laRegione
30.09.22 - 18:07
Aggiornamento: 18:42

‘Serve una lista forte’, Mirante critica la direzione Ps

Per l’esponente socialista la proposta di lista che la direzione presenterà al Congresso del 13 novembre si basa su un ragionamento ‘fallace a azzardato’

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Ti-Press
La direzione del Ps ticinese e la Giso hanno deciso di rinviare il dibattito a metà novembre

"I socialisti devono produrre una lista forte e competitiva al proprio interno, che possa permettere un vero confronto e offrire a elettori ed elettrici una vera scelta". Questa l’opinione di Amalia Mirante – espressa attraverso una lettera inviata a tutti i media – sulle due candidature del Partito socialista per il Consiglio di Stato alle elezioni cantonali 2023. Parole che – in vista del Congresso elettorale del 13 novembre, quando la base del partito deciderà i due nomi per la lista unica con i Verdi – mettono in discussione l’ipotesi della "candidatura d’esperienza" accompagnata da una "candidatura di rinnovamento".

Direzione e Giso rinviano la discussione a novembre

Una via, quest’ultima, indicata dalla direzione del Ps e dalla Commissione elettorale del partito presieduta da Roberto Malacrida, che ha proposto l’attuale consigliera agli Stati Marina Carobbio e il rappresentante della Gioventù Socialista (Giso) Yannick Demaria. "La direzione del partito presenterà una proposta di lista basata su una premessa infondata e pericolosa", scrive Mirante. "Ovvero che il consigliere di Stato socialista non sarebbe in pericolo, quindi non avremmo bisogno di fare una lista competitiva perché uno lo faremmo comunque e due non li faremmo in ogni caso". Un ragionamento che la professoressa di economia alla Supsi definisce "fallace e azzardato". Interpellati da ‘laRegione’ la direzione del Partito socialista ticinese e la Giso hanno preferito non prendere posizione sulla questione, rinviando la discussione al Congresso di metà novembre.

‘Andando avanti così saremo sempre di meno’

Nella lettera Mirante critica anche le recenti scelte prese dal partito: "Se si andrà avanti in questa direzione, certo noi saremo sempre più ‘ideologicamente puri’ ma sempre meno numerosi". Questo perché "i dati smentiscono l’idea ingenuamente ottimista che ‘l’esprit du temps sarebbe favorevole alla sinistra rossoverde". Il riferimento è ai primi sondaggi nazionali in vista delle elezioni federali del prossimo anno che "danno Verdi e Ps in perdita. Un dato che possiamo anche ignorare. Non possiamo invece sorvolare sui risultati delle votazioni che abbiamo perso (comprese quelle recentissime). Questi mostrano che fatichiamo a farci capire e non riusciamo a convincere. Dall’allevamento intensivo all’Avs, dal decreto Morisoli a Frontex, dall’iniziativa 99% al pacchetto media, fino alla legittima difesa, stentiamo a far passare le nostre tesi e proposte". Quindi la stoccata ai ‘compagni’: "Avanti così saranno gli altri a modellare la società. Noi saremo corresponsabili di questa catastrofe nei confronti delle generazioni future, per aver scelto il consenso coatto propugnato da alcuni, rispetto al dialogo e alla creatività che potrebbero invece permetterci di mobilitare i cittadini e le cittadine e salvare un po’ di futuro per le generazioni che verranno".

‘Sono tempi difficili per la sinistra’

Tutto questo all’interno di un contesto internazionale che Mirante definisce difficile per la sinistra. "Chi pensa che sarà una passeggiata non sta prestando la sufficiente attenzione a quanto succede in Europa e in Svizzera. La vittoria di Meloni e alleati in Italia porterà a quello che sarà il governo più a destra del dopoguerra. Ciò giunge poche settimane dopo un’altra affermazione della destra, in Svezia". Il tutto, scrive l’esponente socialista, mentre la popolazione ticinese si trova confrontata con il rincaro energetico e l’aumento dei costi di cassa malati: "La crisi economica mette in difficoltà le ricette di tutti comprese quelle socialiste. La crisi energetica marginalizza le tesi verdi fatte proprie anche dal Ps", si legge nel testo. "L’inflazione galoppante minaccia il potere d’acquisto delle fasce popolari che si suppone dovrebbero votare per noi ma preferiscono altri. La fragilizzazione del lavoro ci sottrae il nostro classico referente sociale: il lavoro salariato, mentre non riusciamo a trovare modi di dialogare con i nuovi soggetti del lavoro". Un quadro che Mirante definisce "la tempesta perfetta".

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