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07.04.22 - 05:15
Aggiornamento: 19:00

Assicuratori malattia: le nostre proposte per contenere i premi

Tariffario, cure ambulatoriali, prezzo farmaci e pianificazione ospedaliera. Parlano curafutura e santésuisse. L’Acsi: no alla ‘medicina inutile’

Sarà un salasso? Subiranno un‘impennata del 7 o addirittura del 9 per cento come ventilato di recente dal giornale ‘Le Matin Dimanche’, mandando in fibrillazione cittadini e politici? «È prematuro indicare cifre precise», taglia corto Céline Antonini. Secondo la responsabile per la Svizzera italiana di curafutura, una delle due associazioni mantello (l’altra è santésuisse) degli assicuratori malattia, è presto per formulare ipotesi sull’ammontare dei premi di cassa malati che pagheremo nel 2023. La definizione dei premi, ricorda, «segue regole precise e la loro fissazione avviene durante i mesi estivi in una sorta di ping pong tra l’Ufficio federale della sanità pubblica e i singoli assicuratori: l’importo viene deciso tenendo evidentemente conto dell’andamento dei costi sanitari negli ultimi anni». Intanto c’è un punto fermo. «Nel 2021 – rileva Antonini – si è registrato nel Paese un incremento dei costi della salute del 5 per cento e per legge i premi devono coprire i costi». Un aumento che «tendenzialmente si ripercuoterà in un modo o nell’altro sull’evoluzione dei premi». Un aumento, sostiene la rappresentante di curafutura, che va però contestualizzato: «Con riferimento al medio-lungo termine in Svizzera i costi legati alla sanità crescono del 2,5 per cento in media all’anno. Nel 2020 praticamente non ci sono stati aumenti, questo principalmente per il rinvio di molte operazioni a causa della pandemia. L’anno seguente invece i costi sono saliti come detto del 5 per cento: un effetto di recupero. Spalmando tuttavia questa percentuale sul 2020 e sul 2021, abbiamo un aumento del 2,5 per cento all’anno, che è in linea con il trend appena indicato».

‘Riserve, prudenza’

Previsioni sui premi 2023 sono premature, d’accordo, ma il timore che quest’autunno Berna annunci una stangata è diffuso nella popolazione dopo le indiscrezioni a mezzo stampa. E si torna così a invocare il ricorso alle riserve degli assicuratori per frenare l’incremento dei premi dell’assicurazione malattia di base. Ma la responsabile per la Svizzera italiana di curafutura invita alla prudenza e tiene a puntualizzare alcuni aspetti. «Ogni sistema assicurativo ha bisogno di riserve – premette Antonini –. Confrontando le assicurazioni sociali, emerge che l’Avs ha un anno di riserve, la Suva, l’equivalente di una cassa malati unica, ha più di centosessanta mesi, mentre le riserve degli assicuratori malattia rappresentano attualmente circa quattro mesi di prestazioni. Ricordo che per i premi 2022 gli assicuratori malattia hanno utilizzato complessivamente 380 milioni di franchi delle loro riserve, integrando la somma citata nel calcolo dei premi o rimborsando agli assicurati quanto avevano pagato in eccesso». Ora, evidenzia Antonini, «siamo in un sistema nel quale gli assicuratori sono in concorrenza fra di loro, per cui se possono usare le rispettive riserve per tenere i premi bassi, in genere lo fanno. E questo, rammento, è possibile per legge solo da qualche anno. Attenzione però: c’è un minimo legale di riserve che va garantito, se no la stabilità finanziaria viene messa in pericolo». Riserve miliardarie... «che tuttavia solo in minima parte derivano da premi versati in eccesso: il grosso è riconducibile a investimenti che anche gli assicuratori malattia, attenendosi a disposizioni piuttosto restrittive, fanno nei mercati finanziari. È peraltro ciò che ha affermato nel 2021 nero su bianco l’Ufficio federale della salute pubblica a proposito di quattro miliardi di franchi di riserve accumulate negli ultimi anni».

‘Non perdiamo di vista il problema principale’

Per Antonini «se si continua a parlare di riserve, si finisce però per perdere di vista il problema principale», ovvero «il costante aumento dei costi del sistema sanitario elvetico». Sottolinea la responsabile per la Svizzera italiana di curafutura: «Questo, riteniamo, è l’anno decisivo per adottare, soprattutto a Berna, delle misure davvero incisive per tenere sotto controllo l’evoluzione dei costi. Come assicuratori ci adoperiamo per concretizzare diverse riforme. Una è la sostituzione del vigente tariffario medico Tarmed con il Tardoc, per rimediare alla sovrafatturazione di numerose prestazioni: è pertanto indispensabile avere un tariffario al passo con i tempi. Con la Federazione dei medici stiamo spingendo per l’introduzione del tariffario Tardoc: si è in attesa di una decisione del Consiglio federale». Un’altra «importante» riforma «è quella che mira a finanziare in modo uniforme le prestazioni ambulatoriali e quelle stazionarie. Adesso le prime sono interamente finanziate con i premi assicurativi, le seconde per il 55 per cento dai Cantoni. L’intento è di far sì che i Cantoni partecipino al finanziamento delle cure stazionarie e ambulatoriali almeno nella misura del venticinque per cento». C’è poi la questione farmaci: «Abbiamo fatto una serie di proposte a livello federale, alcune all’esame del parlamento, altre del Consiglio federale, per ridurre i prezzi dei farmaci, che in Svizzera sono troppo alti. Occorrerebbe fra l’altro aumentare la quota dei generici e biosimilari, che oggi è molto bassa». A livello ticinese, infine, «aspettiamo di conoscere i contenuti della Pianificazione ospedaliera: anche questa servirà a tenere sotto controllo i costi».

