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‘Le informazioni devono poter essere accessibili immediatamente’ (Ti-Press)
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25.03.22 - 05:30

‘Armi spuntate contro la criminalità senza quella banca dati’

Galusero: ancora manca un database nazionale per agevolare le inchieste di polizia. Interrogazione Plr al governo: urge attivarsi a livello federale

Il titolo dell’atto parlamentare è eloquente: "Le armi spuntate della Svizzera contro la criminalità organizzata", e non solo quella organizzata. È il titolo di un’interrogazione al governo stilata da Giorgio Galusero per il gruppo del Plr in Gran Consiglio. Spuntate perché? "Sembra inverosimile ma nel 2022 la Svizzera non si è ancora dotata di una banca dati comune che possa agevolare le inchieste di polizia nella lotta alla criminalità organizzata e alla criminalità comune o semplicemente per approfondire informazioni su una persona sospetta", annota il deputato, già ufficiale della Polizia cantonale. Ancora oggi, continua Galusero, "un poliziotto se vuole conoscere i precedenti di un determinato soggetto, deve contattare la Confederazione e in pratica ventisei cantoni". Il che è "una cosa incredibile, in un periodo in cui tutto circola a una velocità tale da far sembrare vecchio un fatto successo poche ore prima e in cui la mobilità delle persone è praticamente incontrollata". Al Consiglio di Stato il parlamentare liberale radicale chiede quindi se sia a conoscenza "dell’inspiegabile mancanza" di una banca dati nazionale consultabile dagli agenti inquirenti "in modo immediato", se sull’argomento sia già intervenuto presso la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia e se non ritenga "urgente" attivarsi con la Deputazione ticinese alle Camere federali.

Il tema al centro della rivista della Fsfp

Il tema sul quale verte l’interrogazione è al centro del numero di marzo di ‘police’, il mensile della Federazione svizzera dei funzionari di polizia. Ed è da quanto riportato dalla rivista della Fsfp che trae spunto l’atto parlamentare di Galusero. Ad affrontare la questione sul periodico è Edy Pironaci, redattore responsabile della parte in lingua italiana di ‘police’. "Serve al più presto – scrive fra l’altro Pironaci – una base legale solida, che permetta di garantire lo scambio di dati tra le autorità federali e cantonali in ogni ambito, che possa servire alle autorità di perseguimento penale per individuare tempestivamente e combattere la criminalità. Nel 2019 – aggiunge – le Camere federali hanno adottato la mozione di Corina Eichenberger-Walther ‘Scambio di dati di polizia su scala nazionale’. Nel 2020 è stata la volta del postulato di Lars Guggisberg ‘Migliorare lo scambio di dati tra autorità in caso di indagini’. Il Consiglio federale ha proposto di accogliere entrambi gli atti ma la banca dati unica non è ancora realtà". Secondo Pironaci, "il paradosso è che tutto questo accade quando le polizie si stanno dotando di sistemi digitali all’avanguardia, che permetterebbero di radiografare il passato criminale di una persona stando seduti nella propria auto di pattuglia o utilizzando il proprio smartphone".

Sulla mancanza oggi di una banca dati comune per la polizia elvetica e su come questa assenza incida sul perseguimento per esempio degli illeciti informatici, il mensile della Fsfp ha raccolto il parere di Sandra Schweingruber, procuratrice del Ministero pubblico della Confederazione, specializzata in cybercriminalità. "Ciò significa che i reati commessi da uno stesso autore in tutta la Svizzera non possono essere collegati o possono essere messi in correlazione solo parzialmente – dichiara Schweingruber a ‘police’ –. Di conseguenza i reati seriali non vengono alla luce, il che porta i procuratori e gli inquirenti a condurre procedimenti analoghi in diversi cantoni senza che la mano destra sappia cosa stia facendo la sinistra". Questo "non è un problema solo dal punto di vista dell’economia processuale, ma anche da quello giuridico, poiché il codice di procedura penale prevede l’unità procedurale, secondo la quale diversi reati devono essere perseguiti e giudicati congiuntamente, in un unico procedimento e da una sola autorità. In questo ambito ritengo sia assolutamente necessario intervenire con urgenza. Per realizzare un tale database il più rapidamente possibile serve determinazione da parte della politica, poiché si tratta di una necessità nota e segnalata da diversi anni".

‘Faciliterebbe il lavoro delle forze dell’ordine’

Quella di una banca dati comune a livello nazionale «è un’esigenza soprattutto delle polizie cantonali», sostiene, interpellato dalla ‘Regione’, il procuratore generale del Canton Ticino Andrea Pagani. «Per quanto riguarda la magistratura, e mi riferisco in particolare a quella inquirente in ambito penale, i pubblici ministeri cantonali possono già oggi, a differenza delle forze dell’ordine, accedere al Casellario giudiziale per sapere se a carico della o delle persone inchiestate vi siano non solo condanne cresciute in giudicato, dunque definitive, ma anche – puntualizza Pagani – procedimenti penali in corso in questo o quel cantone. Informazioni acquisibili in tempo reale accedendo online al Casellario giudiziale. Una banca dati comune – prosegue il pg – servirebbe invece a facilitare il lavoro investigativo delle polizie cantonali».

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