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18.05.22 - 20:00

Il Conservatorio: ‘Formazione musicale, la politica ora agisca’

Nel Rapporto 2021 il direttore Brenner a 10 anni dal voto popolare ‘bacchetta’ per i ritardi. Medici: ‘Offriamo un’educazione di alta valenza formativa’

"Nessuno in Conservatorio è tanto ingenuo da aspettarsi una pioggia di denaro da parte del Cantone o dai Comuni. Ci si attende però un’analisi seria e la definizione di una strategia, già solo nel rispetto della votazione del 2012, ma anche e soprattutto in considerazione dei tanti giovani - al solo Conservatorio più di mille - che si vedono relegati in un ambito da ‘tempo libero’ che si traduce in un’attività simpatica, ma non proprio utile".

Non le manda di certo a dire il direttore generale della Fondazione Conservatorio della Svizzera italiana Christoph Brenner nelle sue riflessioni contenute nel Rapporto d’attività 2021 appena pubblicato. Perché quando si parla di formazione musicale la pietra angolare di ogni argomentazione è posta al 23 settembre 2012, "quando il 72,7% dei votanti, in Ticino addirittura il 75,8%, ha approvato il nuovo articolo costituzionale 67a sulla formazione musicale. Raramente il risultato di una votazione federale ha portato a un riscontro così limpido e chiaro, eppure a 10 anni di distanza poco è stato fatto".

‘Non siamo tempo libero, siamo una scuola’

È vero, concede Brenner, "è stato creato ‘Gioventù e musica’, un programma che sostiene oggetti di animazione musicale". Come è vero che "certe attività nazionali finanziate da altri canali hanno trovato un collocamento più consono all’interno dell’articolo 67a". Ma a livello di formazione e promozione dei talenti il piatto piange. Soprattutto se si pensa all’attualità: "Basti ricordare la discussione sollevata dal collocamento delle scuole di musica e dei Pre-College nelle attività da ’tempo libero’. Una decisione del Dipartimento educazione, cultura e sport in netto contrasto con la Costituzione federale che parla esplicitamente di ’formazione musicale’".

Inoltre, "la forte adesione ticinese all’articolo costituzionale cozza con l’effettivo investimento da parte della mano pubblica. Se, come riportato dall’Ufficio federale di statistica, Cantoni e Comuni spendono più di mezzo miliardo di franchi l’anno per le scuole di musica svizzere, in Ticino superiamo a malapena un milione di franchi - sottolinea il direttore del Conservatorio -. Siamo quindi ben distanti da quell’importo ipotetico calcolato, con semplici operazioni aritmetiche, sui parametri nazionali e che si aggira a una ventina di milioni annui".

Governo e parlamento decidano ‘rapidamente’

Nessuno si aspetta denaro a pioggia, si diceva. Ma considerazione sì. Quindi, che fare? "Prima di tutto occorre un’analisi onesta e sincera della situazione attuale - premette Brenner -, accettando il fatto che il sostegno pubblico è il più basso in Svizzera, e non solo in termini finanziari". Poi, "sarà fondamentale elaborare una strategia chiara con obiettivi concisi, reali e raggiungibili le cui linee guida dovrebbero essere offerte dal risultato della votazione del 2012". Infine, "è necessario intavolare una discussione politica aperta e costruttiva sugli obiettivi e sulla strategia, prendere delle decisioni e implementarle velocemente". I membri di Direzione della Fondazione sono pronti a fare la loro parte, "ma la responsabilità rimane comunque del Legislativo e dell’Esecutivo. Sta a Consiglio di Stato e Gran Consiglio farsi garanti del rispetto della volontà popolare espressa dieci anni fa".

Un tema molto attuale, dal momento che "il sostegno alla formazione musicale non è forse mai stato tanto dibattuto in Ticino a livello politico come tra 2021 e 2022" rileva il direttore della Scuola di musica del Conservatorio della Svizzera italiana Luca Medici. Il quale, ripercorrendo gli atti parlamentari di Maurizio Agustoni (Ppd) e Raoul Ghisletta (Ps) e le relative risposte del Consiglio di Stato rimarca che "a fronte di un contributo pro-capite nazionale mediano che nel 2018 era di 61 franchi, la cifra stanziata a livello cantonale per il medesimo scopo (nostra proiezione considerando anche il bacino bandistico e corale) nel 2021 si attesta attorno ai 5 franchi".

‘Un impianto che ragioni sui benefici, non sui costi’

Per Medici "un’analisi sommaria" di questo lungo periodo "potrebbe suggerirci che questa impasse sia dovuta a qualcuno che non ottempera ai propri compiti". Ma aprendo il grandangolo, "un’analisi seria della situazione, invece, potrebbe evidenziare che per regolare questo annoso problema sia imprescindibile mettere al centro dell’azione politica l’alta valenza formativa e sociale di un’educazione musicale/artistica di qualità".

In fondo, afferma ancora il direttore della Scuola di musica del Conservatorio, "il mondo della musica ci dice che suonare lo stesso spartito può garantire maggiori chance di successo, rispetto a che ognuno scelga la propria musica". Un simile valore condiviso "ci permetterebbe di cominciare a costruire un consenso attorno a un nuovo impianto strutturale che non ragioni in termini di costi, ma in termini di benefici".

La ripartenza dopo il Covid con ‘Conservatorio in Festival’

Un futuro da scrivere, che affonda su un recente passato - caratterizzato dalla pandemia - che ha messo sotto pressione anche il Conservatorio, rammenta la Presidente del Consiglio di Fondazione Ina Piattini Pelloni. Immagini che raccontano "i nostri docenti, spesso impegnati anche quali professionisti chiamati a esibirsi in tutto il mondo, bloccati qua e là, quasi ingabbiati" e "dei nostri studenti privati delle lezioni in presenza, del poter far musica assieme, dell’esibirsi davanti a un pubblico; privati di quei momenti che ripagano dell’impegno per una preparazione musicale di qualità, che talvolta si abbina agli studi per il conseguimento della maturità". Allievi e studenti confrontatisi anche con difficoltà finanziarie, "alleviate dai numerosi interventi che il Fondo di solidarietà, creato nel 2020, ha potuto elargire".

Un brutto momento, "superato anche grazie alla capacità di guardare avanti". Ma pure dal "desiderio di coinvolgere tutti nell’atteso momento della rinascita". Ed è così che "già a fine 2021 nacque l’idea di un festival: ‘Conservatorio in Festival’ (la cui prima edizione si è recentemente svolta, ndr.), infatti, rappresenta una prova concreta della volontà di reagire rimanendo fedeli alla nostra missione".

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