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10.10.22 - 15:39
Aggiornamento: 16:15

‘Non riesco più a immaginarmi nella posizione di vescovo’

Le motivazioni riportate da monsignor Lazzeri per le dimissioni e il primo discorso dell’amministratore apostolico Alain de Raemy

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L’addio del vescovo Valerio
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Una «rinuncia spontanea» quella del vescovo, avvenuta formalmente lo scorso giugno. Dopo le indiscrezioni che negli ultimi giorni si erano fatte via via più fitte oggi, lunedì, una conferenza stampa, convocata nella primissima mattinata per mezzogiorno, ha trasformato le insistenti ‘voci’ in conferma: "Il Santo Padre – riportava la breve nota rilasciata dalla Curia – ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Lugano presentata da sua eccellenza monsignor Valerio Lazzeri". Un addio immediato che ha portato il Papa a nominare amministratore apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis (con sede vacante e per ordine della Santa Sede)" Alain de Raemy, vescovo ausiliare a Losanna, Ginevra e Friburgo.

Teso e chiaramente provato in volto monsignor Lazzeri era affiancato dal nunzio in Svizzera Martin Krebs, dal vicario don Nicola Zanini e dall’addetto stampa Luca Montagner. Presente anche colui che sarà chiamato a traghettare la Diocesi luganese fino "alla presa di possesso canonico del successore da eleggere", come indicato dalla Congregazione per i vescovi, i cui tempi però sono ancora tutti da disegnare. Un incarico, quello a De Raemy, che "gli conferisce i diritti, le facoltà e gli uffici che, secondo le norme del diritto, spettano ai vescovi diocesani".

‘A tutti voi chiedo perdono’

«Non è facile per me prendere la parola – ha esordito monsignor Lazzeri –. Una folla di sentimenti contrastanti assedia il mio cuore. Sono consapevole delle conseguenze rilevanti, del peso e anche di un certo smarrimento che la decisione da me presa non mancherà di provocare in molte persone. A tutti chiedo da subito perdono. Vi posso solo dire che, in mezzo al subbuglio, il Signore mantiene in me un angolo di pace sufficiente per rivolgermi a voi in questo momento e tentare di farvi capire, senza indebite drammatizzazioni, ciò che sta accadendo».

Quasi una ‘confessione’ la sua, che ha riportato sì i momenti belli («ho avuto incontri indimenticabili, ho ricevuto, in abbondanza e spesso, doni inattesi») ma soprattutto i momenti bui: «Negli ultimi due anni, è andata crescendo dentro di me – sono le parole del vescovo Valerio – una fatica interiore, che mi ha progressivamente tolto lo slancio e la serenità, richiesti per guidare in maniera adeguata la Chiesa che è a Lugano. Con il passare degli anni gli aspetti pubblici di rappresentanza, di governo istituzionale e di gestione finanziaria e amministrativa, che sono sempre stati lontani da tutto ciò che le inclinazioni naturali e il ministero mi avevano portato a coltivare in precedenza, sono diventati per me insostenibili. Molte volte la necessità di esercitare un’autorità, che non può fare a meno anche di strumenti giuridici e disciplinari per assicurare il bene comune, ha messo a dura prova la maniera per me più spontanea e connaturale di entrare in relazione con le persone».

‘Ora si apre per me una fase nuova’

Un disagio sempre più pressante e che ne ha minato le certezze: «Mi sono reso conto che lo sforzo e la continua tensione che ciò mi imponeva mi hanno portato interiormente sempre più lontano da quello che sono e, in parte, anche da quello che continuo a ritenere essere il mio vero compito di pastore e di padre. Ve lo dico a cuore aperto: non riesco più a immaginarmi nella posizione che finora ho cercato sinceramente e con tutto il cuore di fare mia; non riesco più a vedere un modo di interpretare e di vivere la missione di vescovo di Lugano autentico e sostenibile per me e, di conseguenza, veramente proficuo per tutti».

Per questo, dopo quello che Lazzeri ha definito «un lungo discernimento, tenuto conto di quanto previsto al numero 4 delle "Disposizioni sulla rinuncia dei vescovi diocesani", approvate da papa Francesco il 3 novembre 2014», ha ritenuto «necessario, per il maggior bene della Diocesi e di tutti, rimettere nelle mani del Santo Padre il mandato da lui conferitomi a suo tempo, perché possa essere affidato a chi lo potrà svolgere con tutta la saldezza, la santità e la dedizione richieste». Un nuovo corso, non facile, come tutti gli strappi: «Addolorato per tutto il disagio, la delusione, la sofferenza, che potranno scaturire da questo mio passo, ma anche sereno e convinto davanti al Signore di non potere in coscienza agire diversamente. Vi chiedo di continuare a pregare per me. Io lo farò più che mai per voi, per la nostra amata Chiesa, per il nostro Ticino e per il nostro Paese. In me, davvero, non c’è ombra di amarezza verso nessuno. Solo affetto e tenerezza per ogni volto e per ogni nome, anche verso coloro a cui, per i miei limiti, non sono riuscito a far capire quanto ho sempre voluto loro bene. Ora, si apre per me una fase nuova, che vorrei in un primo tempo dedicare alla riflessione, al silenzio e alla ricerca orante, nella disponibilità a lasciarmi indicare dal Signore la modalità con cui, con tutto quello che sono, potrò continuare a servire il Vangelo e la Chiesa».

Infine un messaggio al clero: «Riconosco che con la decisione di oggi potrete avere la sensazione di un legame che si interrompe. Non è così. Vi voglio assicurare che da parte mia il vincolo che mi unisce per sempre a voi diventerà ancora più saldo, perché sarà coltivato e custodito principalmente in Dio. In Lui vi porto e vi abbraccio. Da Lui invoco la benedizione, che sola può guarire le ferite, consolare i cuori, risollevarci da ogni stanchezza, far vivere e rigenerare i nostri cammini in Gesù e Maria, dolce Madre».


