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09.02.22 - 05:30

‘Importante è il rispetto della dignità delle persone ospitate’

Il previsto Centro educativo chiuso per minorenni, Medici: gestione privata o pubblica? Decida la politica, ma senza rallentare l’iter del progetto

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Il magistrato dei minorenni Reto Medici (Ti-Press)

«Gestione privata o gestione pubblica della struttura? Decida la politica. L’importante è che in questi istituti ci sia sempre il rispetto della dignità delle persone ospitate. Si tratta di un aspetto centrale nel percorso rieducativo di giovani in grave difficoltà comportamentale». Il magistrato dei minorenni Reto Medici non si sbilancia sulla richiesta del capogruppo del Ps in parlamento Ivo Durisch di affidare allo Stato, ovvero al Cantone, e non ai privati (nella fattispecie la Fondazione Vanoni) la gestione del futuro Centro educativo chiuso per minorenni, il primo del genere in Ticino, destinato anche all’esecuzione di pene privative della libertà di breve durata. Una richiesta che Durisch, ha fatto sapere, avanzerà, con una proposta di emendamento, in Gran Consiglio quando quest‘ultimo si pronuncerà sul rapporto della liberale radicale Cristina Maderni favorevole alla realizzazione della struttura prevista ad Arbedo-Castione. A meno di sorprese, il dossier approderà ai banchi del legislativo nella sessione che si aprirà lunedì 21, dopo il passo compiuto l’altro ieri dalla commissione parlamentare ’Giustizia e diritti’, che all’unanimità ha firmato il rapporto di Maderni. Alcuni sì alla struttura sono stati però espressi con riserva. Come quelli formulati da due dei tre membri socialisti della ’Giustizia e diritti’: lo stesso Durisch e Carlo Lepori. Uno dei motivi della riserva è da ricondurre appunto alla gestione del Centro. «Il diritto federale - riprende Medici, interpellato dalla ‘Regione’ - permette sia la gestione pubblica che quella privata degli istituti di questo tipo. Nel resto della Svizzera ci sono infatti strutture di cui sono responsabili i privati e altre la cui gestione è assegnata all’ente pubblico. In generale comunque nelle associazioni o nelle fondazioni titolari di questi istituti vi sono anche rappresentanti dello Stato. Spero solo che allorché in Gran Consiglio si affronterà l’annunciato emendamento - aggiunge il magistrato - ci si ricordi anche del lungo tempo trascorso per arrivarne a una e di quello che dovrà comunque ancora passare prima dell’entrata in funzione della struttura ad Arbedo-Castione. Spero in altre parole che l’iter non subisca ulteriori rallentamenti, perché in Ticino un Centro educativo chiuso per minorenni è necessario». E del quale si parla da più di dieci anni, dal lancio dell’iniziativa popolare ‘Le pacche sulle spalle non bastano!’ da parte dei Giovani liberali radicali ticinesi.

Pestoni: ci sono compiti che lo Stato non può delegare

Graziano Pestoni, presidente dell’Associazione per la difesa del servizio pubblico, non ha dubbi. «Quello di togliere o di comprimere la libertà personale è un compito che nelle democrazie spetta, o dovrebbe spettare, allo Stato, non al privato, qualunque esso sia. Pertanto – aggiunge l’ex deputato socialista – tocca allo Stato far eseguire anche la pena. E deve essere sempre l’ente pubblico a vigilare affinché l’esecuzione di questa pena avvenga nel rispetto della dignità della persona condannata. È per questa ragione che in Ticino, anche in Ticino, abbiamo una commissione del parlamento cantonale che sorveglia sulle condizioni detentive». Secondo Pestoni, ci sono compiti che lo Stato «non può delegare ai privati e questo vale anche per il futuro Centro educativo chiuso per minorenni, al cui interno peraltro vi sarà un locale per l’esecuzione di pene privative della libertà, anche se di breve durata». Lo Stato, prosegue il presidente dell’Associazione per la difesa del servizio pubblico, «deve assumersi le proprie responsabilità e deve dunque essere il Cantone a gestire questo Centro, perché una gestione pubblica permette anche un controllo pubblico. Dico ciò indipendentemente dalle capacità professionali e dalla qualità del servizio prestato dal privato, in questo come non altri casi. Per me è una questione di principio. Ci sono settori, ripeto, che devono rimanere in mano pubblica. Guardiamo a cosa è successo negli Stati Uniti con la privatizzazione delle carceri».

