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29.04.22 - 21:21
Aggiornamento: 22:10

‘Una riduzione delle risorse colpirebbe le persone più fragili’

Decreto Morisoli e votazione del 15 maggio, l’Associazione ticinese delle istituzioni sociali scrive alle Direzioni degli istituti

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‘A subire le conseguenze sarebbe, indirettamente, l’intera società’ (Ti-Press)

"Interventi radicali di risparmio, vincolati da obiettivi perentori come quelli proposti dal decreto legislativo, potrebbero comportare conseguenze dirette sulla qualità di vita e la sicurezza delle persone che frequentano le nostre strutture". Firmato Atis, Associazione ticinese delle istituzioni sociali. La votazione popolare si avvicina: il 15 maggio i cittadini e le cittadine ticinesi si pronunceranno sul decreto legislativo – varato lo scorso ottobre dalla maggioranza del Gran Consiglio e successivamente impugnato con successo dal referendum promosso dalla Vpod con l’appoggio della sinistra – che chiede il pareggio dei conti del Cantone entro fine 2025 agendo prioritariamente sulle spese. I contrari al cosiddetto decreto Morisoli parlano di tagli, i fautori del sì di contenimento della spesa pubblica. La posta in gioco è politicamente assai rilevante. In vista dell’appuntamento con le urne, l’Atis – che raggruppa gli istituti per invalidi, i centri educativi minorili e il settore delle dipendenze – ha scritto in questi giorni alle Direzioni degli istituti. Senza nascondere la propria preoccupazione per le possibili conseguenze derivanti dall’eventuale accoglimento del decreto. "Paralizzare qualsiasi nuova iniziativa e anzi ridurre le risorse, ci porterebbe a colpire direttamente la popolazione fragile che beneficia delle prestazioni definite nei contratti di prestazione e le rispettive famiglie ossia, indirettamente, l’intera società – sottolinea l’associazione nella lettera firmata dal presidente Mauro Mini e dal segretario Daniele Intraina –. Per questo motivo, vi invitiamo a esprimere la vostra presa di posizione alle urne affinché nelle discussioni parlamentari a venire sia privilegiato un approccio il più ponderato ed equilibrato possibile".

‘Margini di manovra estremamente ridotti’

Prosegue la missiva: "I nostri ambiti hanno potuto negli ultimi decenni promuovere un importante sviluppo organizzativo e gestionale". Tramite contratti di prestazione "l’utilizzo delle risorse per svolgere i compiti richiesti" avviene "secondo precisi criteri di qualità e secondo i principi di efficacia e di efficienza". Negli scorsi anni, ricorda ancora l’Associazione ticinese delle istituzioni sociali, "abbiamo contribuito a innumerevoli esercizi di rientro finanziario trovando ogni volta delle soluzioni che non compromettessero la qualità delle prestazioni in favore degli ospiti e degli utenti dei nostri servizi". Continua la lettera: "Consapevoli delle difficoltà finanziarie con cui il Cantone si confronta, siamo ancora a disposizione per collaborare per trovare delle modalità ragionevoli di rientro finanziario. Tuttavia, ci preme rilevare come i margini di manovra si siano negli anni estremamente ridotti".

La missiva dell’Atis è datata 27 aprile. Proprio mercoledì rappresentanti di altre istituzioni sociali (quelle attive per esempio nei settori anziani, disabili, asili nido e centri extrascolastici) si sono espressi pubblicamente, anche loro con preoccupazione, sul controverso decreto legislativo. "Il Consiglio di Stato – ha avvertito nell’incontro con la stampa il direttore di Pro Infirmis Ticino e granconsigliere socialista Danilo Forini – ha più volte dichiarato che l’esito di questa votazione darà l’impostazione politica per diverse decisioni che coinvolgeranno anche i servizi e gli uffici cantonali che devono gestire mandati di prestazione e valutare nuovi progetti".

‘Preoccupazioni fondate’

«La preoccupazione dell’Atis e delle associazioni in genere attive nel sociale è fondata – afferma il capogruppo del Ps in Gran Consiglio Ivo Durisch, da noi interpellato –. Se dovesse passare in votazione popolare, il decreto Morisoli andrebbe a incidere sui contratti di prestazione, diminuendo percentualmente il montante riconosciuto dal Cantone a questi enti. Ciò si ripercuoterà negativamente sulle condizioni di lavoro dei dipendenti, condizioni già difficili per il tipo di professione, e quindi sulla qualità delle prestazioni offerte agli utenti dei vari servizi». Osserva infine Durisch: «Se la spesa sociosanitaria è aumentata è perché sono aumentati i bisogni della popolazione».

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