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16.04.22 - 05:30

‘Formazione logopedisti, trovare e incentivare altre modalità’

Il deputato del Plr Aron Piezzi con una mozione torna sul problema dei bambini con disturbi specifici dell‘apprendimento: ’Servono più professionisti’

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‘Occorre fare di più’

"Sempre più bambini sono affetti da disturbi specifici dell’apprendimento, ma ci sono sempre meno logopedisti". A denunciarlo è il deputato del Plr Aron Piezzi, che con una mozione inoltrata al Consiglio di Stato traccia l’obiettivo dei liberali radicali per tentare di risolvere un problema che colpisce molti ragazzi di ogni età e le loro famiglie. La prima richiesta al governo è di "individuare nuove modalità formative per incentivare la professione di logopedista e per aumentare il numero di professionisti, affrontando quindi di petto un problema reale e diffuso capillarmente nel territorio cantonale". La seconda, è che il tutto si svolga "sviluppando sinergie e collaborazioni tra i nostri centri di formazione (Supsi e scuole medico superiori) e le Università d’Oltralpe nella formazione di logopedisti attraverso, ad esempio, la formazione a distanza. Anche abbinandola alla pratica professionale a tempo parziale".

Il gruppo di lavoro? Un po’ poco

Non è la prima volta che il Plr si occupa del tema. "Già un anno fa il deputato Alessandro Cedraschi aveva sollevato il problema della carenza di professionisti in grado di seguire i bambini con disturbi specifici dell’apprendimento", ricorda infatti Piezzi. Tuttavia, "da allora non sembra ci siano stati miglioramenti. E senza rapidi e puntuali interventi la situazione non potrà che peggiorare". Vero, come concesso anche dal deputato liberale radicale è stato creato un gruppo di lavoro (a seguito di una mozione dei granconsiglieri Ppd Fonio e Dadò), ma l’impressione è che in casa Plr sia considerato un po’ poco.

"Il problema è molto sentito - rincara infatti Piezzi -, da nostre informazioni lo stesso è diffuso in parecchie realtà territoriali ticinesi, sottodotate in rapporto alle reali esigenze. Sembrerebbe inoltre che la carenza di professionisti non si manifesti unicamente nel settore pubblico, ma pure nel privato".

Nel suo atto parlamentare il granconsigliere del Plr cita esplicitamente un recente approfondimento de ‘laRegione’, asserendo che "appare evidente come il problema stia causando non poche preoccupazioni a famiglie, docenti e pediatri; e soprattutto ai bambini". Infatti, sempre citando il nostro articolo, Piezzi rimarca che "per accedere a una terapia c’è una lista d’attesa fino a cinque mesi, con lacune che si protraggono nel percorso di apprendimento dei bambini. Ricordiamo che questi ultimi, tra le diverse difficoltà, invertono lettere e numeri, rendendo problematica la lettura. Quindi leggere, scrivere o fare calcoli, nonostante sembrino processi scontati, per quasi un bambino su quattro non lo sono". Inoltre, "alcuni metodi d’insegnamento risultano poco efficaci per una mente dislessica".

‘La scuola si occupa del problema, ma troppo lentamente’

Non è una condanna senza appello, ci mancherebbe. "Non si vuole dire che la scuola non se ne stia occupando - riconosce il deputato Plr - ma che lo sta facendo troppo lentamente rispetto all’evoluzione del problema: i casi di bambini affetti da disturbi dell’apprendimento sono in continuo aumento in Ticino, anche nelle Scuole medie e nelle Scuole professionali; ciò significa che non si è riusciti a intervenire prima". Ogni anno "ci sono circa 500 decisioni emesse relativamente a misure dispensative e compensative prese nelle diverse scuole per casi di disturbo specifico dell’apprendimento. Questi bambini necessitano spesso di terapie molto intensive per alleviare questo problema, attraverso almeno una seduta a settimana; attualmente, per contro, riescono a farne a malapena una ogni due settimane a causa della carenza di logopedisti".

E siamo al punto. Perché "la formazione di nuovi logopedisti è un percorso a ostacoli che svaria dalla lingua alla burocrazia, e non rende abbastanza attrattiva questa formazione". Formazione specifica che addirittura "in Ticino non esiste". Un problema cui se ne sommano altri, dal momento che "anche immaginando di attrarre professionisti dall’estero gli ostacoli non diminuiscono, perché a titolo d’esempio la formazione svolta in Italia non è riconosciuta nel nostro Cantone, essendo una formazione medico-sanitaria e non strettamente pedagogica". Il problema c’è ed è di difficile risoluzione, "ma ciò non deve diventare un alibi per evitare di trovare altre strade per formare nuovi logopedisti". Come, infatti, viene chiesto al governo.

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