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I numerosi attestati di riconoscimento ricevuti da Danilo prima del suo licenziamento
24.02.22 - 16:46
Aggiornamento: 17:02

A Parigi i licenziati Dpd. ‘Tornassi indietro rifarei tutto’

Quattro dei 5 lavoratori licenziati a Giubiasco, con una delegazione di Unia, si sono recati presso la Posta francese per far valere i propri diritti

«Riesco a sbarcare il lunario solo grazie al mio lavoro secondario, ma c’è chi dal 31 dicembre non riceve più un franco e si trova in una situazione disperata». È per chiedere il proprio reintegro e quello di altri quattro colleghi licenziati senza preavviso a causa di attività sindacale che, con alcuni di loro e una delegazione di Unia, Danilo Moro si è recato a Parigi presso la sede centrale della Posta francese che controlla la Dpd, il più grande gruppo privato di spedizione in Svizzera e il secondo in Europa dopo Dhl. A fine dicembre l’azienda di Giubiasco che forniva il servizio a Dpd e per cui Danilo lavorava da oltre 4 anni è stata chiusa e rimpiazzata con un’altra che ha impiegato tutti i vecchi autisti – una ventina – tranne i cinque "sindacalizzati" che si battevano per migliorare le condizioni di lavoro giudicate "atroci" da Unia. «Probabilmente non riavremo mai il nostro contratto, ma tornassi indietro rifarei tutto. Perché almeno sono stati conquistati alcuni diritti per i nostri colleghi rimasti».

Ieri – spiega il sindacalista Unia Enrico Borelli – «la nostra delegazione con quattro lavoratori licenziati ha incontrato il gruppo dirigente della confederazione sindacale francese Cgt, una delle più importanti nel Paese, che ci ha dato il proprio pieno appoggio. Stamattina invece abbiamo dapprima atteso i membri del Cda della Posta francese che si riuniva e distribuito una lettera scritta dai lavoratori licenziati. Poi i colleghi di Sgt e altre organizzazioni sindacali sono intervenuti all’interno del Cda per tematizzare la questione del reintegro di questi lavoratori e del riconoscimento dell’azione sindacale di Unia. Mentre noi abbiamo avuto un incontro con alcuni dirigenti di GeoPost – la holding che controlla direttamente Dpd – dove abbiamo potuto fare lo stesso, oltre che chiedere il ritiro di un’azione giudiziaria indetta da Dpd Berna al Tribunale cantonale che domanda di riconoscere che la presenza di Unia fuori dai depositi venga concepita come una violazione di domicilio». Per Borelli si tratterebbe di un unicum a livello nazionale che se venisse riconosciuto avrebbe gravissime ripercussioni su tutta una serie di altri settori. «Stiamo nel frattempo lavorando sia sul piano locale, che nazionale e internazionale affinché Unia venga riconosciuta come interlocutore per poter avviare un dialogo con Dpd dopo che centinaia di lavoratori dei depositi in Svizzera ci hanno conferito mandato di avviare delle discussioni sulle problematiche».

In un settore con un grande turnover di lavoratori come è quello della logistica, per Danilo si tratta di un ottimo risultato l’essere riusciti a creare una rete: «Unirsi per combattere le violazioni dei diritti dei lavoratori non è così facile al giorno d’oggi. Ma noi siamo la dimostrazione che si può fare, il collettivo operaio che abbiamo creato non è morto con i licenziamenti, anzi, ora è vivo più che mai. E pian piano, anche se con grandi sacrifici e grande impegno, stiamo riuscendo ad abbattere il muro di incomunicabilità eretto». Per il 33enne quella odierna «è stata proprio una bella giornata perché finalmente abbiamo incontrato direttamente i superiori della Dpd. Francamente fino a poco tempo fa non ci avrei mai scommesso. Abbiamo esposto loro i problemi, di cui hanno preso nota. Ora aspettiamo una risposta». Danilo esprime grande soddisfazione anche per l’accoglienza ricevuta da Cgt: «Ci appoggiano totalmente perché riscontrano lo stesso tipo di problemi con i dipendenti di Chronopost, la corrispettiva francese della Dpd. In generale si tratta di situazioni simili in tutta Europa». Una questione sistemica, dunque. «Ma almeno – commenta Danilo – questo ci permette di agire tutti insieme in una direzione».

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