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14.04.22 - 21:44

Speziali: ‘Spesa, combattiamo ogni demagogia e isteria’

Il presidente liberale radicale al Comitato cantonale Plr sostiene il ‘Decreto Morisoli’: ‘La cultura del debito non ha mai portato crescita ed equità’

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Il presidente del Plr

«Il comitato contrario a questo decreto che si è presentato ieri mostra di essere su un cammino a cavallo tra demagogia e isteria». A poche ore dalla presentazione del comitato referendario che invece sostiene del ‘Decreto Morisoli’, è ancora in trincea il presidente liberale radicale Alessandro Speziali davanti al comitato cantonale del Plr riunitosi stasera a Sant’Antonino.

‘Non c’è alcuna cultura sana che passa dal debito’

E prende la rincorsa con la stretta cronaca parlamentare, quella che ha portato martedì al voto del Gran Consiglio sul risanamento dell’Istituto di previdenza del Canton Ticino: «Abbiamo visto cosa significa nel tempo quando si prendono decisioni per niente responsabili, usando un eufemismo. Il rispetto per le prossime generazioni con cui molti politici si riempiono la bocca ogni paio d’ore poi deve avere anche una coerenza con le azioni perché - affonda ancora Speziali - non c’è alcuna cultura sana in Europa che passa attraverso il debito».

Per poi rincarare: «La cultura del debito non ha mai corrisposto né alla crescita, né all’equità: porta solo i problemi che sono figli della mancata progettualità». L’obiettivo liberale radicale - «che va oltre questa singola votazione» - è quello «dell’equilibrio dei conti, perché lo Stato, la società e il territorio riprendono vigore se riprende la crescita. Le recenti preoccupazioni sul potere d’acquisto della popolazione mostrano che la strada non è assolutamente la decrescita, sia essa felice o infelice. Anzi, sicuramente infelice».

‘La sostenibilità è anche economica e sociale, quindi liberale’

Responsabilità, quindi. «Ma una responsabilità che deve far rima con sostenibilità, un termine che non è affatto appannaggio solo dei Verdi ma che, anzi, stiamo tinteggiando di un bel blu liberale radicale perché la sostenibilità non è solo ambientale, ma anche economica e sociale». Quindi porta chiusa, di più, sbarrata «alla scorciatoia politica dell’aumento delle imposte» da un lato, ma dall’altro «profonda attenzione» anche a tutto quello che va a comporre la società.

«Dopo la prima fase acuta della pandemia - ricorda Speziali - abbiamo cercato di riaccendere quella parte di società che si cullava nella copertina comoda delle restrizioni ingaggiando l’arma dei sussidi, che rinunciava a priori alla libertà, che ascoltava i contributi solo di parte della scienza, senza dare udienza a quegli psichiatri che denunciavano la loro preoccupazione per il disagio giovanile: questione purtroppo poi esplosa e che non ha meno dignità di altre». E tornando a questioni di dobloni, «abbiamo voluto riaprire la società e far ripartire l’economia. Quell’economia che non ci chiedeva più sussidi, ma di poter lavorare, e ha abbandonato la richiesta di crediti e sussidi facili che aiutavano figure economiche già in declino».

‘Stop a oltranzismo e integralismo’

Se responsabilità e coerenza viaggiano sullo stesso binario, anche proclami e azioni devono essere susseguenti. Quindi come si comporterà il Plr sia sulla campagna referendaria per il voto del 15 maggio sia in ottica future elezioni? «I valori son belli da citare, ma vanno incarnati in prima persona perché sennò è semplice cosmesi - spiega il presidente del Plr -. Il nostro discorso politico vuole essere nitido, rifiutando ogni oltranzismo e integralismo perché siamo in una democrazia parlamentare e il parlamento deve arrivare a delle soluzioni».

Chiaro, «siamo stretti tra narrative ideologiche abbastanza dure, con scontri sempre più radicali. La popolazione svizzera negli ultimi appuntamenti elettorali cantonali sta dimostrando di non volere estremismi preferendo vie concrete, e noi con la nostra identità e la nostra visione del Paese siamo in grado di offrirla».

Pezzo dopo pezzo «il Plr cerca e cercherà di portare avanti una visione di Paese sempre più chiara, ispirata dai nostri valori, senza cedere ad alcuni toni di dibattito che cercano di disegnare un orizzonte con nuvole così nere che bisogna per forza avere paura di ogni singola proposta».

‘Ospedale universitario oltre regionalismi, sì a cultura dell’eccellenza’

Difendendo, rilancia ancora Speziali, «l’idea di un Ticino coraggioso, che ringrazia ancora uno dei suoi padrini più illustri, Giuseppe Buffi, per l’Università della Svizzera italiana. Ma che deve guarda anche alla materia sanitaria: e in questo senso abbiamo detto più volte che l’ospedale universitario potrebbe essere l’evoluzione di un sistema sanitario che deve guardare non ai regionalismi, ma alla cultura dell’eccellenza. E ne abbiamo già tante, basti pensare all’Istituto di ricerca in biomedicina che è talmente curato che quando si gira per i loro corridoi sembra di essere in un film».

Di ‘Decreto Morisoli’ si è parlato anche nella tavola rotonda cui hanno cordialmente battagliato la capogruppo liberale radicale Alessandra Gianella, quello dell’Udc Sergio Morisoli, quello socialista Ivo Durisch e l’economista Amalia Mirante.

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