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29.08.22 - 17:53

BancaStato, Cieslakiewicz: ‘Siamo felici di questi risultati’

Il presidente della Direzione generale dell’istituto commenta i dati del primo semestre ’22, spiegando i chiari ma pure gli scuri di questo primo bilancio

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Fabrizio Cieslakiewicz

«I risultati delle nostre attività bancarie tradizionali ci riempiono effettivamente di orgoglio». Commenta così il presidente della Direzione generale di BancaStato Fabrizio Cieslakiewicz i risultati del primo semestre 2022 pubblicati dall’Istituto stamattina. Anche se con tutta la cautela che il particolare momento economico – guerra, crisi energetica, costi materie prime alle stelle, inflazione – impone. E, a ‘laRegione’ spiega i chiari, ma anche gli scuri, di questo bilancio di metà anno.

Sono risultati che voi stessi definite "ottimi", riguardo alle vostre attività bancarie principali. Come può spiegarli? Da dove arrivano?

Nello specifico, i primi mesi del 2022 hanno visto crescere ulteriormente il risultato da operazioni su interessi, il quale, essendo principalmente legato ai crediti ipotecari, rappresenta la nostra storica fonte di ricavi. Anche il risultato da operazioni su commissione e da prestazioni di servizio ha conosciuto una progressione, così come il risultato da attività di negoziazione. I costi si mantengono sostanzialmente stabili e il risultato di esercizio supera i 34 milioni di franchi, consentendo anche di rimpolpare il livello dei fondi propri. Sono quindi risultati ottimi, che vanno anche interpretati in un contesto temporale più ampio siccome si inseriscono in un solco di crescita pluriennale determinata non solo dalle puntuali condizioni di mercato, ma anche dalle scelte strategiche volute e implementate dal Gruppo BancaStato, che ha lavorato intensamente per migliorare la sua efficienza e di conseguenza la sua redditività. Gli importanti sforzi compiuti in tal senso sono paganti.

Il volume dei crediti ipotecari vede ancora una crescita, con un aumento di 175 milioni di franchi. Possiamo dire che la voglia di casa dei ticinesi non ha subito le conseguenze della pandemia e le tensioni internazionali?

All’inizio della pandemia gli analisti erano incerti su come si sarebbe mosso il mercato immobiliare ticinese. La realtà ha poi mostrato forti crescite sia del numero sia del valore delle transazioni immobiliari al Sud delle Alpi. In Ticino, dunque, la voglia di "far casa" non è certo mancata, anzi! Dall’ultimo trimestre del 2021 si nota tuttavia una certa diminuzione della crescita del settore, i cui volumi – occorre precisare – rimangono sempre e comunque su alti livelli. Da allora il contesto per chi vuole acquistare un’abitazione è mutato: i tassi di interesse ipotecari sono risaliti dopo anni di movimenti laterali e i prezzi di determinate materie prime hanno conosciuto un netto rincaro. L’uscita dalla pandemia, le difficoltà funzionali della catena di approvvigionamento che ne sono seguite, il repentino innalzamento dell’inflazione e l’intervento delle Banche centrali per mitigarle, nonché lo scoppio del conflitto ucraino, sono stati fattori determinanti a creare l’attuale situazione: in questo senso, dunque, la pandemia e le tensioni internazionali hanno de facto un influsso anche nei confronti di chi, alle nostre latitudini, nutre il sogno di "far casa". Per quanto concerne BancaStato possiamo affermare che abbiamo notato un rallentamento marginale ma che continuiamo a constatare una crescita dei volumi.

Per contro, altri risultati ordinari vedono il segno meno, anche a causa delle tensioni internazionali. Quanto vi preoccupa, anche in ottica futura, questa situazione? E quanto rischia di ripercuotersi ancora di più nel settore bancario?

Contabilmente parlando gli "Altri risultati ordinari" includono diversi elementi di risultato, tra i quali le valutazioni del portafoglio titoli di proprietà del Gruppo. Le minusvalenze che vi compaiono sono figlie dell’andamento negativo dei listini borsistici, degli impatti della guerra in Ucraina e dell’aumento dei tassi di mercato delle principali divise mondiali. Parliamo di svalutazioni che non rappresentano perdite realizzate e che sono appunto legate a un particolarissimo contesto macroeconomico e geopolitico, i cui ulteriori impatti non sono per noi fonte di preoccupazione; il nostro modello di affari mostra come le attività tradizionali del Gruppo sappiano assorbire anche contingenze imprevedibili come quelle che hanno inciso sugli "Altri risultati ordinari".

Posto che è difficile in questo momento fare previsioni, ci sono dei punti fermi nella vostra azione e nella vostra strategia per ‘difendersi’ dalle tensioni anche del mercato borsistico?

Come ben lei dice, è estremamente arduo fare previsioni in un contesto così difficile e imprevedibile. Strategicamente parlando ogni investimento include una determinata quota di rischi di mercato; per quanto concerne i suoi investimenti, il Gruppo ha un approccio e un posizionamento impostato alla prudenza e concepito sul lungo termine. Avendo appunto una strategia di investimento di lungo corso è possibile mitigare meglio gli impatti negativi dovuti ai momenti contingenti come quelli attuali.

La guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia hanno portato anche a dei problemi riguardo alle materie prime che ormai tutti conosciamo. Presentando i risultati del 2021 ci rispose che non avevate riscontrato criticità nel portafoglio creditizio, con poche aziende attive nel commercio di gas ed energia elettrica. Conferma questa analisi o la situazione è cambiata?

Confermo che ancora attualmente il nostro portafoglio creditizio non presenta criticità. Tuttavia, qualora la situazione congiunturale non dovesse migliorare, o addirittura dovesse peggiorare sensibilmente, nei prossimi mesi le aziende del territorio potrebbero subire ancora più intensamente le conseguenze dell’aumento dell’inflazione, del forte rincaro dei costi energetici e della difficoltà di reperire materie prime: tutti aspetti che potrebbero avere influssi reali sui loro affari e, di riflesso, anche BancaStato potrebbe risentirne. Occorre però precisare che per quanto riguarda l’Istituto al momento attuale non sono emersi indicatori in tal senso. Tuttavia proprio nel primo semestre 2022 sono cominciati i primi piani di riduzione dei crediti Covid garantiti dalla Confederazione: le aziende dovranno progressivamente farne a meno e anche questo concorre a rendere il resto del 2022 e il 2023 un importante banco di prova.

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