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30.09.22 - 12:25
Aggiornamento: 14:19

Ticino Manufacturing lascia TiSin e si adegua al salario minimo

L’associazione annuncia di aver sciolto il contratto con il ‘sindacato’ e di aver ritirato il ricorso contro la decisione dell’Ispettorato del lavoro

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Ti-Press

Ticino Manufacturing si sgancia dal Sindacato Libero della Svizzera italiana (già noto come TiSin) e applicherà il salario minimo. Lo comunica la stessa associazione annunciando la risoluzione del contratto collettivo di lavoro con il sindacato e il ritiro del ricorso contro la decisione dell’Ispettorato del lavoro che riteneva tale Ccl non applicabile chiedendo l’adeguamento al salario minimo.

L’associazione ricorda che il Ccl stipulato con il Sindacato Libero della Svizzera italiana (ex TiSin) aveva l’obiettivo di "cercare un compromesso realistico che permettesse di tutelare il destino di aziende e collaboratori, in un contesto già molto difficile per l’attività imprenditoriale". Tuttavia, le aziende associate hanno deciso a partire da settembre 2022, di adeguarsi alla legge sul salario minimo, procedere con il pagamento degli arretrati, e risolvere il suddetto contratto collettivo in vigore in quanto "le tempistiche giudiziarie e l’incertezza sono state giudicati fattori non sostenibili per l’attività imprenditoriale".

La decisione di adeguamento, precisa Ticino Manufacturing, va a toccare una percentuale minore degli oltre 700 collaboratori delle aziende rappresentate. In particolare, i salari previsti dal Ccl sotto la soglia dello stipendio minimo interessano alcuni processi cosiddetti "ad alta incidenza di manodopera non qualificata", difficili da sostenere in Ticino con i costi previsti dalla nuova legge sul salario minimo.

Il presidente di Ticino Manufacturing, Costantino Delogu, chiarisce che: "Il Ccl stipulato con l’allora TiSin aveva l’obiettivo di trovare un compromesso che permettesse di arrivare, nell’arco di qualche anno, alle soglie indicate dalla nuova legge, dando alle aziende associate il tempo necessario per adeguarsi e non essere costrette a prendere decisioni che danneggiassero loro stesse, i collaboratori e la piazza economica ticinese". Tutti i membri di Ticino Manufacturing operano infatti a livello internazionale, competendo con Paesi, come l’Est Europa e la Germania, dove il costo del lavoro è significativamente più basso, in un contesto complessivo reso già molto complicato dal cambio Franco/Euro e dai costi dell’energia. A causa dell’adeguamento, alcune delle aziende hanno già messo in atto – o dovranno valutare – misure quali la riduzione o la delocalizzazione di quei processi direttamente interessati dalle nuove condizioni. Molte delle aziende di Ticino Manufacturing hanno una lunga storia di radicamento in Ticino e "faranno tutto il possibile per minimizzare l’impatto negativo delle decisioni future sul nostro cantone".

Ticino Manufacturing riconosce che" l’introduzione della legge sul salario minimo è una scelta politica legittima, ma che di fatto spinge le aziende a rinunciare al mantenimento di determinati posti di lavoro in Ticino. In tal senso, bisogna essere consapevoli che certe lavorazioni industriali, seppur meno complesse, sono funzionali ad altre a più alto valore aggiunto, remunerate con salari in linea o superiori a quello minimo. Sopprimere le prime rischia di danneggiare l’intera attività aziendale e l’indotto connesso".

L’Slsi per l’associazione di aziende "è stato un partner costruttivo con cui si è cercato di trovare una soluzione realistica a una situazione oggettivamente difficile" per le aziende associate. L’esistenza di un Ccl in deroga al minimo salariale era infatti un’alternativa prevista dalla legge e già adottata in diversi settori, con il benestare della controparte sindacale. Ticino Manufacturing ha dunque appreso "con sorpresa" che il Ccl stipulato non sia stato ritenuto applicabile. "Purtroppo, la nostra scelta, fatta nella convinzione di agire in un perimetro di legittimità e legalità, è stata strumentalizzata, arrecando danno alla reputazione delle aziende coinvolte", recita il comunicato.

"Il mancato riconoscimento del Ccl da parte dell’Ispettorato del lavoro ci porta verso la conclusione, di comune accordo, della relazione con l’Slsi e ci ha messo nelle condizioni di dover percorrere in autonomia una strada che possa garantire la sopravvivenza alle nostre aziende" conclude Delogu.

Leggi anche:

L’Ispettorato del lavoro sanziona l’‘operazione TiSin’

Salario minimo: ‘Quello è un Ccl salva industrie’

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