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Tra un mese il verdetto delle urne
14.04.22 - 18:37
Aggiornamento: 20:45

‘Chi parla di tagli racconta frottole’

Votazione popolare del 15 maggio, il Comitato a sostegno del decreto Morisoli: si tratta di moderare la crescita della spesa e di spendere meglio

«Non si vuole danneggiare nessuno, tantomeno si vuole causare disagio sociale. Non ci saranno tagli. Perché non ce ne sarà bisogno. Basta moderare la crescita della spesa e spendere meglio». Il Leitmotiv non cambia. A ribadire il senso del decreto, di cui è artefice, è il capogruppo dell’Udc in Gran Consiglio Sergio Morisoli. Quel decreto, approvato lo scorso ottobre dalla maggioranza (Plr, Lega e democentristi) del parlamento, che chiede il pareggio di bilancio dei conti del Cantone entro la fine del 2025, agendo sulla spesa pubblica. "Prioritariamente" sulla spesa (avverbio introdotto da un emendamento proposto dai liberali radicali). Decreto impugnato con successo dal sindacato Vpod con il lancio di un referendum appoggiato dalla sinistra e da diverse associazioni. La parola quindi ai cittadini e alle cittadine ticinesi: si pronunceranno il 15 maggio.

‘Soluzione ragionevole e indolore’

Questo pomeriggio è stato il turno del Comitato a sostegno dell’oggetto in votazione tra un mese. «Oltre Gottardo lo definirebbero il fronte dei borghesi, io lo definisco il fronte dei responsabili», evidenzia Piero Marchesi. Un Comitato di «persone responsabili, poiché la situazione delle finanze pubbliche è piuttosto complicata». Da qui, continua il presidente dell’Udc cantonale e consigliere nazionale, «l’urgenza e la necessità di trovare una soluzione ragionevole e indolore per conseguire quell’equilibrio finanziario di cui si discute da tempo ma che ancora non è stato raggiunto. Chi afferma che con questo decreto ci saranno tagli racconta frottole. Si tratta di rallentare l’aumento, oggi veloce, della spesa. Ed è un atto di responsabilità, per evitare che la conseguente crescita del debito pubblico vada a gravare sulle future generazioni». Sarebbe «non etico azzoppare la progettualità di questo cantone, poiché danneggerebbe in particolare chi verrà dopo di noi», rilancia Alessandro Speziali, alla testa del Plr e granconsigliere.

‘L’alternativa? L’aumento delle imposte, che colpirebbe ceto medio e aziende’

Marchesi non ha dubbi: «Se non si contiene l’incremento della spesa pubblica, l’alternativa è quella prospettata dalla sinistra: l’aumento delle imposte». Uno scenario assolutamente indigesto ai fautori del sì al decreto. «I problemi delle finanze pubbliche – rileva la capogruppo dei liberali radicali in parlamento Alessandra Gianella – non si risolvono aumentando la pressione fiscale, a maggior ragione in un periodo difficile come questo», segnato, a causa anche della guerra in Ucraina, da rincari e crisi delle materie prime. Senza dimenticare, le fa eco Speziali, che il Ticino «è oggi fra gli ultimi Cantoni quanto a concorrenzialità fiscale». Un eventuale aumento delle imposte «andrebbe a pesare sul ceto medio e sulle piccole e medie imprese», avverte il popolare democratico Fabio Battaglioni (nei banchi parlamentari del Ppd lui e Paolo Caroni sono stati gli unici a votare a favore del ‘decreto Morisoli’). «Negli ultimi dieci anni – prosegue Battaglioni – la spesa è aumentata di poco meno di un miliardo. Il decreto traccia una via, del tutto percorribile, per il riequilibrio delle finanze del Cantone. Fissa un termine temporale, indica le voci per le quali la spesa non potrà essere incrementata (personale cantonale, beni e servizi ndr), esclude il riversamento di oneri sui Comuni e soprattutto non permette l’aumento della pressione fiscale». Se accettato in votazione popolare, «comporterà un’assunzione di responsabilità da parte del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio» ai fini di «un serio esercizio di contenimento della spesa».

‘Un principio che i cittadini capiscono’

Una spesa «oggi fuori controllo», insiste Morisoli: «Per esempio il costo del personale è mediamente superiore al totale delle imposte delle persone fisiche». Per il democentrista «è ora che si parli anche di sostenibilità finanziaria». Assicura Gianella: «Nel limitare la crescita della spesa non si andrà a incidere sui sussidi per le persone che ne hanno bisogno, per i meno abbienti e ciò è nero su bianco». Il decreto, sottolinea Speziali, «mira ad avere finanze pubbliche sane». Per Paolo Caroni, «occorre affrontare la spesa pubblica anche con spirito critico, chiedendosi fra l’altro se sia possibile ottimizzare l’apparato statale senza aumentare la spesa». Un sì delle urne «darà una certa legittimazione a governo e parlamento di fare al limite anche delle scelte impopolari, scelte che però verranno fatte con senso di responsabilità, per il riequilibrio delle finanze». Dice il capogruppo della Lega Boris Bignasca in vista della votazione popolare del 15 maggio: «Si tratta di spendere quello che si ha in tasca e di spendere meglio. Penso che i cittadini capiscano questo principio».

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