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13.10.22 - 18:10
Aggiornamento: 20:03

Ps, Riget e Sirica: ‘Dalla minoranza un insensato fuoco amico’

La copresidenza replica alla ‘corrente’ interna: ‘Il mandato della conferenza cantonale è chiarissimo, non riconoscerlo è profondamente scorretto’

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‘Non vogliamo personalismi o protagonismi preelettorali’

Il clima in casa socialista si fa rovente. A un mese dal congresso del 13 novembre con cui il Ps ratificherà i suoi due nomi nella lista rossoverde per il Consiglio di Stato, Laura Riget e Fabrizio Sirica hanno scritto una lettera alla base socialista. Una lettera con alcuni passaggi che sono molto più di qualche puntualizzazione, ma autentici affondi. Con un bersaglio: la minoranza interna. Tradotto, anche se di nomi non ne vengono fatti, Amalia Mirante. Puntualizzazioni ritenute "dovute". Anche se "non risponderemo a eventuali continui attacchi al Ps, fatti da un insensato fuoco amico".

Con ordine. Riget e Sirica rivendicano di aver "lavorato quotidianamente a un’alleanza che deve essere la base su cui costruire il futuro dell’area progressista", ed è stato fatto "nel modo più democratico possibile". Al punto che "il dibattito della conferenza cantonale è stato molto partecipato (con oltre 200 partecipanti e costruttivo), e il mandato finale è stato chiarissimo". La creazione della lista ‘Socialisti e Verdi’ con la formula di due socialisti, due ecologisti e un esponente della società civile – ricorda la copresidenza – "è stata approvata con quasi il 90% dei consensi". Il fatto che i due nomi fossero uno d’esperienza e uno della Gioventù socialista "è stato accettato dal 75% della base". I due nomi, comunicati in seguito, sono quelli di Marina Carobbio e Yannick Demaria.

‘Dibattito sterile, dà un’immagine pessima del nostro partito’

Ciò detto si alza il tiro, "perché negli scorsi giorni si sono lette e sentite prese di posizione che non possono essere ignorate: questo sterile dibattito sui nomi, fatto sui media, dà un’immagine pessima del nostro partito". Sui nomi "ci confronteremo in maniera democratica e trasparente al congresso", ma Riget e Sirica aggiungono: "Siamo convinti che se si vuole bene al partito, si debba lavorare per l’unità e per elevare il dibattito al confronto politico senza cadere nei personalismi".

E siamo all’attacco. Perché c’è "un aspetto che non può essere ignorato". Vale a dire che "qualsiasi confronto dovrebbe partire da un assunto: la netta maggioranza di chi ha presenziato alla conferenza cantonale (che di fatto equivale a un congresso) si è espressa. Ora, che le stesse persone che hanno firmato per convocarla, poiché insoddisfatte dell’esito delle decisioni del comitato cantonale e delle trattative coi Verdi, rimettano tutto in discussione fingendo che quel dibattito non sia mai esistito e che la decisione presa non sia democratica, lo riteniamo profondamente scorretto".

È palese che il bersaglio delle critiche sia la minoranza interna che, con il vicepresidente Evaristo Roncelli, Matteo Muschietti e Lauro Degiorgi, in estate aveva promosso una raccolta firme per convocare la conferenza cantonale svoltasi a inizio settembre. E che ha contestato la linea della direzione e la scelta di puntare prima su solo due nomi, poi che questi fossero composti da una persona d’esperienza e un giovane.

‘In questi anni la presunta corrente moderata non si è mai palesata’

Finito? Proprio per niente. Perché oggetto delle critiche, soprattutto di Roncelli, vi era anche il fatto che Marina Carobbio e la Giso sarebbero vicine all’ala più massimalista del partito. Ebbene: "Dalla narrazione prodotta sembrerebbe che una maggioranza di estrema sinistra si sia impossessata del Partito socialista, mettendo a tacere la parte ‘socialdemocratica’ – scrivono i copresidenti –. Ogni iscritto al partito si rifà a un programma dichiaratamente nel solco della socialdemocrazia ed è membro del Partito socialista svizzero del quale siamo parte attiva, pertanto certe accuse appaiono poco corrette già solo da un punto di vista terminologico". E si sale a un ‘fortissimo’ quando Riget e Sirica scrivono come "da quando siamo in carica non c’è stato un solo tema all’interno del partito in cui la presunta ‘corrente’ più moderata si sia palesata. Eppure ne abbiamo fatta di politica! A partire dai comitati cantonali, che hanno preso posizione su tutti i temi in votazione senza mai vedere la presenza di animate discussioni sulla linea proposta". Ma "ancora più emblematico è il piano di rilancio post-Covid. Non un documento da poco, eppure non un solo emendamento, non una presa di posizione della ‘corrente’ moderata". Dunque, "o le distanze politiche non sono così abissali, o non si sta discutendo di politica ma di tifoseria. Probabilmente sono vere entrambe le ipotesi".

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