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19.05.22 - 05:30
Aggiornamento: 16:38

‘Chi propone la polizia unica non conosce la realtà ticinese’

Felice Dafond, Associazione dei comuni: non ci sono motivi per rivedere l’organizzazione attuale, le polcom garantiscono la sicurezza di prossimità

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Ti-Press
Il presidente dell’Act Dafond

«Chi propone o torna a proporre l’istituzione di un solo corpo di polizia, secondo me non conosce la realtà ticinese oppure la conosce assai poco». La sua audizione davanti alla ‘Giustizia e diritti’ si terrà il prossimo mese, ma Felice Dafond, alla testa dell’Associazione dei comuni, ha già una posizione chiara sul controverso dossier riaperto di recente dalla commissione granconsiliare. «Credo nel ruolo, fondamentale, delle polizie comunali e lo dico con convinzione alla luce della mia esperienza di sindaco (di Minusio, ndr): un loro eventuale smantellamento per creare una polizia unica, aumentando il numero di agenti della Polizia cantonale, pregiudicherebbe la sicurezza di prossimità», afferma perentorio il presidente dell’Act, interpellato dalla ‘Regione’ sull’iniziativa parlamentare inoltrata nel 2020 dal socialista Raoul Ghisletta che chiede appunto di dar vita a un solo corpo di polizia. In pratica la Polcantonale. Alla proposta di Ghisletta hanno aderito altri sedici deputati di più schieramenti politici, tra cui il Plr, lo stesso partito di Dafond. «Le sensibilità della politica cantonale non sempre collimano con quelle della politica comunale – osserva Dafond con una punta di ironia e però con cognizione di causa, essendo stato granconsigliere dal 1995 al 2011 –. Nello specifico ritengo che non vi siano elementi tali da giustificare la messa in discussione di una legge approvata non molti anni fa dal Gran Consiglio, quella sulla collaborazione tra la Cantonale e le polcomunali, la LcPol, entrata in vigore nel 2012 e che ha portato alla realizzazione delle regioni di polizia comunale facenti capo a Comuni polo. Una legge – sottolinea il responsabile dell’Act – che mantiene dunque le polizie comunali e per l’implementazione della quale gli enti locali hanno investito parecchio per elevare il grado di sicurezza dei propri cittadini».

L’iniziativa di Ghisletta e cofirmatari è da qualche settimana sotto la lente della commissione ‘Giustizia e diritti’. Che nella riunione del 25 aprile ha proceduto a un primo giro di audizioni: quelle di Norman Gobbi e Luca Filippini, rispettivamente direttore e segretario generale del Dipartimento istituzioni, e del capitano Elia Arrigoni, responsabile dei Servizi generali della Cantonale. "Si è fatto il punto della situazione, anche con riferimento alle revisioni normative in corso riguardanti l’attività delle forze dell’ordine", aveva dichiarato al termine della seduta il liberale radicale Giorgio Galusero, relatore sull’iniziativa. Da anni Galusero si batte per l’introduzione di un unico corpo di polizia. Sua in questo senso una mozione del 2013, che scatenò in Ticino una sorta di guerra di religione. A conferma dell’estrema delicatezza politica dell’argomento sicurezza. Da noi contattato dopo quella riunione della ‘Giustizia e diritti’, il presidente dell’Associazione delle polizie comunali Orio Galli aveva ribadito da un lato "la nostra contrarietà" alla creazione della polizia unica, dall’altro "la necessità di garantire l’attività di prossimità, che soltanto le polizie comunali possono assicurare", dato che "conoscono dinamiche e mentalità locali: un conto infatti è fare l’agente di polizia a Lugano, un altro ad Airolo". Aggiungeva Galli: "Siamo ora in attesa di conoscere i contenuti del rapporto del gruppo ‘Polizia ticinese’, che dovrebbe essere pronto per gli inizi di giugno, sulla definizione e la ripartizione dei compiti, nell’ambito della revisione della LcPol, fra Cantonale e polizie comunali. È allora opportuno evitare fughe in avanti". E di fuga in avanti ha anche parlato tra le righe la Conferenza consultiva sulla sicurezza della Regione III (Luganese), che riunisce i municipali titolari dei Dicasteri sicurezza dei Comuni sede delle polizie strutturate e del Polo della Regione di Lugano. "La Conferenza – ha scritto nei giorni scorsi – si rammarica della riattivazione delle discussioni e di possibili iniziative pilota su questo progetto di polizia unica in Ticino ancor prima di poter prendere conoscenza del contenuto del rapporto del gruppo di lavoro", il gruppo ‘Polizia ticinese’ costituito dal Consiglio di Stato nel dicembre 2016, in seguito anche al travagliato iter della mozione di Galusero, e coordinato da Luca Filippini. Del consesso fanno parte Cantone e Comuni.

‘Compiti diversi’

«Polizia cantonale e polizie comunali – riprende Dafond – hanno compiti differenti e complementari. Alle seconde spetta soprattutto il compito di garantire la sicurezza di prossimità. Le polizie locali ‘risiedono’ sul territorio comunale: tramite gli agenti di quartiere in particolare, sono a stretto contatto con i cittadini, con i responsabili delle attività commerciali. Dialogano con loro, li ascoltano. Le forze di polizia locali sono così in grado di cogliere per tempo determinati segnali e di impostare un’efficace attività anche di prevenzione. Non mi riferisco solo alla sicurezza oggettiva. Alludo pure a quella soggettiva. Che solo gli agenti delle polcom hanno il tempo di sondare. Anche la sensazione di sentirsi sicuri migliora la qualità di vita e quindi l’attrattiva di un comune». Tutto ciò non può farlo un solo corpo di polizia? «Mi domando se il Cantone sia in grado di sostenere le spese, non indifferenti, derivanti da una Polizia cantonale con un numero di agenti nettamente superiore a quello attuale per poter assolvere anche i compiti di prossimità nei comuni. Io non credo – rileva il presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi –. E poi, è opportuno avere un solo Comando che risponde a un solo politico, ovvero al consigliere di Stato di turno che dirige il Dipartimento istituzioni? La centralizzazione del potere non è un bene per la democrazia». E ancora: «Ho letto che in questi anni è o sarebbe aumentato in maniera importante soprattutto il numero di agenti delle Comunali, francamente – dice Dafond – non capisco la critica. Primo: la sicurezza ha un costo. Secondo: i Comuni che dispongono di corpi di polizia decidono sulle risorse in funzione dei bisogni locali».

Il dossier polizia unica potrebbe ostacolare la concretizzazione di ‘Ticino 2020’, la riforma concernente la ripartizione delle competenze e dei flussi finanziari fra Cantone e Comuni? Dafond: «Spero di no, anche se non posso escluderlo».

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