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Molti ausiliari sono stati impiegati nei centri vaccinali
14.02.22 - 18:34
Aggiornamento: 19:06

Ausiliari Covid, cosa succederà a emergenza finita?

Lo chiede un’interrogazione socialista. Al culmine della crisi sanitaria erano 1’200 i dipendenti a contratto. Ora poco più di 200

“Arrivederci e grazie?”. È il titolo di un’interrogazione di Danilo Forini presentata a nome del gruppo socialista in Gran Consiglio con la quale si chiede quali “misure di accompagnamento sono previste per il personale ausiliario Covid che perderà l’impiego?

Confederazione e Cantone, infatti, stanno rapidamente revocando le principali misure sanitarie. Da giovedì 17 febbraio molte misure per contenere la pandemia da Covid-19 potrebbero cadere. “L’imponente e provvidenziale dispositivo che ha assicurato in maniera lodevole il centralino informativo, il tracciamento e la vaccinazione di massa verrà (forse provvisoriamente, ma speriamo definitivamente) ridotto e smantellato”.

Da qui la preoccupazione per la sorte lavorativa di centinaia di persone che hanno assicurato, spesso in condizioni difficili e lavorando sotto pressione, la gestione dei periodi più difficili. Chi sono e quanti sono? Il 20 maggio scorso, i media cantonali riportavano una comunicazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi secondo il quale in quel momento si era arrivati gradualmente a 220 ausiliari a contratto, a cui andavano poi aggiunte 186 persone del settore sanitario con contratto giornaliero.

Il Consiglio di Stato, nel Messaggio sul Preventivo 2022, indicava che il numero totale di ausiliari presso l’amministrazione pubblica in generale “cresce in modo importante tra il 2019 e il 2020 a seguito delle assunzioni per far fronte all’emergenza sanitaria”: le unità a tempo pieno di ausiliari è infatti passato da 252 del 2019 a 558 nel 2021. Durante la fase più acuta della pandemia sono stati 1’200 gli ausiliari impiegati tra i centri vaccinali cantonali, il contact tracing e le strutture sanitarie. Cifre confermate da Ryan Pedevilla, capo del Sezione del militare e della protezione della popolazione, ai microfoni della Rsi secondo il quale metà degli ausiliari attivi a fine anno lasceranno il lavoro entro fine febbraio.

L’atto parlamentare chiede, tra le altre cose, se “è previsto un sostegno particolare, e supplementare rispetto a quanto previsto nel quadro dell’assicurazione disoccupazione, per la ricerca di un posto di lavoro”; se sono “previste delle misure finanziarie per compensare una perdita di guadagno in caso di disoccupazione o la possibilità di mantenere un impiego nel frattempo”. E infine, se “sono previste delle forme di espressione (simbolica e concreta) della riconoscenza dello Stato per il lavoro svolto da queste persone”.

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