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07.09.22 - 22:45
Aggiornamento: 08.09.22 - 12:12

Lista rossoverde, la base del Ps plebiscita la direzione

La Conferenza cantonale socialista sostiene in modo schiacciante la ripartizione paritaria del numero di candidati con gli ecologisti

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«La linea ora è chiarissima, ora concentriamoci sui temi» commenta il copresidente Fabrizio Sirica. Sono le 22.20 quando termina lo spoglio. La base socialista, 270 i presenti, plebiscita la decisione della direzione e ora è ufficiale anche per quanto riguarda il Ps: la lista progressista per la corsa al Consiglio di Stato del prossimo 2 aprile vedrà due socialisti, due Verdi e un esponente della società civile. A deciderlo, con una sorta di plebiscito e complice il ritiro del punto più divisivo da parte dei tre mozionanti Roncelli, Muschietti e Degiorgi - quello dei tre nomi socialisti in lista - è stata la Conferenza cantonale riunita stasera al cinema Forum di Bellinzona.

È stato chiaro fin dal discorso introduttivo Sirica: «Stasera questa Conferenza non deciderà se avere due o tre nomi nella lista progressista, ma se questa lista progressista ci sarà o meno». Già, perché la posizione dei Verdi è quella da sempre: due nomi a testa, partner paritari. Ed è, sempre per Sirica, «un’alleanza già fatta, perché l’inscindibilità tra giustizia climatica e sociale è nei fatti nella base progressista: buttare a mare questo accordo con i Verdi per presunti interessi di partito sarebbe incomprensibile». E siamo al punto, cioè al perché stasera la conferenza cantonale si è riunita: «Le modalità danno più la sensazione di una lotta interna che un sano confronto di idee». L’affondo non tarda ad arrivare: «Non voglio alimentare diatribe, non voglio rispondere ad attacchi secondo cui alcuni membri della direzione siano più fedeli alla direzione dei Verdi che alla base socialista (come detto dal vicepresidente Evaristo Roncelli alla stampa ieri, ndr).

Togliamo queste insinuazioni e parliamo dei temi». Ma l’attacco ormai è partito, perché Sirica contesta anche un’altra delle tesi cardine dei tre mozionanti: «Ci si dirà che due candidature forti servono a rappresentare aree diverse del partito, ma siamo così sicuri siano aree distinte sui temi o sia una questione meramente personale? Sono sensibilità politiche così differenti o, ed è la mia risposta, sono legate a potere, nomi e un po’ al tifo? Non affidate a personalismi scelte strategiche per il nostro futuro».

Non fa nomi Sirica, ma il bersaglio è sulla schiena di Amalia Mirante quando stentoreo chiede, retoricamente, «di considerare l’impatto, il clima che creerebbe mettere un nome anche elettoralmente percepito forte ma che non è disposto a concepire come partner alla pari i Verdi».

Parlando di temi, la copresidente Laura Riget li snocciola: «Inflazione, crisi climatica e sociale, degrado del mondo del lavoro, le crescenti disuguaglianze meritano una risposta forte da una lista progressista consapevole di queste emergenze». Questo accordo coi Verdi è paritario, due nomi a testa. Dei quali, per il Ps, una candidatura forte e uno della Gioventù socialista. Fatto contestato dalla mozione di Roncelli, Muschietti e Degiorgi. Fatto difeso strenuamente da Riget: «La scelta di candidare un membro della Giso è una chiara proposta politica, di dare fiducia ai giovani non con un sostegno a parole ma dando loro spazio politico dove conta davvero». E ancora Sirica: «Giovane non vuol dire debole, giovane vuol dire di rinnovamento e nell’investimento sul medio lungo termine per il nostro partito».