‘La politica non ci ascolta’

Il portavoce di santésuisse, Ivo Giudicetti, esprime preoccupazione per le proiezioni apparse recentemente nei media su un forte aumento dei premi per il 2023. «L’anno scorso, e purtroppo anche nell’anno in corso, la crescita dei costi a carico dell’assicurazione obbligatoria si aggira intorno al 5 per cento. santésuisse ha ripetutamente messo in guardia contro questa elevata crescita e ha chiesto alla politica misure di risparmio affinché gli assicurati siano gravati il meno possibile. Purtroppo, queste richieste non sono ancora state prese sul serio dai politici». D’altra parte nel 2021, evidenzia ancora Giudicetti, santésuisse ha più volte lanciato l’allerta «contro una riduzione politicamente motivata delle riserve degli assicuratori malattia. Anche questo avvertimento è stato ignorato e i premi del 2022 sono stati fissati al di sotto dei costi sanitari prevedibili. Ciò porterà a un effetto di recupero sui premi nel 2023, perché le entrate dei premi 2022 non coprono i costi sanitari fortemente aumentati». Per questo motivo santésuisse chiede ora alla politica «misure urgenti per poter evitare massicci aumenti dei premi nel prossimo anno». Per ridurre al più presto possibile i costi sanitari, quindi pure i premi, anche santésuisse richiede «urgentemente, tra le sue varie proposte, un abbassamento delle tariffe dei medicamenti e delle analisi di laboratorio, nonché l’introduzione di un tariffario ambulatoriale a forfait per i medici, in sostituzione del caro e antiquato Tarmed». A questo proposito, valuta Giudicetti, «sarebbe un enorme autogol per gli assicurati sostituire il Tarmed con una nuova copia del tariffario medico al singolo atto, come invece altri richiedono».

L’Acsi: agire contro la ‘medicina inutile’

C’è grande preoccupazione anche da parte di Laura Regazzoni Meli, segretaria generale dell’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana (Acsi), che tra i suoi servizi offre la consulenza per gli assicurati sul tema delle casse malati e i diritti dei pazienti: «Se si confermerà, questo incremento dei premi interverrà in un periodo in cui si prospettano altri aumenti di prezzo e un’inflazione che fino a poco tempo fa non avremmo immaginato». Rispetto alle soluzioni, secondo Regazzoni Meli «finora la politica ha dimostrato immobilismo. Purtroppo entrano in conflitto degli interessi contrastanti e questo ha sempre impedito di introdurre delle riforme veramente efficaci. A seguito di un’analisi della situazione da parte di un gruppo di esperti, sono stati preparati due pacchetti di misure presentati a livello federale che però non hanno trovato sufficiente sostegno in parlamento». Concretamente, per la segretaria dell’Acsi bisognerebbe ad esempio agire a livello di costi (ad esempio dei farmaci) e di tariffe anche se questo non risolverebbe il grosso del problema: «Se si intervenisse unicamente sulle tariffe lasciando però aumentare la quantità delle prestazioni erogate, ben presto anche i risparmi fatti verrebbero vanificati». L’urgenza è dunque quella di agire per cercare di combattere la cosiddetta "medicina inutile". «Secondo degli studi, il margine di risparmio intervenendo a questo livello è stimato intorno al 20%. Ma ci vuole la volontà di attuarlo». A sostegno dell’importanza di una razionalizzazione delle prestazioni, Regazzoni Meli cita la differenza di premi medi tra Ticino e Grigioni: «Lo scarto è di circa 100 franchi al mese e questo perché i nostri vicini "consumano" meno medicina». Dal canto loro, cosa possono fare gli assicurati per contribuire a frenare la tendenza dei premi al rialzo e risparmiare sulla fattura mensile? «Noi diamo delle indicazioni per evitare un certo sovraconsumo e da sempre consigliamo il modello del medico di famiglia. Tuttavia non è con questo che si riesce a fare la differenza. Il paziente è l’anello debole della catena e la parte importante del compito spetta alla politica e agli operatori sanitari». Rispetto alla questione delle riserve, anche per Regazzoni Meli non si tratta sicuramente della chiave di volta: «Se sciogliessimo tutte le riserve delle casse malati dall’oggi al domani, ci permetterebbero di finanziare quattro mesi di premi. Ho l’impressione che questo aspetto sia molto sovrastimato e che sia eccessivamente cavalcato a scapito del vero problema. Quello – ribadisce – di quanto si spende in modo ingiustificato per la sanità».

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