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29.04.22 - 05:20
Aggiornamento: 16:03

Strade silenti. Lo saranno anche i cittadini?

Il credito di 50 milioni per il risanamento fonico potrebbe essere il primo caso di applicazione del referendum finanziario obbligatorio. Potrebbe

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Deciderà la prossima settimana il Gran Consiglio

Potrebbe essere il primo banco di prova per il cosiddetto referendum finanziario obbligatorio. Potrebbe, perché sarà (eventualmente) il Gran Consiglio a decidere, nella sessione di settimana prossima, se chiamare i cittadini al voto sul credito di 50 milioni di franchi per il risanamento fonico delle strade cantonali.

Andiamo con ordine. Nei giorni scorsi la commissione parlamentare della Gestione ha aderito all’unanimità dei presenti al rapporto del liberale radicale Matteo Quadranti favorevole allo stanziamento della citata somma proposta dal governo e destinata non solo alla posa di pavimentazione fonoassorbente, ma anche ad altri interventi anti-inquinamento fonico, per esempio la messa in atto di "provvedimenti di isolamento acustico" su quasi quattrocento edifici. Invocando la clausola d’urgenza, la ‘Gestione’ ha sollecitato l’inserimento del dossier nell’agenda dell’imminente seduta del Legislativo. Secondo il programma, lunedì 2 maggio il Gran Consiglio si esprimerà sulla richiesta della commissione. Se accolta, il plenum si pronuncerà sul rapporto di Quadranti martedì. Per l’approvazione del credito occorrerà la maggioranza qualificata: quarantasei sì. L’iter però non si concluderà con il via libera del parlamento al credito, cosa che appare scontata alla luce dell’ampio sostegno in Gestione ai 50 milioni. Dato che l’importo supera abbondantemente quello fissato dalla legge (30 milioni di franchi), il Gran Consiglio sarà tenuto a deliberare sulla referendabilità della spesa, che "è data con un terzo favorevole dei presenti e con un minimo di venticinque dei suoi membri", venticinque deputati. In tal caso la parola passerà al popolo. Se così sarà, il ‘referendum finanziario obbligatorio’ verrà applicato per la prima volta in Ticino dalla sua (recente) entrata in vigore.

L’iniziativa, il controprogetto

Lo strumento deriva da un’iniziativa popolare di cui era primo firmatario il deputato democentrista Sergio Morisoli, artefice peraltro del controverso decreto, approvato dalla maggioranza del Gran Consiglio nell’ottobre scorso, che chiede il pareggio di bilancio dei conti del Cantone entro la fine del 2025, agendo prioritariamente sulla spesa pubblica. Tagliandola, sostengono i contrari. No, contenendone la crescita, replicano i fautori del decreto. Fatto sta che su quest’ultimo, impugnato con successo tramite referendum, i cittadini si esprimeranno il 15 maggio. Torniamo al ‘referendum finanziario obbligatorio’. Depositata nel 2017, l’iniziativa popolare costituzionale promossa da Morisoli e denominata "Basta tasse e basta spese, che i cittadini possano votare su certe spese cantonali", aveva raccolto oltre dodicimila firme, circa duemila in più di quelle necessarie per la sua riuscita.

Nel febbraio 2021 il Gran Consiglio opta però per il controprogetto, meno rigido (eleva fra l’altro il tetto di spesa unica da 20 a 30 milioni di franchi), partorito dalla commissione parlamentare ‘Costituzione e leggi’ e inserito nel rapporto di Lara Filippini, collega di partito di Morisoli. L’iniziativa non viene ritirata e così scatta il voto popolare (26 settembre 2021). Il controprogetto ottiene l’ok anche delle urne. Lo strumento del ‘referendum finanziario obbligatorio’, nella versione del controprogetto, viene pertanto ancorato alla Costituzione ticinese e alla Legge sulla gestione e sul controllo finanziario dello Stato con l’introduzione all’articolo 5 del seguente capoverso: "Immediatamente dopo il voto finale su un atto del parlamento che comporta una spesa unica superiore a 30’000’000 di franchi o una spesa annua superiore a 6’000’000 di franchi per almeno quattro anni, viene messa in votazione dal parlamento la referendabilità obbligatoria della spesa, la quale è data con un terzo favorevole dei presenti e con un minimo di 25 dei suoi membri".

Morisoli: troverei piuttosto strana una chiamata del popolo alle urne

«Considerata l’adesione unanime della commissione al rapporto e confidando pertanto in un ampio consenso del plenum del Gran Consiglio al credito, mi auguro – afferma Matteo Quadranti, relatore sui 50 milioni – che si rinunci a chiamare i cittadini alle urne. Tuttavia se dovesse esserci la votazione popolare, ricordo che l’investimento previsto è a beneficio della salute. Riducendo l’impatto fonico della rete viaria cantonale, si tutela da rumori eccessivi una fetta importante della popolazione». Vero, ma il prospettato consistente aumento dei premi di cassa malati e il rincaro dell’elettricità e delle materie prime potrebbero portare una parte dei cittadini a rivendicare un uso diverso del denaro. «In ogni caso – dice Sergio Morisoli – con questo credito non si buttano via i soldi pubblici, ma si risponde a un’esigenza concreta». Quindi? «Quindi troverei piuttosto strano – risponde il capogruppo Udc in Gran Consiglio – che il parlamento, tenuto conto anche della decisione commissionale su questi 50 milioni, votasse per il referendum». La settimana prossima se ne saprà di più.

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