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11.01.22 - 18:12
Aggiornamento: 20:12

Licenziamenti Dpd: ‘si sono voluti sbarazzare degli scocciatori’

Unia lancia la petizione per reintegrare quattro lavoratori. Si tratta di dipendenti che avevano costituito un collettivo operaio

Il polverone attorno alla ditta di spedizioni Dpd non si placa. A riaccendere gli animi è il mancato reintegro da parte dell’azienda di quattro collaboratori che negli scorsi mesi avevano costituito un collettivo operaio. Lavoratori precedentemente licenziati. Al riguardo è stata lanciata una petizione. «È chiaro che si sono voluti sbarazzare degli ‘scocciatori’, coloro che si battono per esercitare i diritti sindacali», chiosa amaramente il segretario cantonale di Unia Giangiorgio Gargantini. «E sì che uno dei dipendenti licenziati è stato più volte premiato proprio per la sua produttività, a conferma delle vere ragioni di questo licenziamento».

‘Hanno riassunto tutti tranne i fattorini attivi nel sindacato’

A far arricciare il naso è «lo stratagemma utilizzato, che evidenzia le reali intenzioni di Dpd perfettamente illegali secondo noi», dice Gargantini che spiega: «Hanno tolto la collaborazione a un’azienda di autisti e ne hanno costituita un’altra con gli stessi identici fattorini, tranne i quattro attivi nel sindacato. Non si tratta neppure dei primi licenziamenti di questo genere. Il problema è che siamo di fronte al solito scaricabarile: Dpd formalmente non impiega alcun autista, si limita a siglare contratti con varie piccole ditte di trasporti e consegne. Di fatto controlla ogni autista con i suoi sistemi di tracciamento e impone tutte le condizioni di lavoro, ma scarica le responsabilità sui cosiddetti padroncini, che a loro volta si trovano tra l’incudine e il martello. Sulla questione abbiamo già interpellato Dpd, ma non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta. Speriamo che questa petizione smuova qualche coscienza».

Si chiede il reintegro dei quattro dipendenti

Con la petizione si chiede il reintegro dei quattro dipendenti, come pure il riconoscimento dei comitati di lavoratrici e lavoratori presso i magazzini Dpd e dei diritti sindacali del personale. Inoltre si rivendica “la fine della repressione in atto, il rispetto delle normative in vigore e la garanzia di condizioni di lavoro dignitose”. L’azienda viene dunque esortata a “comportarsi come un datore di lavoro serio e responsabile”.

‘Una grave violazione dei diritti sindacali’

Anche il movimento politico ForumAlternativo condanna l’operato dell’azienda: “Si tratta di una grave e inaccettabile violazione dei diritti sindacali garantiti dalla Costituzione federale e dall’accordo che Geopost (la società controllata dallo Stato francese proprietaria di Dpd Svizzera) ha sottoscritto con Uni Global”. Il movimento accusa pure la ditta di spedizioni di creare un dumping salariale sistematico e di promuovere così “una chiara concorrenza sleale nei confronti delle aziende presenti nel settore”. Per questo motivo “ha una grossa responsabilità per la crescente precarizzazione delle condizioni di impiego presenti nel settore della logistica”.

ForumAlternativo segnala pure che “da oramai un anno i lavoratori sostenuti da Unia si stanno battendo per migliorare le condizioni di lavoro alla Dpd caratterizzate da ritmi di lavoro forsennati, livelli salariali indecorosi, precarizzazione estrema delle condizioni di impiego, assenza di tredicesima, abusi legali e contrattuali e gravi violazioni della libertà sindacale”. L’operazione di licenziamento e reintegrazione è stata dunque, sempre secondo il movimento, “pianificata con il chiaro obiettivo di sbarazzarsi dei delegati sindacali che da mesi si impegnano per migliorare le condizioni di lavoro per dissuadere i lavoratori a organizzarsi sindacalmente”.

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