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13.03.22 - 20:30

‘Ai vertici del Cantone almeno il 30% di donne’

Le associazioni femminili e la Commissione consultiva per le pari opportunità a favore di una modifica legislativa. Se ne discute in Gran Consiglio

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«È uno strumento per passare da dichiarazioni di buona volontà a impegni concreti e sbloccare una situazione di inerzia storica che rischia di protrarsi ancora a lungo nel tempo». Le parole di Vanessa Ghielmetti, vicepresidente della Federazione associazioni femminili Ticino Plus (FaftPlus), si riferiscono alle modifiche legislative volte ad assicurare una presenza di almeno il 30% di donne ai vertici delle aziende e degli enti cantonali, dell’Amministrazione cantonale e delle commissioni, chieste da una mozione di Raoul Ghisletta del settembre 2019 e di cui si discuterà nella sessione di Gran Consiglio al via domani. Dalla commissione ‘Costituzione e leggi’ sono usciti due rapporti. Quello di maggioranza redatto da Lara Filippini (Udc) invita il parlamento a non imporre nessuna quota e propone di allestire un rapporto decennale elaborato dalla delegata per le pari opportunità con lo scopo di monitorare la situazione ed eventualmente apportare dei correttivi. Quello di minoranza firmato da Daria Lepori (Ps) invita invece a inserire nel regolamento varato dal governo il principio che la rappresentanza dell’uno e dell’altro sesso non può essere inferiore al 30%, in caso contrario esige una motivazione scritta; chiede inoltre di mettere a disposizione in maniera facilmente usufruibile i dati sull’evoluzione della rappresentanza femminile, di agire per migliorare la presenza di donne col rinnovo nel 2023 delle cariche nelle commissioni e di inserire il nuovo articolo nelle leggi che regolano le partecipate del Cantone. L’appello di FaftPlus al parlamento è di votare «convintamente» il rapporto di minoranza. «Il suo contenuto è speculare a una delle misure designate come prioritarie nell’‘Agenda 54 donne elettrici’ firmata da un terzo dei parlamentari» dice Ghielmetti. Agenda che per ogni programma di legislatura formula delle proposte frutto di una concertazione tra diverse associazioni femminili per avanzare verso la parità. «Avere più donne ai vertici va nella direzione di riequilibrio delle rappresentanze di genere in ossequio alla norma costituzionale sul principio di giustizia e parità – considera Ghielmetti –. D’altra parte, come attestano vari studi, laddove c’è una presenza mista e quindi un’apertura a visioni complementari o alternative, i risultati in termini di qualità ed efficienza sono migliori». Inoltre, evidenzia la vicepresidente di FaftPlus, «oggi in Ticino è stato completamente assorbito il ritardo femminile nella formazione e addirittura assistiamo a un superamento delle ragazze sui ragazzi per quel che riguarda titoli conseguiti e performance lavorative. Perché dunque il Cantone dovrebbe rinunciare alle migliori competenze?».

Nelle direzioni degli enti parastatali in Ticino 23,2% di donne

Sulla stessa linea Davina Fitas, presidente della Commissione consultiva pari opportunità, secondo cui ad esempio la richiesta di motivazione in caso di non raggiungimento della soglia percentuale «porta a cercare in maniera più attiva dei profili idonei e a riflettere sul perché in certi settori risulta più difficile trovare delle donne». La presenza ai vertici rispecchia infatti scelte professionali ancora fortemente influenzate dal genere. Per Fitas questo indica che «alla forte segregazione orizzontale per cui le donne scelgono un numero limitato di mestieri si interseca una segregazione verticale, soprattutto al momento in cui arrivano dei figli, per raggiungere posizioni dirigenziali». Per quanto riguarda gli enti parastatali, in Ticino la presenza femminile si attesta al 31,7% nei Consigli di amministrazione e al 23,2% nelle direzioni. «Finora – illustra la presidente della Commissione consultiva pari opportunità – nel settore oggetto della mozione abbiamo lavorato prevalentemente per migliorare l’equilibrio di genere nelle commissioni e nei gruppi di lavoro. È stato possibile fare dei passi avanti, seppure non ancora sufficienti, passando da una presenza femminile del 19% nella legislatura 2012-2015 al 26,7% nel 2020-2023. È anche stata allestita una banca dati delle esperte dove le persone interessate possono annunciarsi indicando il proprio ambito di interesse e mettersi a disposizione per partecipare alle commissioni o ai gruppi di lavoro dello Stato». L’obiettivo ultimo per Fitas deve essere quello di «una maggiore diversità ai vertici. Un giorno – auspica – non sarà più importante sapere quante donne e quanti uomini conducono un’azienda. Ma siccome non siamo ancora a questo punto, occorre una misura incisiva che sostenga l’accesso femminile ai posti di responsabilità».

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