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19.01.22 - 17:50
Aggiornamento: 20.01.22 - 10:16

Caso India, Biscossa (Ps): ‘Macché burro e ferrovia’

La prima firmataria della petizione che chiedeva lumi al governo respinge le accuse di Gobbi sui dati utilizzati: ‘Manca una risposta soddisfacente’

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(Ti-Press)

«Rigettiamo l’accusa di aver ‘messo insieme il burro con la ferrovia’, come sostiene il consigliere Gobbi. È vero che abbiamo riportato nell’Interrogazione i dati relativi ai casi di rigore riferiti alla legge sugli stranieri e non sull’asilo, ma solo perché, per motivi di cambio del sistema di registrazione, quelli riportati erano i più omogenei e coerenti tra loro sul piano dello sviluppo temporale. Ma anche se si guardano i casi regolati dalla legge sull’asilo, come quello che riguarda direttamente India, il risultato non cambia radicalmente: è vero che sono diminuiti in generale i numeri dei casi trattati, ma resta il fatto che si è passati dai 29 casi ticinesi nel 2010, a 12 nel 2016, a 0 nei due anni successivi, 2 nel 2019 e ancora 0 nel 2020. Sicché», taglia corto la granconsigliera Ps Anna Biscossa, prima firmataria dell’interrogazione, «al di là dei balletti di cifre le conclusioni non cambiano: siamo di fronte a un cambiamento nella messa in campo in Ticino dello strumento “casi di rigore”, cambiamento che continua a non avere una risposta soddisfacente».

La stessa Biscossa concede che al calo possano avere contribuito altri fattori quali i cambiamenti legislativi e l’attenuarsi del flusso di migranti giunti in Svizzera, eppure «perfino il Canton Glarona preavvisa più casi di rigore del Ticino. È innegabile che certi numeri fanno pensare e che avrebbero avuto bisogno di una risposta più chiara ed esaustiva». Inoltre «il numero di richieste di casi di rigore presentate dalle famiglie costituisce solo la punta dell’iceberg: il rischio è che molti siano scoraggiati dall’amministrazione prima ancora di presentare la loro domanda, sfuggendo dunque anche alle statistiche. Purtroppo ci giungono diverse segnalazioni in tal senso».

Anche per questo la deputata continua a rivendicare la necessità di portare certe decisioni dalle stanze dell’Ufficio della migrazione e del Dipartimento delle istituzioni al Consiglio di Stato al gran completo: «La valutazione su variabili quali l’integrazione nel Paese di queste persone finisce comunque per chiamare in causa tutti i dipartimenti, dato che deve tenere conto di riscontri che spaziano ad esempio dalla scuola alla socialità. Meglio dunque una decisione collettiva della quale sia l’intero esecutivo a prendersi la responsabilità, in modo esplicito e trasparente».

La deputata è comunque molto felice per il preavviso positivo del Cantone relativo a India: «Si tratta di una cosa molto bella. Ritengo che il sostegno collettivo dimostrato da tanti in questo cantone – autorità, organizzazioni della società civile, movimenti, partiti e singoli cittadini – abbia contribuito a questo esito veicolando verso le autorità un segnale positivo. Ora speriamo che la Sem ne tenga conto».

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