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10.05.22 - 18:29

Piano per salvare il settore elettrico: non sia discriminatorio

È la messa in guardia del Consiglio di Stato nel rispondere alla consultazione federale. No anche alle restrizioni delle competenze cantonali

Serve una soluzione "equa, non discriminatoria, volontaria e senza causare restrizioni delle competenze cantonali". È questa, in sintesi, la posizione assunta dal Consiglio di Stato ticinese nella Consultazione abbreviata sulla legge federale concernente un Piano di salvataggio per il settore dell’energia elettrica. Il governo cantonale, si legge nella risposta datata 4 maggio, condivide l’obiettivo di fondo del Piano di salvataggio che pone le premesse affinché la Confederazione possa intervenire rapidamente per assicurare l’approvvigionamento di energia elettrica della Svizzera, "anche in caso di sviluppi straordinari del mercato, in particolare sostenendo le imprese del settore dell’energia elettrica che non fossero in grado di fronteggiare autonomamente tali situazioni". Ritiene infatti prioritaria l’esigenza di evitare un’interruzione di corrente su vasta scala che arrecherebbe "danni enormi alle persone, al patrimonio e all’efficienza economica". Tuttavia invita ad adottare misure ponderate per assicurare questo obiettivo, così da rispondere "correttamente ed efficacemente alle reali esigenze di tutti gli enti coinvolti".

‘Che sia aperto a tutte le imprese del settore’

Richiamando e ribadendo quanto già evidenziato nella propria lettera trasmessa al Consiglio federale lo scorso 23 marzo, in particolare l’esecutivo ticinese giudica che il Piano di salvataggio debba essere "aperto a tutte le imprese del settore dell’energia elettrica, indipendentemente dalla loro forma giuridica", fermo restando il principio di sussidiarietà. Questo perché, a suo dire, una limitazione configurerebbe "una violazione del principio della parità di trattamento sancito dalla Costituzione federale" e rischierebbe anche di provocare distorsioni della concorrenza "con possibili gravi conseguenze". Altro aspetto che il governo cantonale contesta è quello di lasciare tutte le incombenze per le aziende di diritto pubblico "sulle spalle dei singoli Cantoni" in quanto "eventuali futuri problemi di liquidità o di garanzie potranno presentarsi per qualsiasi attore importante del sistema di approvvigionamento elettrico, indipendentemente dalla natura del soggetto giuridico". Motivo aggiuntivo che porta a insistere sul fatto che una limitazione alle aziende di diritto privato sarebbe "arbitraria e iniqua".

‘Non si mettano in dubbio le riversioni’

Sempre rifacendosi al principio di parità di trattamento, il Consiglio di Stato ritiene altresì non corretto imporre ai Cantoni di "far fronte autonomamente alle eventuali esigenze delle proprie aziende attive nel settore dell’energia elettrica e in aggiunta chiedere loro di rimborsare il 50% delle perdite sui mutui della Confederazione ad aziende private". Scrive inoltre che occorre "assolutamente evitare di creare disposizioni che ingeriscano nei rapporti fra i Cantoni concedenti e le aziende idroelettriche concessionarie di diritti per lo sfruttamento delle forze idriche". Si tratta, ricorda il governo, di rapporti retti da concessioni di lungo termine e che non possono essere influenzati da situazioni contingenti, per quanto urgenti e gravose. A questo proposito, nelle proprie osservazioni generali, il Consiglio di Stato osserva anche come sia insostenibile "che decisioni già prese o future in materia di riversione degli impianti idroelettrici al termine delle concessioni in essere possano essere messe in dubbio dall’assunzione di mutui nei confronti della Confederazione da parte delle società concessionarie". L’intervento della Confederazione "non può avvenire a discapito dei legittimi interessi dei Cantoni che da anni sono in attesa di potersi riappropriare delle proprie acque", sottolinea. Analogamente "non possono essere inserite disposizioni che ingeriscano sulle tasse comunali e cantonali dovute dai concessionari quale controprestazione per l’utilizzo delle acque". Infine, in quanto le condizioni poste dal Piano "non sono certamente attrattive, ma al contrario gravose di conseguenze per le aziende elettriche che vi volessero fare capo", secondo il governo ticinese un intervento della Confederazione dovrebbe poter aver luogo "solo su richiesta della singola impresa".

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