laRegione
07.02.22 - 20:01
Aggiornamento: 20:34

Primo sì al Centro educativo minori

La commissione ‘Giustizia’ sottoscrive il rapporto Maderni. Firmano pure i socialisti. Due con riserva: sia lo Stato a occuparsi della struttura

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Ti-Press

Primo via libera stamattina alla realizzazione del Centro educativo chiuso per minorenni previsto ad Arbedo-Castione. Si sblocca con la firma dei tre deputati socialisti della commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ – due dei quali con riserva – il rapporto stilato dalla deputata Plr Cristina Maderni sul messaggio governativo del 2015 per lo stanziamento di un credito di 3’345’000 franchi per dar seguito all’iniziativa dei Giovani liberali radicali ‘Le pacche sulle spalle non bastano!’. Iniziativa che aveva raccolto oltre 12mila firme e che chiedeva una struttura pubblica adeguata sul territorio cantonale per la detenzione preventiva, le pene di privazione della libertà e le misure protettive stazionarie per minori. Ancora poco più di una settimana fa il magistrato per i minorenni Reto Medici aveva lanciato un appello alla politica criticando le lungaggini che tenevano in scacco un centro “che permetterebbe di recuperare decine di giovani l’anno che stanno attraversando un periodo di difficoltà in famiglia”.

«Questo rapporto porta a conclusione un dossier su cui si è lavorato per oltre dieci anni – commenta Maderni contattata dalla ‘Regione’ –. In commissione abbiamo fatto la verifica della necessità di questo tipo di struttura, la quale è stata confermata da tutte le persone che abbiamo avuto in audizione. Siamo soddisfatti perché alla fine siamo giunti a un accordo sul progetto». Il compromesso è stato raggiunto modificando due elementi rispetto al messaggio iniziale. «Da una parte sono state stralciate dalla proposta di legge allegata tutte le posizioni riferite alla contenzione – spiega Maderni –. In aggiunta abbiamo deciso di invitare chi si occuperà del progetto pedagogico e poi della gestione della struttura a dare una denominazione più consona a questo tipo di centro». La questione del nome era infatti un punto fortemente divisivo. «Strutture di questo tipo, che esistono in altre parti della Svizzera, hanno una denominazione differente; dopo vari confronti siamo giunti alla conclusione unanime che sia importante cambiare nome. Così com’è definito, ‘Centro educativo chiuso per minorenni’, dà l’immagine di un posto di reclusione. È vero che si tratta di una struttura dove i giovani devono rimanere al suo interno – concede la relatrice del rapporto –, ma lo scopo è accompagnarli, non rinchiuderli».

Un compromesso giunto grazie a tre modifiche

Come detto in casa socialista due dei tre commissari della ‘Giustizia e diritti’ hanno firmato il rapporto di Maderni con riserva: si tratta del capogruppo in parlamento Ivo Durisch e di Carlo Lepori. Solo Nicola Corti lo ha sottoscritto senza riserva. «Se fosse passato il messaggio così come proposto dal Consiglio di Stato, avremmo stilato un rapporto di minoranza – dice Ivo Durisch, da noi interpellato –. Il messaggio governativo contemplava infatti il ricorso alle misure di contenzione, che per noi erano e sono inaccettabili, soprattutto dopo che la contenzione fisica è stata rimossa dalla Legge cantonale sociopsichiatrica. In seguito all’audizione in commissione di Pro Mente Sana quelle misure sono state completamente tolte dal rapporto redatto da Maderni. Sono rimaste – precisa Durisch – delle misure restrittive della libertà, come ad esempio il confinamento in stanza, ma che possono essere contestate davanti a una commissione giuridica che come ‘Giustizia e diritti’ si è deciso di istituire. Vi sarà quindi la possibilità, se il plenum del parlamento darà luce verde al tutto, di impugnare queste misure restrittive davanti a una commissione ad hoc, una possibilità che peraltro già oggi la Legge psichiatrica accorda per esempio agli adulti ricoverati alla Clinica psichiatrica cantonale».

Non è solo la cancellazione della contenzione nel previsto centro ad aver indotto il Ps a firmare il rapporto della granconsigliera liberale radicale. Si parla anche di dare alla prospettata struttura un nome appunto diverso da quello di Centro educativo chiuso per minorenni. «La nuova denominazione dipenderà dai contenuti del progetto pedagogico, che però ancora non è stato allestito», fa sapere il capogruppo socialista. Che puntualizza: «Un’altra cosa che siamo riusciti a ottenere è che il credito di costruzione è subordinato all’accettazione del progetto pedagogico da parte dell’Ufag». Ovvero dell’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani, ufficio del Dipartimento sanità e socialità. «In altre parole, prima si approva il progetto pedagogico e solo dopo si stanziano i crediti per progettazione e costruzione», riprende Durisch.

Ps: gestione in mani pubbliche e non private

La firma con riserva del capogruppo socialista e Lepori deriva da due motivi. Il primo: l’assenza a tutt’oggi di un progetto pedagogico. Il secondo e più importante: la gestione privata (da parte della Fondazione Vanoni) della futura struttura. Durisch e Lepori chiedono che il centro venga gestito dal Cantone, dunque dall’ente pubblico. E questo per un paio di ragioni. «La prima, è una struttura che avrà un interesse cantonale; la seconda, in questa struttura ci sarà una stanza per l’esecuzione di pene privative della libertà di breve durata, massimo venti giorni – rileva Durisch –. Pene che vengono inflitte da un’autorità cantonale, quale è la Magistratura dei minorenni». La proposta di emendamento il Ps la illustrerà in aula quando il Gran Consiglio affronterà il dossier del centro educativo per minori. «Se il plenum dirà di sì alla gestione pubblica, il progetto pedagogico verrà non più allestito dalla Fondazione Vanoni, bensì direttamente dall’Ufag del Dss», afferma Durisch.

L’emendamento del Ps è suddiviso in tre capoversi. Il primo: “È concesso un credito massimo di 125’000 franchi per l’elaborazione, da parte dell’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani (Ufag), del progetto pedagogico necessario al riconoscimento federale e cantonale, la consulenza giuridica nell’ambito dell’applicazione della Legge sulle commesse pubbliche e tutte le spese di avvio della gestione (composizione del personale)”. Il secondo: “È concesso un credito di massimo di 3’220’000 franchi per l’allestimento delle basi di concorso, per la progettazione e la realizzazione di un centro educativo chiuso per minorenni ad Arbedo-Castione ai sensi della Legge sul sostegno alle attività delle famiglie e di protezione dei minorenni (Legge per le famiglie) del 15 settembre 2003”. Terzo e ultimo capoverso: “Nel caso in cui l’Ufficio federale di giustizia decidesse di negare il sussidio federale per la realizzazione del centro, il presente decreto legislativo e il relativo credito di cui al capoverso 2 decadrebbero immediatamente”.

A favore della gestione pubblica del centro si dichiara anche il liberale radicale Giorgio Galusero, che ha firmato il rapporto con riserva. «Se è lo Stato che giudica e condanna a una pena detentiva, anche se di breve durata, deve essere poi lo Stato a vigilare sull’esecuzione della stessa», osserva il deputato ed ex ufficiale della Polizia cantonale da noi interpellato.

Salvo sorprese dell’ultima ora, il Gran Consiglio si pronuncerà sul rapporto di Maderni (discussione e voto) e quindi sul destino della struttura educativa per minori nella sessione che prenderà il via il 21 febbraio.

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