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Il vescovo ‘ad interim’ Alain de Raemy

L’amministratore apostolico: ‘È a Lugano la mia casa’

Ha parlato, dunque, già di «nostra Diocesi» monsignor Alain de Raemy, colui che ne assumerà le veci «cercando – ha sottolineato – di fare in modo che il termine "vacante" non rimanga sinonimo di "vuoto". Riguardo a me, voglio essere semplicemente qui con voi tutte e tutti. Per questo, ho deciso di risiedere da subito a Lugano e non più a Friburgo: è qui la mia casa. E lo dico in quel senso più ampio che abbraccia tutta la Diocesi: sono qui, in questa terra, e voglio essere con voi fino in fondo alla valle più lontana. Da oggi vorrei imparare a conoscere tutte le nostre realtà. Tutte! Sono qui per ascoltare, capire, aiutare a far risuonare un’armonia musicale dovuta proprio alla diversità degli strumenti. In modo che così si possa arrivare alla scelta di quel "capotavola" ideale che sappia valorizzare i molti carismi».

Gli interrogativi

Poi la parola è passata ai giornalisti. Ma se le dimissioni erano lì da un paio di anni qual è stata la causa scatenante, monsignor Lazzeri? «Queste decisioni arrivano dopo un percorso interiore, molto personale e legato a quello che nel profondo della coscienza uno elabora. È chiaro che gli avvenimenti della vita sono tanti e comportano anche altre situazioni che ti aiutano a leggere meglio la tua vita. Posso smentire che la decisione vera e propria sia arrivata due anni fa. È invece solo nell’ultimo anno che io ho cominciato questo percorso di discernimento che è maturato nel mese di giugno e che ha portato a queste conseguenze. L’Assemblea dei preti, per chi me lo chiede (avvenuta lo scorso agosto, ndr), non c’entra nulla, ma anzi è qualcosa che io ho auspicato e desiderato. Non c’è alcuna ragione di collegare le due cose».

Forse i vari scandali che hanno visto sacerdoti della Diocesi luganese protagonisti? «Chi mi conosce sa che non sono indifferente a nulla di quello che capita, tanto meno di quello che capita nell’ambito della Chiesa che mi è stata affidata. Tutto concorre a riflettere, a pensare al proprio ruolo e può portare a un carico di fatiche. Però, ripeto, sono cose che possono succedere e non portare a questa decisione. Se sono arrivato a questa decisione è perché ho fatto un mio percorso personale, non sono i fatti stessi che producono la decisione. C’è una persona che li vive e ci sono tante situazioni, tanti elementi che uno raccoglie e trae le conseguenze». Se dovesse tornare indietro, gestirebbe diversamente i casi di scandalo che hanno coinvolto dei preti? «Credo di aver sempre fatto quello che in coscienza e scienza potevo fare in quel momento. Non sono mai tornato su queste cose. E credo sinceramente di non aver mai fatto niente per ostruire la comunicazione nei limiti delle possibilità che avevo in quel momento. Su questo non ho nulla da rimproverarmi. Anche se a volte quello che possiamo dire non è sempre la comunicazione che si vorrebbe ricevere».

In questa difficoltà sempre più pressante nel gestire la Diocesi ci sono responsabilità da attribuire alla gestione stessa e alla struttura della Curia? «È sempre difficile trarre delle considerazioni generali da quello che uno vive personalmente. Non sono in grado di trarre delle indicazioni. Non do la colpa a nessuno. D’altra parte è evidente che il ruolo del vescovo è impegnativo, soprattutto in questo nostro tempo complesso di cambiamenti in atto a ogni livello nella società e nella Chiesa. Ciò che rende il servizio episcopale particolarmente impegnativo. Io non lo so se si potrà cambiare qualcosa. Ho semplicemente risposto alla situazione concreta in cui mi trovavo e l’ho fatto nella maniera più onesta possibile».

La Chiesa di papa Francesco del resto è cambiata moltissimo... «Non è facile da nessuna parte realizzare un obiettivo e una prospettiva come quella aperta da Bergoglio, che è una prospettiva che lui stesso definisce "aprire un percorso" più che "raggiungere un obiettivo". Quello che è cominciato qui in Diocesi è anche a seguito degli stimoli di papa Francesco, che ho cercato di tradurre. È un processo che è in atto e che non dura un giorno o un anno. Ma non credo che sia per questa fatica che si arriva oggi a questa decisione. Quello è un cammino di Chiesa che comporta un processo lento e impegnativo».

Cosa farà in futuro? «Ho chiesto un tempo di riflessione, di preghiera, di discernimento e anche di ripresa delle mie passioni di studio. Sceglierò un contesto dove questo è possibile, senza intralciare il cammino della Diocesi. Non scappo dal Ticino, non rompo i legami con il cantone, ma da questo punto in avanti la mia presenza diventerà particolarmente discreta e riservata».

Ha parlato di «sorpresa», l’amministratore apostolico designato, monsignor Alain de Raemy: «Sì, è stata una sorpresa, prima di tutto per me. Il nunzio mi ha chiamato qualche settimana fa con una comunicazione e una richiesta. Mi ha informato della rinuncia di Valerio e mi ha detto che il Santo Padre chiedeva a me di essere amministratore apostolico. Rimango vescovo ausiliare della Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, ma non farò più niente lì, assumerò i miei compiti a livello nazionale e a livello romando. Ma a livello della Diocesi non farò più niente. Altri prenderanno questo in mano».

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