Bertoli: ‘Adesso entusiasmo e unità’

Per Manuele Bertoli, che ha illustrato la strategia della Direzione e svelato che la lista per il governo si chiamerà "Socialisti e Verdi", c’è un «dato politico centrale» che sarebbe sfuggito ai più attenti osservatori della politica cantonale. «Se il prossimo aprile nella corsa per il Consiglio di Stato riuscissimo a cumulare con una lista unitaria i voti degli elettori socialisti e degli elettori dei Verdi, saremmo davanti al Ppd e non molto distanti dal Plr», sottolinea il ministro socialista, basandosi sui risultati delle ultime tre votazioni per il governi, nel presentare il documento elettorale messo a punto dalla Direzione. E quel risultato «possiamo farlo solo con i Verdi». Da qui l’alleanza con gli ecologisti. Una lista comune: due candidati del Ps, altrettanti dei Verdi e un rappresentante della società civile. Una formula «semplice, chiara, trasparente, che non si presta a malintesi, che si fonda sul reciproco riconoscimento», osserva il consigliere di Stato. Una lista Ps-Verdi: «La lista di coloro che si sentono socialisti e di coloro che si sentono ecologisti».

Nel suo intervento Bertoli spiega anche le ragioni per cui la Direzione propone per i due posti per il Ps nella lista unitaria una candidatura forte e una candidatura giovane, proveniente della Giso, la Gioventù socialista. «Oggi si propone un cambiamento, pensando al futuro. Quello dei giovani - continua il direttore del Dipartimento educazione cultura e sport - non è un tema da tirare fuori ogni tanto. Dare la possibilità a un giovane o a una giovane di candidarsi è l’espressione concreta dell’interesse che un partito ha per i suoi giovani. Non farlo - avverte Bertoli - per altre logiche sarebbe un peccato e auspico - aggiunge - che la Giso possa proporre al congresso più nomi». Altro tema: le liste di battaglia, formate solo da nomi forti. «Non sempre sono foriere di voti», rileva Bertoli. Che chiede per i prossimi mesi di campagna «unità ed entusiasmo per conseguire un risultato complessivo, socialisti e Verdi, importante per difendere e raggiungere quelli che sono gli interessi e gli obiettivi dell’area progressista. E niente lotta fratricida». E ancora: «Sono l’ottavo socialista in Consiglio di Stato e spero che venga eletto sempre un socialista. Se così sarà, dovrà essere anche il consigliere di Stato dei Verdi».

I mozionanti: ‘Ritiriamo la richiesta di avere tre nomi’

Non era un caso il fatto che martedì in conferenza stampa Matteo Muschietti, Evaristo Roncelli e Lauro Degiorgi - probabilmente fiutato il vento - avevano parlato più di due candidature forti che di tre nomi del Ps nella lista. È infatti lo stesso Muschietti, scatenando copiosi applausi, ad affermare che «non vogliamo assolutamente rifiutare un’alleanza coi Verdi, per questo motivo ritiriamo la richiesta di avere tre socialisti e due ecologisti nella lista». Finito? Eh no. Perché «non sono d’accordo con Manuele Bertoli», rimarca Muschietti. Perché, nel partito, «ci sono diversi pensieri, e tutti questi pensieri devono essere rappresentati nella lista per fare il pieno di voti e avere il massimo della partecipazione di compagne e compagni». Il Ps «deve essere un partito unito, non lo vogliamo scalfire». Per esclamare un granitico «Viva il socialismo!».

Dopo il "Venceremos!" di Muschietti, è il turno di Roncelli. L’espressione è serena, benché provata. Perché «sono stati mesi duri e pesanti, quando si appartiene a una direzione non è facile avere posizioni diverse dalla direzione stessa ma ci credo e non siamo qui per litigare né per spezzare il partito, ma per portare avanti un discorso diverso». Quale? Quello che parte dalla stretta attualità, ad esempio: «Un’azienda nel luganese ha appena detto che a causa dell’aumento del prezzo del gas, dovrà tornare a impiegare il gasolio per andare avanti con la sua attività». Ecco, ciò fa dire a Roncelli che «non mi metterò mai contro questa cosa se nei prossimi 2, 4, 6 mesi servirà a mantenere i posti di lavoro». Perché siamo sempre lì, «i posti di lavoro devono essere la priorità, ma c’è un’altra parte del Ps, e non si può negare, che ha priorità più vicine ai Verdi, una visione ecologica che non si basa sulla socialità ma su emissioni e numeri».