Preferenza per il privato: i motivi del governo

In commissione ‘Giustizia e diritti’, a esplicita domanda rivolta al Consiglio di Stato se quella di affidare la gestione del Centro alla Fondazione Vanoni designata nel messaggio iniziale fosse ancora ritenuta la soluzione adeguata, la risposta ha confermato la scelta dell’istituto privato, unico a essersi a suo tempo proposto. Da una parte le motivazioni addotte vertono sul fatto che, trattandosi di una fondazione che lavora già con gli adolescenti (gestisce infatti alcuni centri per minori nel cantone), possiede le conoscenze e le competenze necessarie in materia. Dall’altra vi è il fatto che il Cantone, oltre a dover definire il mandato, accompagnare lo sviluppo, validare il concetto pedagogico, dovrà garantire la vigilanza, e proprio quest’aspetto sarebbe ritenuto – secondo nostre informazioni – contraddittorio in quanto lo Stato dovrebbe controllare se stesso. Nel messaggio governativo dell’aprile 2015 (del 2017 quello aggiuntivo), al capitolo “Realizzazione e gestione su mandato”, si legge inoltre: “Una prima valutazione, sostenuta dai tre direttori di Dipartimento coinvolti, ha condotto a escludere una gestione diretta della struttura da parte del Cantone per ragioni principalmente di ordine strategico (si tratterebbe di un nuovo compito per il Cantone) e organizzativo (procedure amministrative più onerose a livello gestionale). È stata dunque adottata la soluzione di attribuire un mandato a un ente privato di utilità pubblica e senza scopo di lucro con cui il Cantone stipulerà un contratto di prestazione. Questa modalità di operare è già ampiamente praticata dalla Dasf (Divisione dell’azione sociale e delle famiglie, Dipartimento sanità e socialità, ndr) nei suoi diversi settori di intervento. La ricerca del partner, mirata verso enti già esperti nella gestione di strutture per minorenni, ha trovato la disponibilità della Fondazione Vanoni, che ha formalmente aderito al progetto nel mese di agosto del 2013, partecipando da lì in poi ai lavori”.

Da noi contattato, il presidente della Vanoni, Stefano Camponovo, allo stato attuale ritiene inopportuno pronunciarsi sulla questione: «Abbiamo appreso che il rapporto è stato firmato con riserva da tre granconsiglieri perché a differenza di quanto prospettato propongono che la gestione del centro sia assunta dal Cantone. Da parte nostra, fino a che il Gran Consiglio non si esprime, ci sembra rispettoso nei loro confronti e in quelli del parlamento evitare di fare delle fughe in avanti. Se si prenderà la via della gestione pubblica, sarà lo Stato a occuparsi di questo compito, se invece toccherà a noi, al momento debito ci siederemo al tavolo con il Cantone».

Lavoro compiuto solo quando la struttura aprirà

Intanto c’è un primo punto fermo ed è il via libera della commissione ‘Giustizia e diritti’ alla struttura. «Il rapporto favorevole della commissione parlamentare alla realizzazione di un centro educativo chiuso è un passo avanti molto importante - sottolinea il magistrato dei minorenni -. Il lavoro sarà tuttavia compiuto quando la struttura aprirà e potrà accogliere ragazzi e ragazze che oggi non sono seguiti adeguatamente. I fatti violenti - evidenzia Medici - con protagonisti minori sono in aumento in famiglia, nelle istituzioni, nei media, nel social in particolare, e nello spazio pubblico. Il collocamento, nel centro educativo, di giovani in grave difficoltà comportamentale potrà essere disposto da autorità civili, quali le Autorità regionali di protezione e le Preture, e da autorità penali ed è escluso che questa competenza venga estesa alla polizia, agli uffici sociali e alla scuola».

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