito e base di calcolo, con le cifre confluite nel bollettino informativo».

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