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27.05.22 - 05:30
Aggiornamento: 16:25

Case anziani, come sta uscendo il settore da 2 anni di pandemia

Dalla gestione del virus, allo stato d’animo di ospiti e personale, fino alle sfide future. Una panoramica con Eliano Catelli, presidente Adicasi

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Ti-Press

«È fondamentale essere tornati luoghi di vita. Vita che è fatta di relazioni e di incontri. Certo, si percepiscono ancora gli strascichi della stanchezza, anche psicologica, che questa lunga fase ha comportato. Ma la voglia di ricaricare le batterie e ripartire è tanta». Sono parole di ottimismo quelle con cui Eliano Catelli, presidente dell’Associazione dei direttori delle case anziani (Adicasi), e a sua volta direttore della casa di riposo Solarium di Gordola, considera il presente e il futuro prossimo di un settore che ha subito in modo particolarmente drammatico gli effetti della pandemia. «Il clima è molto migliorato con il ritorno a una quasi normalità. Le case per anziani – spiega Catelli – nascono come comunità aperte. Alcune al loro interno hanno il bar del paese, degli ambulatori o altri servizi per la popolazione». Luoghi di scambio significativi che hanno smesso di accogliere ospiti e visitatori durante un lungo periodo di sospensione delle esistenze. «Se penso alle prime fasi della pandemia, ricordo soprattutto l’incertezza dell’affrontare un nemico sconosciuto e la solitudine dettata dalle doverose restrizioni – ripercorre le fasi più dolorose Catelli –. Le difficoltà e i sentimenti che abbiamo provato sono stati quelli che ha vissuto ogni cittadino, ma sono stati amplificati dal nostro essere una comunità composta da molte persone fragili». Allo stesso tempo però una grande manifestazione di umanità ha permesso a molti, sui vari fronti, di trovare un appiglio per non lasciarsi completamente sopraffare dalla situazione: «Ben scolpiti nella mia mente ci sono anche tanti vissuti positivi emersi nei momenti di difficoltà. Penso alla straordinaria dedizione del personale, al senso di responsabilità verso i residenti, al sentimento di comunità. Sono aspetti che resteranno anche una volta terminata la pandemia». Rispetto a due anni fa, rimarca inoltre il presidente di Adicasi, «in generale mi sembra che un po’ tutti apprezziamo di più le piccole cose, come la relazione con i famigliari, l’essere parte di un gruppo, il poter stare vicini alle persone a cui teniamo».

Valutazioni sulla gestione del virus nelle strutture

Nello stilare un bilancio sulla gestione della pandemia all’interno delle case anziani in Ticino, Catelli mette in evidenza che «il confronto numerico con gli altri Cantoni ci vede in linea con la media nazionale, ad esempio per percentuali di decessi. Quello che è successo ha toccato tutti, ma le case anziani, qui come in tutto il mondo, hanno pagato il prezzo più alto perché accolgono molte persone vulnerabili». Sulla triste dibattuta vicenda della casa anziani di Sementina, dove durante la prima ondata pandemica erano deceduti 21 ospiti su 80, e su cui era stato aperto un procedimento penale che a inizio di questo mese ha portato il Ministero pubblico a emanare tre decreti d’accusa contro altrettante persone operanti nella struttura per contravvenzione alla Legge federale sulla lotta contro le malattie trasmissibili dell’essere umano – poi impugnati dalle stesse –, «considerata la delicatezza della vicenda e in attesa che si faccia totale chiarezza», Catelli preferisce non esprimersi. Tiene però a evidenziare che «la fiducia nel settore la rinnoviamo ogni giorno attraverso il lavoro dei 5’000 collaboratori delle case anziani ticinesi che, con la loro professionalità e umanità verso i residenti, hanno un impatto sulle decine di migliaia di ticinesi che ci hanno affidato i loro cari».

