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27.04.22 - 18:48
Aggiornamento: 22:32

Decreto Morisoli: ‘A rischio frantumi i risparmi di una vita’

Enti e associazioni del settore sociosanitario si dicono molto preoccupati: ‘Prestazioni sicuramente penalizzate se in votazione popolare passa il sì’

Un inevitabile peggioramento della qualità delle prestazioni o in alternativa – se non in contemporanea – un aumento della fatturazione dei costi per i diretti beneficiari. Secondo diversi attori del settore socio-sanitario è quanto si prospetta per persone anziane, con disabilità, malati, minori e famiglie, nel caso in cui il prossimo 15 maggio venisse accettato in votazione popolare il cosiddetto Decreto Morisoli che impone il pareggio del bilancio cantonale entro il 2025 agendo prioritariamente sulle spese. «Siamo molto preoccupati – è il messaggio unanime che hanno fatto passare in conferenza stampa direttori e presidenti di vari enti e associazioni attivi sul territorio – perché significherebbe necessariamente non poter rispondere all’aumento dei bisogni».

‘Verrebbero meno per il ceto medio prestazioni di qualità a prezzi abbordabili’

«È nostra ferma convinzione che non si tratti unicamente di un decreto declamatorio, come si sente dire da più parti – ha messo in guardia Danilo Forini, direttore di Pro Infirmis Ticino –. Il Consiglio di Stato ha più volte dichiarato che l’esito di questa votazione darà l’impostazione politica per diverse decisioni che coinvolgeranno anche i servizi e gli uffici cantonali che devono gestire mandati di prestazione e valutare nuovi progetti». Sottolineando come sia tutta la popolazione a beneficiare dei servizi sociosanitari, e non solo le persone meno abbienti escluse dal provvedimento, Forini ha sostenuto l’importanza che «anche chi ha un reddito medio possa usufruire degli aiuti statali in modo che i risparmi di una vita non vengano polverizzati per far fronte a delle necessità di cure e assistenza. Bisogna garantire anche a loro prestazioni di qualità a prezzi abbordabili».

‘Ne andrebbe della garanzia di una vita dignitosa per le persone anziane’

Il presidente di Pro Senectute Ticino e Moesano Carlo Denti ha affermato che «l’invecchiamento demografico della popolazione non è né di destra né di sinistra, ma un dato di fatto. Dire che non verranno toccati i contributi è una mezza verità perché l’invecchiamento è tale da richiedere necessariamente un aumento delle prestazioni per garantire alle persone anziane una vita dignitosa». Citando la necessità del potenziamento delle cure a domicilio riconosciuta dal Cantone e la pianificazione che per le case anziani ha previsto la costruzione di 1’180 posti letto in più, Denti ha rilevato come «la volontà politica di sostenere servizi di qualità in questo ambito è in netta contraddizione con un taglio della spesa pubblica o anche solo con un blocco del suo aumento». Dal canto suo Fabrizio Greco, direttore della casa per anziani e delle strutture dell’Associazione Melograno di Lugano, ha spiegato come l’invecchiamento della popolazione e il mantenimento a domicilio sempre più a lungo faccia sì che «nelle nostre case anziani si arriva più tardi e con uno stato di gravità sanitaria maggiore. Dai dati a disposizione emerge che negli ultimi 10 anni circa il 25-30% degli utenti si trova in uno stato peggiore di salute e dunque ha bisogno di più di cure». Cure la cui qualità, ha rimarcato Greco, «viene data dal fattore umano, dal personale, che deve essere motivato e in numero sufficiente. Soprattutto dopo la pandemia che ha portato molti allo stremo, ci rendiamo conto della necessità di creare delle condizioni di lavoro adeguate dal punto di vista salariale e di carico di lavoro per rendere attrattiva la professione, perché purtroppo sono in moltissimi a lasciarla precocemente».

‘Negli asili nido saremmo costretti ad aumentare le rette per le famiglie’

Myriam Greub Pagani, direttrice dell’asilo nido e del centro extrascolastico Multispazio Eccolo di Massagno, si è fatta portavoce di circa cento strutture che si occupano di bambini «e che meritano la migliore qualità possibile. Quest’anno abbiamo raggiunto un importante traguardo nel settore firmando il contratto collettivo in favore dei nostri dipendenti – ha messo in luce Greub Pagani –. Trovarci però adesso con la spada di Damocle di questo Decreto sulla testa ci fa paura, perché il rischio è di dover aumentare le rette delle famiglie quando fino a questo momento eravamo riusciti a calmierare i prezzi». Le ha fatto eco Nadia Tunesi, responsabile del centro extrascolastico la Casa Irma di Bedano: «Le strutture educative dell’infanzia negli ultimi anni sono cresciute in numero e in qualità grazie agli importanti sforzi anche dei dipendenti, ed è importante possano portare avanti il loro compito con quella serenità che poi si trasmette anche ai bambini. È fondamentale anche continuare a investire sulla formazione perché la qualità raggiunta venga garantita anche per il futuro».

‘Pericolo di dover chiudere la porta in faccia a delle persone con disabilità’

In rappresentanza delle strutture per persone con disabilità, Marzio Proietti, direttore di inclusione andicap ticino, ha spiegato che «dal 2008 il Cantone ha introdotto anche nel nostro settore dei contratti di prestazione per garantire efficienza ed efficacia. In questi quasi 15 anni i parametri di finanziamento sono rimasti stabili dunque il costo per le prestazioni non ha subito aumenti. Nel frattempo il Cantone ha applicato numerose misure di risparmio che ci hanno sempre visti collaborare per garantire l’offerta e soddisfare i bisogni previsti dalla pianificazione. Pensare ora che a breve ci potrebbe essere un’ulteriore riduzione o una mancanza di mezzi è complicato anche perché bisogna seguire dei criteri moderni di presa in carico socio-educativa e socio-lavorativa, un lavoro che ha un costo». Dunque, per Proietti, se il bisogno cresce ma non così le risorse «bisognerà agire sulla qualità delle prestazioni o altrimenti chiudere la porta in faccia ad alcune persone. Se passa, il Decreto raggiungerà l’obiettivo del pareggio dei conti, ma lascerà probabilmente sul terreno delle situazioni di grande insoddisfazione».

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