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12.10.22 - 17:52
Aggiornamento: 18:08

Il Ticino chiede più coraggio per... non perdere il treno

Il Consiglio di Stato alla Confederazione sul progetto Ferrovia 2050: ‘Servono più investimenti per realizzare (anche) tre opere a sud delle Alpi’

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A quando l’alta velocità fino a Chiasso?

«Alla Confederazione chiediamo di avere più coraggio negli investimenti. È contraddittorio dire che si vogliono portare più persone a muoversi con il treno e poi non si investe a sufficienza nelle infrastrutture». Così si è espresso il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, presentando la risposta del governo cantonale a "Ferrovia 2050", il programma di sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria svizzera promosso dal Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec). «Non è frequente che il Consiglio di Stato informi sull’esito di una consultazione federale, che teoricamente ha un peso relativo», ha spiegato Zali. «La situazione è però quasi paradossale: dobbiamo prendere posizione ora per evitare che fra 30 o 40 anni ci venga rinfacciato di non esserci fatti sentire, come recentemente successo con il collegamento AlpTransit fino a Chiasso». Il tema è infatti di quelli delicati. Già lo scorso mese di giugno – quando la Confederazione ha inviato la documentazione ai Cantoni – si erano levate voci critiche che lamentavano una scarsa attenzione alle necessità ticinesi. La presa di posizione, è stato rimarcato, dà quindi seguito alla volontà del Gran Consiglio, di altri enti e della popolazione di puntare in modo deciso al completamento di AlpTransit e allo sviluppo della ferrovia.

‘In Ticino tre grandi progetti che non possono aspettare’

Nel concreto si chiede a Berna di aumentare notevolmente il budget nazionale destinato agli investimenti. «La posizione ticinese è inequivocabile: servono 100 miliardi a livello nazionale per evitare di sovraccaricare la rete e per restare al passo con i tempi». Il governo auspica a sud delle Alpi la realizzazione – in tempi celeri – di tre importanti progetti: il completamenti di AlpTransit a sud (dal costo stimato di 7,1 miliardi di franchi), l’aggiramento del Gambarogno Gronda Ovest (4,5 miliardi) e la circonvallazione di Bellinzona (1,6 miliardi). «Queste tre opere non devono essere viste come in competizione tra loro. La nostra priorità? Che vengano realizzate tutte e tre». A questi si aggiungono tutta una serie di crediti per potenziare l’offerta delle corse e arrivare ad avere, ad esempio, collegamenti Tilo ogni 15 minuti. «Se vogliamo che l’offerta del trasporto ferroviario sia concorrenziale a quello privato su strada dobbiamo fare un cambio di paradigma e agire subito». Nella sua risposta alla consultazione il Consiglio di Stato ha infatti chiesto di accorciare le scadenze e non aspettare il messaggio federale 2030 per fissare le infrastrutture necessarie. «La visione d’insieme della Confederazione – ha puntualizzato Zali –, resta comunque condivisa».

‘Se non si interviene ci saranno colli di bottiglia’

Le preoccupazioni ticinesi si basano su uno studio che mostra come, tra pochi anni, si creerà un collo di bottiglia sull’asse Nord-Sud. «Al momento le infrastrutture sono ritenute sufficienti, ma in futuro ci sarà la necessità di deviare i treni merci su percorsi meno diretti. Una perdita di produttività» ha detto Martino Colombo, direttore della Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità. Il rischio è che la crescita dei transiti porti a conflitti tra il trasporto di merci e quello di passeggeri, mettendo a rischio l’affidabilità dei servizi. Le previsioni per il 2050 indicano che la domanda di mobilità pubblica è destinata ad aumentare del 45% per quanto riguarda le persone e del 89% per quanto riguarda le merci. «Il nostro obiettivo non è che tutte le merci in transito passino tutte dal Ticino, anche perché non hanno un ritorno economico sul territorio» ha spiegato Zali. «Puntiamo a una migliore mobilità per le persone e per il traffico merci interno. Dobbiamo evitare che i previsti aumenti di trasporti per il futuro si riversino sulla strada».

‘Treni più frequenti e un maggior numero di stazioni’

Durante l’incontro con i media il governo ha anche presentato come vorrebbe sviluppare l’offerta del trasporto ferroviario in Ticino. «La rete regionale va potenziata con una maggiore frequenza delle corse e più stazioni Tilo sul territorio. Bisogna anche adeguare ovunque le gallerie per treni a due piani», ha detto il presidente del Consiglio di Stato. «Un esempio è quello del Malcantone, dove l’infrastruttura al momento è sicuramente deficitaria con alcune tratte che hanno una sola rotaia». Il potenziamento lo si vuole anche per quanto riguarda i treni Intercity ed Eurocity. La richiesta ticinese è di avere ogni 30 minuti un treno che collega la Svizzera tedesca a Lugano e ogni ora un convoglio che prosegue fino a Milano.

Il Consiglio di Stato suggerisce tempistiche più brevi

«I tre progetti che abbiamo indicato come importanti per il Ticino hanno un costo notevole», ha ammesso Colombo. «Anche la progettazione ha quindi costi milionari. Per questo è importante poter partire subito, così da arrivare a sottoporre la richiesta di credito al parlamento federale per tempo». Si chiede quindi d’inserire nel messaggio federale 2023 che verrà allestito prossimamente un aumento dei collegamenti Eurocity e Intercity, il miglioramento del nodo di Lugano e i crediti per la progettazione della circonvallazione di Bellinzona e del Gambarogno. Per il messaggio 2026 si chiedono invece: crediti per nuove fermate Tilo, la realizzazione di aggiramento e circonvallazione, e la progettazione di AlpTransit a sud. Per la sua realizzazione, invece, l’orizzonte sperato è quello legato al messaggio federale 2030.

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