Grande esperienza nel riconoscere e affrontare i sintomi

Per quanto concerne i protocolli di sicurezza, attualmente nelle case anziani rimangono in vigore alcune direttive e una rafforzata cautela da parte del personale nel proprio lavoro quotidiano. «Ci sono ancora alcune misure e raccomandazioni, ad esempio sull’uso della mascherina e l’isolamento dei positivi. Inoltre tutte le strutture devono essere preparate a reagire velocemente, segnalando i possibili focolai al medico cantonale e applicando i vari protocolli sviluppati in oltre due anni». Si parla di decine e decine di procedure e indicazioni. «Allo scopo di disporre velocemente della documentazione aggiornata, come Adicasi abbiamo creato una piattaforma informatica ad hoc accessibile a tutte le direzioni», spiega il presidente. Si è dunque preparati anche nel caso in cui i contagi dovessero riprendere a salire: «Abbiamo maturato un patrimonio di competenze e procedure che ci rende sicuramente pronti, sperando di non doverlo utilizzare. Ogni casa ha un proprio piano di protezione e, ahinoi, tanta esperienza nel riconoscere e gestire i sintomi. Inoltre, stiamo pianificando nei prossimi mesi una grande tavola rotonda con le Direzioni delle case per ripercorrere e valutare le scelte, le pratiche e le misure messe in campo negli ultimi due anni. Imparare dall’esperienza fatta è fondamentale in un’ottica di miglioramento».

La sfida futura per un cantone con il più alto tasso di persone anziane

Analizzando l’evoluzione dell’occupazione e delle domande di ammissione alle strutture per anziani «dopo l’ovvio calo durante il periodo pandemico, si constata che gli accessi sono tornati ai livelli precedenti se non, in alcuni casi, superiori», spiega Catelli, che toccando la questione delle cure domiciliari afferma come «queste avranno sicuramente un ruolo importante per gestire l’invecchiamento della popolazione. Tuttavia – rimarca – le case anziani possono offrire una gamma di servizi, un’assistenza costante e una vita di comunità non facilmente replicabile a domicilio». E guardando proprio al costante aumento dell’età media dei cittadini che si pone come una delle principali sfide all’orizzonte – con il Ticino che tra l’altro si presenta come il cantone con la quota maggiore di anziani in Svizzera – il presidente di Adicasi mette in luce il fatto che ciò «impone un ripensamento dell’offerta dei servizi da parte delle strutture. Avremo ancor più residenti che necessitano un’assistenza medica avanzata. E al contempo, l’aumento degli anziani dovrà spingere le case a essere ancor più il centro delle comunità che le ospitano. Magari – ipotizza Catelli – vedremo degli ospiti solo diurni o l’erogazione di servizi anche per i non residenti. Sarà in ogni caso sicuramente importante rafforzare ulteriormente la collaborazione coi prestatori di servizi a domicilio e con gli altri attori che si rivolgono al mondo degli anziani».

Costi aumentati in media del 5-10 per cento

Anche nell’ambito delle finanze la pandemia «ha influito pesantemente – nota Catelli –. Basti pensare ai costi dei dispositivi di protezione, delle disinfezioni, del personale aggiuntivo necessario per gestire assenze e reparti separati, e molto altro». In media i costi per casa «sono aumentati del 5-10%». Questi rincari però, afferma Catelli, «non hanno avuto un impatto sulle tariffe o sui servizi per gli utenti grazie soprattutto al sostegno del Cantone, a cui va il più sentito ringraziamento da parte delle case». Restando nel campo delle finanze, alla domanda se c’è preoccupazione per le conseguenze del decreto legislativo recentemente approvato alle urne sul pareggio dei conti del Cantone entro il 2025 agendo prioritariamente sulle spese, Catelli premette che «aspettiamo che vengano fatte le preannunciate valutazioni. Nel mentre va detto che nelle case per anziani non c’è margine di riduzione. Si consideri per esempio che negli scorsi anni la maggior parte delle strutture ha chiuso in perdita, che le scale salariali sono ferme dal 2017 o che parallelamente le esigenze sanitarie e gestionali sono molto aumentate. Proprio per queste ragioni, si sta lavorando da alcuni mesi con il Cantone e i Comuni per aggiornare gli standard finanziari del mandato di prestazione».

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