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La proposta al vaglio della commissione ‘Giustizia e diritti’
26.04.22 - 05:30
Aggiornamento: 16:31

Polizia unica? In parlamento torna il controverso dossier

Iniziativa Ghisletta, prime audizioni. Galusero (relatore): sì a un solo corpo, ora dispersione. Galli (polcom): no, noi sappiamo garantire la prossimità

Il Gran Consiglio torna sul controverso dossier polizia unica. Lo fa con la commissione ‘Giustizia e diritti’ che ieri ha svolto le prime audizioni sull’iniziativa parlamentare allestita nella forma generica dal socialista Raoul Ghisletta. Depositato nel dicembre 2020 e sottoscritto da altri sedici deputati di partiti diversi (Lega, Plr, Ppd, Verdi, Più Donne, Pc, oltre al Ps), l’atto parlamentare chiede "una migliore organizzazione" delle forze dell’ordine in Ticino "sul modello della legge sulla polizia del 2004 del Canton Neuchâtel", caratterizzata da tre "principi cardine". Ovvero, affermano gli iniziativisti, da "una Polizia cantonale", da "organi cantonali e regionali per orientare l’attività della polizia cantonale (consiglio cantonale di pilotaggio della sicurezza pubblica e consigli regionali di sicurezza pubblica)" e da "agenti di sicurezza comunali non armati con compiti locali specifici". In sostanza, Ghisletta e colleghi propongono un solo corpo di polizia in Ticino: la Polizia cantonale. Sollecitano così il varo di "una riforma volta a raggiungere maggiore razionalità nell’organizzazione della polizia al servizio della sicurezza della popolazione". In caso di luce verde del Gran Consiglio, "spetterà di conseguenza" al governo il compito di "presentare un messaggio con la modifica della legislazione cantonale in materia, ivi compresi gli aspetti relativi al finanziamento della nuova organizzazione".

La mozione del 2013

La ‘Giustizia e diritti’, informa la stessa in una nota, ha sentito il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, il segretario generale e coordinatore del Dipartimento Luca Filippini e il capitano Elia Arrigoni, alla testa dei Servizi generali della Polcantonale. «Durante l’audizione si è fatto il punto della situazione, anche con riferimento alle revisioni normative in corso riguardanti l’attività delle forze dell’ordine», dice alla ’Regione’ il relatore sull’iniziativa, il liberale radicale Giorgio Galusero, da tempo fautore della polizia unica in Ticino. Sua una mozione in tal senso inoltrata nel 2013, che innescò non poche discussioni. Dall’allora commissione parlamentare della Legislazione uscirono due rapporti. Quello di minoranza, redatto dal popolare democratico Claudio Franscella, invitava il plenum del parlamento a rispedire al Consiglio di Stato il messaggio dell’aprile 2014 con cui il governo condivideva la richiesta di Galusero di confezionare un progetto di polizia unica. Secondo Franscella, "non è il momento opportuno" per affrontare il tema, essendo all’epoca i Comuni alle prese con l’implementazione della LcPol, la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le polizie comunali entrata in vigore nel 2012, e dunque con l’attuazione delle regioni di polizia comunale facenti capo a Comuni polo. Il rapporto stilato dal leghista Angelo Paparelli, nel frattempo deceduto, sollecitava invece il parlamento a dare via libera alla realizzazione di una sola polizia con l’avvio da subito del relativo studio. I documenti commissionali approdarono al Gran Consiglio nella seduta del 24 giugno 2015. Dopo due ore di dibattito, il duplice annuncio (a sorpresa) di Gobbi: il ritiro del messaggio governativo e l’elaborazione di "un progetto di polizia ticinese", sul quale "voglio lavorare con le polizie comunali in maniera molto stretta". Il Consiglio di Stato diede pertanto vita al gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’, coordinato da Filippini e composto di rappresentanti dei Comuni, della Polcantonale e dall’Associazione delle polizie comunali.

‘È giunto il momento’

Ora altra carne al fuoco con la proposta di Ghisletta. «Due dei tre punti dell’iniziativa - riprende Galusero - possono essere secondo me considerati evasi: anche il Ticino dispone infatti di organi consultivi sulla sicurezza, in seguito all’entrata in vigore della LcPol, e di agenti non armati, alludo agli ausiliari di polizia alle dipendenze di corpi locali. Resta pertanto pendente la proposta principale degli iniziativisti: la realizzazione di un’unica polizia. E io credo che sia giunto il momento di andare in questa direzione. Tra il 2013 e il 2022 siamo passati da 1’009 unità di personale di polizia, tra Cantonale e Comunali, a 1’381, stando ai dati della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali. Il nostro oggi è il cantone con il numero più alto di poliziotti per numero di abitanti. Vallese e Grigioni, per esempio, hanno un numero molto inferiore. E non è tutto». Aggiunge: «Tra il 2013 e quest’anno il numero degli agenti di polizia comunale operativi, senza cioè tener conto degli amministrativi, è aumentato del settanta per cento, mentre del quindici quello degli operativi della Cantonale. La costituzione di un solo corpo di polizia, con il passaggio degli agenti oggi delle polcomunali alla Polizia cantonale, eviterebbe una simile dispersione di risorse umane e mezzi. Grazie poi a un unico Comando, avremmo un coordinamento efficace delle forze dell’ordine, a beneficio della sicurezza della collettività». Il finanziamento dell’apparato? «Già adesso tutti i Comuni partecipano finanziariamente ai costi legati alla sicurezza e comunque per adeguare in modo graduale il numero degli agenti alle reali necessità si potrebbero ‘diluire’ nel tempo le scuole di polizia», sostiene Galusero.

‘Ribadiamo la nostra contrarietà’

«Noi ribadiamo la nostra contrarietà all’introduzione in Ticino di un solo corpo di polizia – sottolinea perentorio Orio Galli, presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi –. E ribadiamo la necessità di garantire l’attività, fondamentale, di prossimità, che solo le polizie comunali possono assicurare. Conoscono la realtà del territorio in cui operano, le dinamiche e la mentalità locali. Un conto è fare l’agente di polizia a Lugano, un altro è farlo ad Airolo. Siamo ora in attesa – aggiunge il responsabile dell’Apcti – di conoscere i contenuti del rapporto del gruppo ‘Polizia ticinese’, che dovrebbe essere pronto per gli inizi di giugno, sulla definizione e la ripartizione dei compiti, nell’ambito della revisione della LcPol, fra Cantonale e polizie comunali, con l’attribuzione a quest’ultime della sicurezza di prossimità. È allora opportuno evitare fughe in avanti».

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