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Ti-Press
13.06.22 - 17:47
Aggiornamento: 19.06.22 - 17:33

Pseudo-professionisti delle diete: cosa intende fare il Cantone?

Lo chiede in un’interrogazione al governo Lara Filippini (Udc), esortando controlli per chi opera a scapito della salute pubblica

Con formule ingannevoli attirano persone disposte a tutto pur di dimagrire, mettendo in pericolo la salute pubblica. A esprimere preoccupazione per quello che viene definito un sottobosco di pseudo-professionisti dell’alimentazione che entrano in concorrenza con dietisti e nutrizionisti riconosciuti è la deputata democentrista Lara Filippini che in un’interrogazione chiede al Consiglio di Stato come intende agire.

Nelle premesse dell’atto parlamentare, Filippini valuta come "la nostra generazione non solo sia in perenne lotta contro i chili di troppo e disposta a tutto pur di perderli, ma anche purtroppo pronta, per raggiungere questo obiettivo, ad affidarsi a gente per nulla qualificata". Il problema, sottolinea la granconsigliera Udc, non è unicamente quello della libera impresa – "non sono di certo contraria a un po’ di sana concorrenza in vari settori", evidenzia – ma di capire "perché chi opera in un settore tanto delicato come la salute alimentare (ivi comprese le altre patologie legate all’alimentazione) non debba passare, per modo di dire, le forche caudine fornendo al Cantone la documentazione necessaria per operare in tale campo". Infatti, per aprire il proprio studio e operare privatamente, i dietisti/nutrizionisti riconosciuti, dopo aver svolto un periodo di tirocinio in ospedale, devono fornire "tutta la documentazione utile a ricevere l’attestato di libero esercizio della professione da parte del Cantone". Così non è per gli pseudo-professionisti, lamenta Filippini. Che solleva un altro aspetto critico: la legge per i dietisti/nutrizionisti riconosciuti limita loro la possibilità di farsi conoscere, mentre i "concorrenti" possono liberamente farsi promozione tramite pagine web e social network "in maniera assai accattivante". Inoltre, aggiunge la deputata, "non avendo altresì nessun codice etico come i professionisti del settore è quasi scontato che, persone con disturbi alimentari di vario genere, finiscano nelle mani di pseudo-professionisti che si ‘vendono’ per tali".

Filippini chiede dunque al Consiglio di Stato se sia al corrente dell’attività di questi dietisti/nutrizionisti non qualificati. Se sì, "come giustifica la loro presenza in netto contrasto – anche per i controlli effettuati – con i professionisti certificati per legge"? Come giustifica inoltre la pubblicità offerta da queste aziende "in contrasto con il divieto di fare altrettanto imposto ai professionisti qualificati"? Cosa intende fare affinché sia applicata la legge? "Si intende procedere a controlli preventivi (e retroattivi) quando viene aperta una Sagl nel campo della salute come già avviene ad esempio per gli igienisti dentali a domicilio"? Infine domanda al governo se ha già intavolato – o intende farlo – una discussione con l’Associazione Svizzera dei Dietisti, sezione Ticino, su questo tema.

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