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28.09.22 - 07:30
Aggiornamento: 15:07

Orari, si va verso negozi più aperti

Chiusura posticipata e deroga per i commerci nelle località turistiche: la maggioranza commissionale con la proposta del Plr. Ma c’è aria di referendum

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"Maggiori margini di manovra e più libertà d’iniziativa per quanto riguarda il commercio al dettaglio". Finirà davanti al Gran Consiglio l’iniziativa parlamentare del gruppo Plr (primo firmatario Alessandro Speziali) che chiede di modificare la Legge sull’apertura dei negozi. La luce verde è arrivata dalla Commissione economia e lavoro, che ha elaborato due rapporti – uno di maggioranza e uno di minoranza – dopo aver ascoltato i pareri delle associazioni di categoria e dei sindacati. Tre le proposte contenute all’interno del testo firmato dal presidente del Plr cantonale: "concedere l’apertura delle attività fino alle 19", "aumentare da tre a quattro le domeniche all’anno durante le quali i lavoratori possono essere occupati nei negozi senza richiedere alcuna autorizzazione" e "aumentare le superfici da 200 a 400 metri quadri per quanto riguarda i negozi che hanno diritto alle deroghe di legge previste per le località turistiche".

‘Un atto dovuto ai piccoli commerci’

«È un atto dovuto, a favore dei piccoli commerci ticinesi che hanno vissuto un periodo piuttosto complicato a causa della pandemia. Si tratta di dare una boccata d’ossigeno a un settore, che è già iper regolamentato. Insomma, la gente deve pote lavorare», dice alla ‘Regione’ Andrea Censi, autore del rapporto di maggioranza che invita il parlamento ad accogliere integralmente la modifica. Il testo firmato dal deputato leghista afferma che "una maggiore flessibilità concessa a queste attività economiche sia negli interessi di tutti gli attori in gioco" suggerendo così di aumentare da tre a quattro le domeniche dove è concessa l’apertura generalizzata dei negozi. Modifica che "andrebbe ad allineare il Ticino alle disposizioni federali e a quanto avviene nella maggior parte dei cantoni". Questo perché "una limitazione delle domeniche di apertura non si giustifica più. Al contrario la vicinanza al territorio italiano che conosce aperture dei negozi estremamente liberali rafforza la necessità di concedere maggiori carte da giocare al settore". A questo si aggiunge anche: "la forzatura strutturale del franco forte" e "la concorrenza del commercio online".

‘Rifiutata la perizia giuridica sul caso’

Opinione opposta su tutti e tre i punti contenuti all’interno dell’iniziativa parlamentare – e da qui il rapporto di minoranza – quella del socialista Fabrizio Sirica. «L’allargamento della deroga anche per i negozi di 400 metri quadri è inattuabile a nostro avviso dal profilo legale», afferma il copresidente del partito socialista ticinese. «Non sono più solo i piccoli negozi che hanno beni di prima necessità per i turisti, si sta cercando di aggirare la Legge». Sirica fa sapere di avere proposto alla commissione una perizia giuridica «che però è stata rifiutata. Si sono voluti accelerare i tempi». A non andar giù al deputato è anche l’estensione dell’orario di apertura. «Un cambiamento che andrà a pesare sulle condizioni dei lavoratori, che sono già peggiorate negli ultimi anni. Inoltre sono misure che i piccoli commerci, con personale limitato o a conduzione familiare, fanno fatica a gestire. Va quindi solo a vantaggio delle grandi catene». Sulla modifica, se dovesse passare integralmente, non è da escludere la possibilità che verrà lanciato un referendum.

‘Non si vuole apertura domenicale generalizzata’

La maggioranza della commissione ha condiviso quindi il punto di vista di Federcommercio e Associazione dei grandi distributori ticinesi (Disti). Le due associazioni di categoria avevano salutato positivamente la modifica: "un punto di partenza nella giusta direzione per la sopravvivenza delle piccole e medie aziende attive nel commercio e degli impieghi loro legati". Il rapporto di minoranza ha invece dato maggior peso alle segnalazioni dei sindacati. L’Ocst ha sottolineato l’importanza "del tempo libero del personale di vendita" in riferimento all’estensione dell’orario di apertura. Unia ha invece recriminato "l’assurda richiesta di allargare il regime derogatorio ai grandi commerci" in riferimento all’estensione dai 200 ai 400 metri quadrati per i negozi in deroga turistica.

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