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Ti-Press
08.02.22 - 19:25
Aggiornamento: 20:18

Prestazione ponte Covid, in Gestione passi avanti per la proroga

Non sarà fino al 2023 come chiesto dal CdS, ma fino a tutto il 2022. Al governo, in caso di necessità, la facoltà di andare oltre con un messaggio

Passi avanti per la proroga della prestazione ponte Covid, anche se la Commissione parlamentare della gestione ha leggermente modificato l’indirizzo proposto dal Consiglio di Stato per concretizzare questo rinnovo. La proposta del governo consisteva nel proporre un decreto legislativo valido a partire dal 1° gennaio 2022 e per un periodo di almeno sei mesi, con possibilità di prorogare la prestazione fino alla fine del 2023. Ebbene, il relatore del rapporto commissionale Lorenzo Jelmini (Ppd) raggiunto dalla ‘Regione’ spiega che il compromesso raggiunto e che verosimilmente finirà sui banchi del Gran Consiglio prevede «un decreto valido sei mesi, cioè fino a giugno. Ma prorogabile solo fino alla fine del 2022, a dipendenza della situazione pandemica». Per quello che riguarda il dopo, cioè cosa succederà a partire dal 2023, «toccherà al Consiglio di Stato fare un nuovo messaggio, nel caso dovesse rendersi necessario. Noi chiaramente speriamo di no, perché vorrebbe dire che siamo usciti dalla crisi». È una prestazione ponte che, comunque, per Jelmini è servita: «Soprattutto agli indipendenti, e di questo siamo soddisfatti perché era l’obiettivo primario. Ed è importante sottolineare il ruolo avuto dai Comuni a livello di consulenza».

Durisch (Ps): ‘Farò emendamento per prorogarla al 2023’

La prestazione ponte nasce da una mozione del Partito socialista, il cui capogruppo in Gran Consiglio Ivo Durisch rileva che «al netto di alcune critiche ricevute è stato uno strumento utile. Io auspicavo che durasse almeno a tutto il 2023, e la mia posizione resta questa: farò un emendamento in tal senso». Quindi Durisch si defila? «Non necessariamente, l’importante era portare a casa la proroga al 31 dicembre 2022. Però l’emendamento lo presenterò comunque». E aggiunge: «Bisognerebbe valutare se integrare questo sostegno definitivamente, ma con un’altra denominazione, all’interno della Laps».

Rivolta ai lavoratori indipendenti affiliati a una Cassa di compensazione Avs e ai salariati che non beneficiano di indennità ai sensi della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (Ladi), la prestazione ponte – a carico del Cantone per il 75% e dei Comuni per il 25% – dall’entrata in vigore, era il marzo 2021, al 13 gennaio 2022 ha aiutato 391 nuclei familiari. Nel messaggio con cui il Consiglio di Stato chiede la proroga della prestazione, infatti, si legge che dei nuclei sostenuti in 166 casi si trattava di una persona sola, in 70 casi di due persone, in 57 casi di tre persone, in 64 casi di quattro persone e in 34 casi di cinque o più persone. Il 28% di queste unità, scrive il governo, “ha fatto appello alla prestazione solamente per un mese, il 20% ha beneficiato della prestazione per due mesi mentre il restante 52% ha ricevuto una prestazione per tre o più mesi”. Numeri che sembrerebbero confermare l’intento del Dipartimento sanità e socialità di dare a questo sostegno un carattere temporaneo e non sostitutivo di altre prestazioni.

In tutto sono state evase 2’221 domande, e di queste 1’457 hanno avuto un esito positivo. Vale a dire i due terzi, il 66%. Il contributo totale erogato è di quasi 2 milioni e 300mila franchi, con un importo medio per prestazione pari a 1’561 franchi.

Un altro obiettivo della prestazione ponte era, ed è, quello di offrire una consulenza individuale alle persone che, pur non ottemperando ai requisiti di questo sostegno particolare, potevano essere però reindirizzate verso altre forme di aiuti. Ebbene, di questa consulenza “hanno potuto beneficiare molte persone. Tra queste, ve ne sono 164 che, nonostante escluse dalla prestazione ponte Covid, sono state indirizzate verso altri servizi e/o prestazioni di supporto” scrive il Consiglio di Stato.

Numeri e risposte che portano l’Esecutivo a ritenere che “il rinnovo della prestazione ponte Covid permetterà ai cittadini bisognosi di usufruire di una misura di aiuto complementare a quelle già messe in campo dalla Confederazione, dal Cantone, dai Comuni e da altri enti e associazioni presenti sul territorio”.

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