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18.02.22 - 19:34

‘Anche il Ticino si doti di una strategia dell’idrogeno’

Lo chiede una mozione inoltrata da Agustoni (Ppd) e Gianella (Plr). Come? Rafforzando i sostegni finanziari per la ricerca, ma pure per i contributi unici

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Keystone
Molti gli esempi in Europa, e anche in Svizzera

Il Canton Ticino deve dotarsi di una vera e propria strategia dell’idrogeno, perché proprio attraverso l’uso e lo sviluppo dell’idrogeno rinnovabile si può contribuire alla diminuzione di emissioni di CO2. Ne sono convinti il capogruppo del Ppd e del Plr, Maurizio Agustoni e Alessandra Gianella, che con una mozione chiedono al Consiglio di Stato dei passi concreti e tangibili verso questa direzione, "affinché l’economia locale si avvicini a questa nuova ed ecologica energia pulita attualmente molto costosa".

Le proposte nel dettaglio

E quali passi? Eccoli: "Al governo chiediamo un quadro politico di supporto per fare in modo che il mercato dell’idrogeno verde venga sostenuto al pari di altre fonti energetiche rinnovabili; un rafforzamento del sostegno finanziario per progetti di ricerca e innovazione in questo ambito andando a estendere il campo di applicazione del Fondo energie rinnovabili (Fer); un sostegno finanziario sotto forma di contributo unico – parimenti a quanto succede per progetti nel fotovoltaico – per sostenere persone fisiche, aziende o enti pubblici che investono nella produzione locale di idrogeno rinnovabile".

Favorire la decarbonizzazione

Agustoni e Gianella (con i co-firmatari Alessandro Cedraschi, Fiorenzo Dadò, Maddalena Ermotti-Lepori e Omar Terraneo) chiedono una strategia chiara, quindi. Una strategia che incentivi dei passi ritenuti necessari, dato il contesto: "Nel dicembre 2015 l‘Accordo di Parigi si prefiggeva di contenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2 gradi e di perseguire sforzi per limitare l’aumento a 1,5 gradi. Nel dicembre 2019, il Green Deal europeo definisce l’ambizione di ridurre del 55 per cento le emissioni di CO2 entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990) e di raggiungere la neutralità climatica carbonica dell’Unione europea nel 2050". Ebbene, per i capigruppo popolare democratico e liberale radicale date le premesse "un ruolo chiave è giocato dall’idrogeno rinnovabile, e meglio il cosiddetto idrogeno ‘verde’, cioè quello che viene estratto dall’acqua usando la corrente prodotta da una centrale alimentata da energie rinnovabili, come idroelettrica, solare o fotovoltaica". Infatti, sottolinea la mozione, "utilizzando il potenziale di quest’ultimo sarà possibile favorire la decarbonizzazione dell’economia con attenzione a specifici comparti dell’industria, dei trasporti e dell’edilizia".

Molti esempi da seguire in Europa

Non sarebbe un unicum né una primizia, quello che Agustoni e Gianella chiedono al Consiglio di Stato ticinese. Anzi: "Negli anni più recenti molti Paesi europei come Germania, Spagna, Francia e Italia hanno sviluppato un orientamento strategico per sviluppare l’idrogeno". Oggi l’utilizzo dell’idrogeno in Europa "si limita al 2% della quota del mix energetico", ma la previsione è "di raggiungere il 13% nel 2030". Ciò per i mozionanti "permetterebbe di diminuire la dipendenza europea dai tradizionali produttori e commercianti di combustibili fossili".

Chi potrebbe usufruire di questa soluzione più ecologica ed ecosostenibile sarebbe chi oggi inquina molto: industria siderurgica, autocarri, ferrovie, trasporto marittimo e così via. Ma "tra 2030 e 2050 le applicazioni dell’idrogeno dovrebbero essere su larga scala".

E in Svizzera non si partirebbe da zero

Detto dell’Unione europea, in Svizzera com’è la situazione? Anche da noi si stanno facendo passi avanti: "Il Consiglio federale nel febbraio 2021 ha sostenuto un orientamento strategico per il futuro ruolo dell’idrogeno nel sistema energetico svizzero raccomandando l’adozione della mozione Suter ‘Strategia dell’idrogeno verde per la Svizzera’ e del postulato Candinas ‘Idrogeno - Analisi e opzioni di azione per la Svizzera’".

E non si partirebbe da zero, dal momento che "in Svizzera esistono già due centrali idroelettriche, una nel Canton Friburgo e l’altra nel Canton Soletta, che utilizzano l’energia generata per scomporre idrogeno e ossigeno con il processo di elettrolisi". Con risultati già misurabili: "Entrambe le centrali sono in grado di generare fino a 300 tonnellate di idrogeno all’anno, quantità che potrebbe alimentare 50 camion o 1’700 automobili l’anno". Con costanza e investendo in questa tecnica, "si potrebbe arrivare a una transizione più rapida verso una mobilità più sostenibile".

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