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13.07.22 - 19:33
Aggiornamento: 19:48

Suv ticinese a Como: ‘Provi a farlo a Lugano, se ha il coraggio’

Monta la polemica tra il sindaco di confine e l’automobilista ticinese che si è visto rimuovere il veicolo posteggiato in Zona a traffico limitato

di Marco Marelli
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Ti-Press

Si torna a parlare del Suv da 200mila euro, targato Ticino, caricato su un carro attrezzi in quanto parcheggiato in via Grassi, una laterale di piazza Volta, in pieno centro cittadino e in Ztl (zona a traffico limitato, accessibile solo a chi dispone di un permesso). Stamane è intervenuto il neosindaco di Como Alessandro Rapinese che con una nota non le ha mandate a dire all’automobilista ticinese: "Dei suoi soldi faccio volentieri a meno. Provi a fare lo stesso a Lugano, se ne ha il coraggio".

Il proprietario del mezzo era arrivato nel momento in cui il Suv era stato caricato sul carro attrezzi. Per riottenerlo aveva pagato una contravvenzione di oltre 300 euro. L’automobilista ticinese – fors’anche sollecitato dal fatto che la storia del suo Suv era diventata un caso nazionale in quanto Rapinese aveva promesso il pugno duro per i "precisetti svizzeri" che parcheggiano in divieto di sosta e poi non pagano le multe – anziché il silenzio ha scelto di dire la sua. Considerazioni che, rilanciate dal portale liberatv.ch, a Como non sono passate sotto silenzio.

E non poteva essere diversamente, avendo l’automobilista dichiarato: «Ho messo la macchina lì per spendere soldi nella città della quale è sindaco» in virtù del fatto che «non ci sono posteggi da nessuna parte e purtroppo l’unica scelta era mettere la macchina dove la metto da dieci anni». E il ticinese è andato oltre sostenendo che sabato sera in divieto di sosta in via Grassi, oltre alla sua, c’erano diverse autovetture con targhe italiane che, a suo dire, non sarebbero state multate.

‘Gli svizzeri non saranno orgogliosi di avere un connazionale con queste abitudini’

«Se per dieci anni dalle precedenti amministrazioni gli è stato consentito di parcheggiare come ha fatto sabato notte – rincara Rapinese – capisca che l’aria è cambiata». E ancora: «Io ho un sacco di amici svizzeri e penso che non siano orgogliosi di avere un connazionale con queste abitudini». E poi la chiusura lapidaria: «Como accoglie tanti, ma non tutti».

Le considerazioni dell’automobilista ticinese, oltre che al sindaco Rapinese, non sono piaciute nemmeno al comando della Polizia comasca che sta valutando l’ipotesi di una denuncia penale per calunnia. Sui social si sono scatenati un po’ tutti, ma in particolar modo i frontalieri, sottolineando come i radar per la velocità vengano messi nelle strade principalmente battute da chi attraversa il confine per lavorare e negli orari di ritorno a casa.

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