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Ti-Press
07.07.22 - 18:26
Aggiornamento: 18:47

Peste suina alle porte, previste limitazioni per alcune attività

Presentato dal Consiglio di Stato il ‘Manuale operativo’ per gestire il virus. ‘Segnalare le carcasse e smaltire correttamente i rifiuti’

È solo questione di tempo – anche se è difficile stabilire quanto – ma la Peste suina africana arriverà anche in Ticino. Il virus noto ormai da anni, innocuo per l’essere umano ma estremamente contagioso e letale per maiali e cinghiali, è diventato oggetto di un’accresciuta attenzione da parte del Consiglio di Stato alla luce dell’evoluzione epidemiologica in Europa, con la recente comparsa anche in Nord Italia. Per farsi trovare pronto, lo scorso febbraio il governo ha incaricato un gruppo di lavoro creato ad hoc di analizzare gli scenari futuri ed elaborare un piano di azione, le cui riflessioni sono confluite in un ‘Manuale operativo’ sulla gestione della malattia presentato oggi in conferenza stampa. Fondamentale, è stato detto a più riprese, è il coinvolgimento fin da subito di tutta la popolazione.

«Siamo qui per riferire di un problema, ma senza voler creare allarmismo – ha tenuto a rassicurare il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, riferendosi alla malattia che oltre a una grande sofferenza per gli animali può avere ingenti ripercussioni economiche per l’attività umana –. È illusorio pensare che il Canton Ticino non verrà toccato. Ma ci stiamo muovendo per prepararci a fronteggiare il virus quando si paleserà sul territorio».

Essere umano il vettore principale

Vettore principale nella trasmissione del virus è l’essere umano, ha spiegato il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa nel tracciare il quadro della situazione, «ecco perché è assolutamente indispensabile per tutti aumentare la conoscenza e la consapevolezza sull’argomento». Da qui il documento elaborato dal gruppo di lavoro multidisciplinare, poi trasformato in un gruppo di accompagnamento per continuare a monitorare la situazione e al contempo proseguire nei lavori di prevenzione e in quelli necessari a prepararsi all’arrivo della malattia.

Nel caso della sua comparsa nei suini domestici, la strategia di intervento è già codificata e collaudata: «Qualora vengano infettati dei maiali, il processo prevede l’isolamento dell’azienda colpita per evitare la diffusione della malattia – ha illustrato De Rosa –, così come purtroppo l’abbattimento degli animali malati o suscettibili di esserlo. Altre misure sono la pulizia e la disinfezione degli edifici per il bestiame e dell’area circostante, e il "tracciamento dei contatti" per evitare il diffondersi del virus in altre aziende».

Obbligo di segnalare gli animali morti

Per quanto riguarda i cinghiali, invece, occorre ora mettere in atto quanto previsto dal ‘Manuale operativo’. Le misure si suddividono in due fasi: quella preventiva, nella quale ci troviamo ora, e quella di intervento. Le misure preventive, già in vigore, sono la sorveglianza passiva degli animali con l’obbligo di notifica delle carcasse, «ciò significa che chiunque trovi un cinghiale morto deve segnalarlo all’Ufficio del veterinario cantonale che si occuperà degli accertamenti», ha rimarcato De Rosa. Sono poi in corso le campagne informative e di sensibilizzazione, la vigilanza sull’importazione di animali e loro prodotti, la gestione della popolazione dei cinghiali, e quella dei rifiuti: «Sappiamo che il virus rimane attivo anche per molti mesi nei prodotti di carne suina e di cinghiale non cotti come i salumi, ma pure nei relativi imballaggi, per cui è fondamentale non disperderli nell’ambiente». La raccomandazione è pure di non importare questi tipi di carne da Paesi in cui circola la malattia.

Divieti di caccia e utilizzo di parte del bosco

Quanto alla fase di intervento, quando verrà trovato un cinghiale positivo al virus ci sarà innanzitutto la definizione della zona ritenuta a potenziale rischio di diffusione, con l’attivazione di misure per lasciare tranquilli gli animali così da farli muovere il meno possibile. «In questo caso l’autorità cantonale potrebbe ordinare il divieto di caccia o di utilizzo del bosco in una zona prestabilita o l’obbligo di rimanere sui sentieri o di tenere al guinzaglio i cani». Qualora necessaria, potrebbe dunque essere richiesta la rinuncia temporanea ad alcune attività. Sono poi previste la ricerca e l’eliminazione delle carcasse, «un lavoro difficile e impegnativo che richiede l’uscita di molti uomini, ma determinante». E ancora le misure di biosicurezza nelle aziende di suini per impedire qualsiasi contatto con i cinghiali, l’implementazione di tutte le precauzioni di igiene per chi entra negli allevamenti e la posa di barriere fisiche per impedire la movimentazione di gruppi di cinghiali.

Gesti da integrare nella quotidianità

Come spiegato più nei dettagli dal veterinario cantonale Luca Bacciarini, le modalità di trasmissione del virus sono tre: «Abbiamo il contatto diretto con animali infetti per via di sangue o altri liquidi; il contatto con materiale contaminato come vestiti, scarpe, veicoli, attrezzi, pelo del cane, e imballaggi; e quello con prodotti e sottoprodotti di origine suina contaminati, avanzi di cibo, e umido. È quindi essenziale avere una buona disciplina nel loro smaltimento».

Le misure che verranno adottate al manifestarsi delle prime infezioni, «oltre che efficaci, devono essere bilanciate per fare in modo che siano attuabili anche sul lungo corso – ha rilevato Bacciarini –. Non serve iniziare la prima settimana prendendo provvedimenti draconiani se poi non si possono mantenere nel tempo». Per uscire dalla situazione critica infatti potrebbero volerci almeno un paio di anni. Per questo, ha auspicato il veterinario cantonale, «tutto quanto facciamo per prevenire la malattia è opportuno che venga integrato nelle azioni di tutti i giorni. Semplici gesti come l’attenzione allo smaltimento dei prodotti o la segnalazione di casi sospetti dovrebbero entrare già da ora a far parte della nostra quotidianità».

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