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02.06.22 - 18:12
Aggiornamento: 18:51

Pompieri ticinesi, meno interventi ma più attesa per la legge

Definita ‘un successo’ la campagna di reclutamento: saranno 196 i militi presenti alla giornata finale di settembre. ‘Senza volontari si scompare’

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Pronti per le sfide del futuro

«La lotta agli incendi boschivi sarà sempre più d’attualità». Questo il messaggio che emerge dal rapporto attività 2021 della Federazione pompieri Ticino (Fpt). Sono stati 2’946 gli interventi effettuati nell’ultimo anno, 129 in meno rispetto al 2020. «I dati sono in linea con il passato, ma i cambiamenti climatici rappresentano sicuramente una sfida alla quale dobbiamo prepararci», ha spiegato il direttore Nelson Ortelli. Le operazioni che hanno impiegato maggiormente i militi sono legate agli impianti di allarme automatici, un tipo d’intervento che negli ultimi anni è aumentato costantemente arrivando nel 2021 a essere oltre 900, più del doppio rispetto al 2016. «Si tratta per la maggior parte delle volte di falsi allarmi. Ma che ci obbligano in ogni caso a dover andare sul posto». Per quanto riguarda la nuova legge cantonale pompieri, non sono state presentate delle novità. La speranza degli attori interessati è comunque di arrivare a una sua applicazione già prima della fine di questa legislatura (che arriverà con la primavera 2023). «Continuiamo a essere in una sorta di ‘stand-by’ e non è il massimo per noi pompieri che siamo abituati a correre e agire tempestivamente», ha affermato il presidente del comitato direttivo della Federazione Alain Zamboni. «Questa legge, votata all’unanimità in uno dei primi consigli dei comandanti, permetterà di concretizzare tutti quei progetti necessari per fare un passo verso il futuro. Sappiamo però che ci sono dei tempi politici da rispettare». Simili allo scorso anno anche i costi (2 milioni e 228mila franchi), che confermano comunque una tendenza a salire. «Come logico che sia, visto l’aumento della popolazione e dell’industrializzazione», ha affermato Ortelli.

‘Serve fidelizzare i volontari’

Un’ampia parte dell’incontro con i media, tenuto alla sede del servizio formazione dell’Eoc di Bellinzona, è stata dedicata appunto... alla formazione. «Dopo anni di lenta emorragia siamo riusciti a invertire la tendenza, tornando così ad avere oltre 1’400 militi», ha dichiarato con soddisfazione Zamboni. «L’intenzione è di avere una crescita positiva, altrimenti saremmo destinati a scomparire». È quindi stato illustrato il percorso che porta i candidati a diventare pompieri operativi sul campo. «Erano 520 gli annunciati alla serata informativa del 9 maggio. 196 sono invece quelli iscritti alla giornata di arruolamento a fine settembre». Un numero, frutto della campagna «aggressiva» lanciata in primavera, che rallegra i ‘piani alti’ del corpo. «40 di loro sono candidati per diventare pompieri di montagna e potranno disporre di nuovi mezzi specifici per operare in scenari complicati. È una funzione molto importante che richiede qualità e conoscenze particolari. L’importanza di questa figura l’abbiamo vista con i recenti incendi nel Gambarogno. Chi pensa che l’elemento determinante in queste operazioni sono elicotteri e aerei si sbaglia di grosso. A fare la differenza sono i volontari sul terreno e le loro competenze». Gran parte degli effettivi è infatti composta da persone che mettono gratuitamente a disposizione il loro tempo. «È necessario fidelizzare queste persone. Vogliamo seguire il loro percorso e vedere se dopo 3 anni sono ancora attivi o hanno lasciato. In quest’ultimo caso ci interessano i motivi, per poter agire di conseguenza».

‘Oltre 16mila chiamate in un anno’

Sono state oltre 16mile le chiamate giunte al 118 nel 2021, in diminuzione rispetto all’anno precedente. «Un dato che però va preso con le pinze. Abbiamo infatti riorganizzato le chiamate». Il numero delle chiamate non contempla ora i numeri 112, 144 e 117. Un numero in sensibile calo è quello legato agli eventi naturali (allagamenti e danni della natura): 411, dunque 199 in meno rispetto al 2020. Questo, ha spiegato Ortelli, è dovuto all’estate che abbiamo appena vissuto. «È stata meno problematica rispetto a quella precedente, specialmente nella regione del Bellinzonese. Dobbiamo però sempre stare all’erta, i cambiamenti climatici sono evidenti». Uno di questi è sicuramente l’annunciata siccità che dovrebbe colpire il Ticino nei prossimi mesi e che spesso è concausa dei danni provocati dalla natura. Ad aver maggiormente sollecitato i pompieri, «vista anche la maggior densità di abitanti», è stato il Sottoceneri.

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