L’altro problema, rivendica Roncelli, «è che abbiamo un migliaio di iscritti e 15mila persone che votano la lista del Ps, dobbiamo dare loro maggiori possibilità di scelta». L’obiettivo, afferma ancora il vicepresidente socialista, «è far crescere il peso dell’area, ma per poterlo fare serve raggiungere il miglior risultato possibile. A differenza di quello che dice il ‘compagno Manuele’, le liste forti aiutano eccome: la dimostrazione è nei risultati di 2003 e 2007». Se sia il Ps sia i Verdi porteranno avanti due candidature forti, «lasciamo spazio a chi va a votare di decidere, non voglio che i nostri elettori si disaffezionino perché non si rispecchiano in quello che proponiamo». Sintetico a dir poco il terzo mozionante, Lauro Degiorgi: «Vogliamo una lista unitaria di successo».

Dopo i tre esponenti della minoranza interna, tocca al deputato Fabrizio Garbani Nerini illustrare il proprio emendamento: «Propongo che la quinta candidatura sia o di un progressista, o appannaggio di un giovane Ps o ecologista liberamente concordata dai giovani stessi». Per un buon risultato «servono tanti voti personali, quindi candidature forti. Serve una visione più di corto termine, rispetto a quella a medio lungo termine: se la sera del 2 aprile i numeri diranno che la lista unitaria non è andata visibilmente meglio dei risultati singoli di quattro anni fa qualcuno potrebbe dire che non ne è valsa la pena e ognun per sé. Non deve succedere».

Il dibattito e il sostegno alla copresidenza

A nome della Gioventù socialista, è Niccolò Mazzi Damotti a ricordare come «già mesi fa abbiamo espresso il nostro auspicio di essere integrati nella lista per il Consiglio di Stato. Non per un bisogno egoista di avere una quota giovane, ma per l’esigenza di un cambio di paradigma: crisi climatica, investimenti nella formazione e nella socialità invece che in inutili aerei da combattimento richiedono altre risposte. Noi ci siamo sempre opposti alla destra borghese». Un «pieno appoggio» ai copresidenti e alla Giso arrivano dalla Presidente del Gran Consiglio Gina La Mantia: «Sono molto fiera di loro. Mi ricordo cosa disse una giovane Pelin Kandemir Bordoli quando venne inserita nella lista per il governo: il partito non mi ha messo a fare le torte, ma mi ha dato responsabilità. Ecco, anche questi nostri giovani devono essere visibili nella lista perché loro sono il nostro futuro». Giovani al centro anche del discorso di Ilario Lodi: «Sosteniamo una candidatura dei giovani perché la riteniamo necessaria, in quanto quello che succede attorno a noi è talmente complesso che i giovani sono tra i pochissimi a interpretare quel che sta succedendo». Pieno sostegno alla direzione arriva anche dalla deputata Anna Biscossa: «Non è un’alleanza elettorale, ma di obiettivi: ha la finalità di proporre un profondo, radicale cambiamento». E ancora: «Intendiamoci: con questa alleanza formalizzata tiriamo su una bandiera importante per lottare e dare al Paese ciò di cui ha bisogno». Interviene anche la municipale di Lugano Cristina Zanini Barzaghi, auspicando che «venga proposta una lista con una maggioranza di giovani e di donne». A spiegare il senso della formula 2+2+1 è Ivo Durisch. «Due socialisti, perché uno dei temi a noi cari è la lotta alle disuguaglianze - afferma il capogruppo del Ps in Gran Consiglio -. Due Verdi, perché il tema caro agli ecologisti è la lotta ai cambiamenti climatici». E Amalia Mirante? Non parla, seduta, sorridente. Pensando già al Congresso.

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