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17.08.22 - 05:20
Aggiornamento: 08:27

‘I piccoli commerci resistono ai colossi delle multinazionali’

Sommaruga (Federcommercio) a tutto campo su settore della moda, differenze tra città in Ticino e ruolo - importante - delle botteghe e dei negozi

di Andrea Antonini
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Rilevanza del ruolo aumentata dopo il Covid

I piccoli commercianti ticinesi resistono ai colossi delle multinazionali. Città turistiche come Lugano e Locarno che attraggono molte persone sono un ambiente favorevole per grandi marchi e multinazionali. Bellinzona e Mendrisio, non riconosciute quali città prettamente turistiche, risultano essere meno attrattive per lo shopping e dunque il commercio all’ingrosso trova sicuramente ambienti meno favorevoli per il suo sviluppo. È questa la panoramica che offre, interpellata da ‘laRegione’, la presidente di Federcommercio Lorenza Sommaruga in merito a differenze e peculiarità in Ticino riguardo al settore della moda.

«Le piccole attività commerciali sono comunque presenti in tutto il territorio cantonale», riprende Sommaruga. In città meno turistiche come Mendrisio e Bellinzona, si diceva, «le piccole realtà commerciali spiccano perché non vengono messe in ombra dai grandi marchi e dalle multinazionali – sottolinea la presidente di Federcommercio –. Le regole del ‘fashion business’ sono dettate dalle realtà di ogni città, da un lato quelle più turistiche dove i grandi marchi internazionali riescono a svilupparsi e, dall’altro, le piccole città in cui trovano spazio soprattutto i piccoli commercianti. Cioè coloro che sanno cosa vogliono i loro concittadini che entrano più spesso nelle loro botteghe».

I grandi brand, insomma, «investono unicamente per fare del profitto, mentre i commercianti locali sono legati al loro territorio – afferma ancora Sommaruga –. Sono proprio loro che si rimboccano le maniche, investono e si impegnano per capire quali siano le esigenze dei loro clienti. È esattamente questo impegno che molte volte gli permette di spiccare, anche a discapito dei grandi marchi». Anche perché, soprattutto dopo i due lunghi anni con cui l’intero settore del commercio si è confrontato con il Covid e le sue conseguenze a livello di fruizione dei negozi, «le persone hanno ancora voglia di comprare nelle botteghe e parlare con una persona, stabilendo quel contatto umano che è alla base della nostra professione e che per lungo tempo, purtroppo, ci è stato negato».

Lo studio dell’Ustat

A conferma della forza dei piccoli commerci ticinesi descritta dalla presidente di Federcommercio c’è anche il recente rapporto pubblicato dall’Ufficio cantonale di statistica (Ustat), nel quale – in un contesto che comunque è difficile – le voci sui piccoli negozi fanno ben sperare sia per quel che riguarda la situazione attuale, sia per il futuro. Invece, la tendenza riguardo i negozi medio-grandi sembrerebbe essere meno rosea. Il contesto negativo è spiegato dal fatto che nel periodo di luglio si sono registrati dei cali, sia a livello di piccoli sia di grandi commercianti. L’aumento dei costi delle materie prime, dei trasporti, l’esplosione dei prezzi dell’energia influiscono negativamente sui costi fissi che non possono essere aggirati.

Secondo Sommaruga, ad ogni modo, «il livello dell’inflazione in Svizzera essendo minore rispetto ai Paesi vicini, così come l’attuale cambio tra franco svizzero ed euro, che permette di acquistare bene mantenendo i prezzi invariati, potranno mantenere piuttosto positivo il commercio ticinese in un periodo globalmente incerto».

L’influenza dell’Italia, ‘uno stimolo a migliorarsi’

Inflazione, cambio a livelli record tra Franco ed Euro… preoccupa l’essere vicini di casa di un Paese trainante nel settore della moda come l’Italia? «La moda italiana influenza gran parte del mondo e così fa anche con il Ticino – premette Sommaruga –. Sta dunque ai commercianti ticinesi adattarsi agli stili proposti oltre confine in un momento in cui euro e franco, appunto, sono quasi a parità di valore. Bisogna proporre abiti che seguono le mode, ma che siano comunque di nicchia e con un prezzo competitivo». Deve esserci, quindi, «una duplice attenzione: quella dei consumatori verso il commercio locale, ma pure dei commercianti che non devono fare sbagli in ciò che propongono ai loro clienti».

Il ritorno del vintage, soprattutto nei giovani

Così come il Ticino segue anche le influenze dei Paesi che gli stanno intorno, pure per quanto concerne i prodotti vintage si sta provando a imparare e sfruttare qualche onda lunga in un ambito che si sta sviluppando soprattutto in Svizzera interna e a Milano.

Il vintage spesso è accostato a temi di stretta attualità poiché, comprando capi di seconda mano o riciclando vestiti e borse con una loro storia, l’ecologia e la salvaguardia del pianeta ringraziano. Non solo perché i prodotti vintage hanno una qualità che a volte sembra persa, ma anche – aggiunge la presidente di Federcommercio – perché «le persone vogliono comprare, ma vogliono comprare bene. Inoltre, essendo il vintage una moda che appartiene soprattutto ai giovani sarebbe davvero bello e auspicabile risvegliare le nuove generazioni, e che le si possa avvicinare di nuovo ai negozi fisici in modo da potersi aiutare l’un l’altro nel proseguire a braccetto». Nell’interesse dei venditori ma anche di tutta una comunità.

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