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23.12.21 - 05:30

Speziali: ‘Il Plr ha il dovere di dare una prospettiva al Paese’

Il presidente liberale radicale guarda al 2022, che dovrà essere l‘anno di ‘una vera ripartenza’. Al centro formazione, economia e nuovi posti di lavoro

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«Abbiamo il dovere di continuare a dare una prospettiva al Paese. Se qualcuno vuole ancora morderci il polpaccio per battaglie ideologiche o lessicali, lo faccia. Noi tiriamo avanti, perché il Plr era, è e sarà il partito dei posti di lavoro». È sereno ma fermo, molto fermo il presidente liberale radicale Alessandro Speziali che, a colloquio con ‘laRegione’, scavallato il primo anno alla testa del suo partito getta lo sguardo al 2022, alle sfide che ci attendono e alle priorità sulle quali occorre agire. E tiene il punto, soprattutto a difesa della «cultura liberale che deve essere protagonista».

L’anno scorso diceva che il 2021 avrebbe dovuto essere l’anno delle riaperture. Il 2022 che anno dovrà essere?

L’anno della vera ripartenza, perché se questa pandemia continua a lasciare segni nella società a livello personale, psicologico, economico, di posti di lavoro allora questi segni presto diventeranno cicatrici indelebili. Grazie ai vaccini e ai futuri medicamenti, presto o tardi questo virus smetterà di dominare le nostre esistenze, ma deve essere chiaro a tutti che la scienza non ha sempre tutte le risposte. La politica ha il compito di sconfiggere anche il virus spirituale, quello che sta colpendo soprattutto i giovani. È un malessere per il quale non esiste nessun test Pcr: le uniche armi di cui disponiamo per combatterlo sono il buon senso e l’onestà politica di ricordare che le misure attuali restano straordinarie, limitate nel tempo. Restrizioni, tracciamento, sistemi di controllo sanitario devono restare un’eccezione storica, che noi vogliamo smantellare appena possibile. Chi non sente questa urgenza di tornare alla vera normalità, sinceramente, mi fa più paura del Covid.

In questa ‘vera ripartenza’ quale ruolo deve avere il Plr?

Siamo il partito di maggioranza relativa in parlamento e il più rappresentato nei Comuni, da Airolo a Chiasso. La nostra responsabilità è di dare un orientamento e una direzione a questo cantone. Lo faremo sviluppando il liberalismo ticinese che ha costruito il nostro Paese, interclassista e operoso, coraggioso e sempre ottimista, convinto che le nostre capacità e le nostre libertà siano lo strumento migliore per affrontare crisi e problemi. Sono convinto che otterremo fiducia: in questa fase storica, dominata da venditori e inventori di diritti, le persone apprezzano sentire qualcuno che invece insiste ancora sui doveri. Come quello di contribuire al benessere della propria comunità.

Concretamente, queste considerazioni come e in quali ambiti intende tradurle in pratica?

Partiremo dal fondamento della società: l’educazione. All’ultima consultazione sulla Scuola media non abbiamo risposto solo mugugnando, ma con sei pagine di riflessioni e proposte, chiedendo anzitutto che il sistema stimoli con più convinzione la via della formazione professionale. È senza dubbio un cambiamento culturale per il Ticino, ma è nostro compito aiutare ogni giovane a trovare il proprio posto nel mondo. Per questo bisogna anche avvicinarsi al mondo delle aziende, che sono prontissime a collaborare con la scuola, perché è nell’interesse di tutti che il sistema prepari persone pronte a inserirsi nel mercato del lavoro. A questo proposito, nel 2021 abbiamo anche avuto nuove prove del potenziale di Usi e Supsi: la politica è al loro servizio, nella traiettoria che le sta facendo salire nelle graduatorie nazionali e internazionali. La crescita di entrambi gli istituti va incoraggiata perché ha ricadute concrete per la qualità di vita. Basti pensare alle discussioni sulla formazione nel settore sanitario.

E al di là della scuola?

Sicuramente fra le priorità del Plr c’è una ‘ecologia senza ideologia’, sostenibile economicamente e socialmente. Non serve a nulla criminalizzare chi vive nelle valli e si sposta in auto per andare a lavorare, o chi da generazioni conduce un’azienda che assomiglia poco a quelle cleantech all’avanguardia. Tanto la scuola quanto la politica ambientale, così come la digitalizzazione, sono discorsi politici con ricadute evidenti sullo sviluppo economico, un altro tema che ci sta ovviamente a cuore.

Quale sarà il vostro approccio? Da sinistra, e in parte dal centro, la battaglia è dichiarata da tempo.

Lo sviluppo economico si giocherà sulla capacità delle nostre aziende di esplorare: innovazione e turismo rimangono fondamentali, certo, ma bisogna continuare a cercare nuovi ambiti, non essere pigri, immaginare il futuro e quando possibile anticiparlo. La prosperità si cerca guardando con il binocolo, non nel retrovisore. Noi abbiamo appena preparato un’interrogazione per spingere sul ‘gaming’, il settore multimiliardario dello sviluppo dei videogiochi. Si tratta di una miniera d’oro a livello di formazione, tecnologia, indotto e spazi per piccole aziende, che in Ticino però è ancora del tutto inesplorata.

L’iniziativa sugli sgravi ai più abbienti ha sollevato un polverone, però. Il Plr è stato accusato di essere solo il partito ‘dei ricchi’, che non si cura di chi non arriva a fine mese. Non interclassista come, invece, lei per primo rivendica spesso.

Non è più il momento, ammesso lo sia mai stato, delle ricette semplici. Il piano fiscale che abbiamo abbozzato nell’ultimo anno ha tre obiettivi: attirare i grandi contribuenti, facilitare il trapasso delle Pmi e aiutare le famiglie defiscalizzando meglio i premi di cassa malati. Sapevo bene che la prima delle tre proposte, rivolta a coloro che versano nelle casse dello Stato un sacco di soldi poi redistribuiti, poteva essere strumentalizzata. Ed è puntualmente successo. Ma sono altrettanto convinto che la gente si stia rendendo conto che il Plr non è la caricatura di partito che viene descritta dai nostri avversari, perché noi parliamo di scuola, sviluppo economico, sanità e ambiente. Se qualcuno vuole continuare a morderci i polpacci per una proposta delle tante, che mira banalmente ad avvicinarci alla media fiscale degli altri Cantoni, faccia pure. La nostra risposta è tirare dritti con la nostra agenda, perché sappiamo che non è solo la ‘nostra’. In tutta umiltà, per sviluppare la proposta sulla Scuola media abbiamo sfruttato le conoscenze di tante donne e uomini. Lo stesso è accaduto anche con le due proposte sul sistema di nomina dei procuratori pubblici e il potenziamento del pool antimafia.

Soffre di sindrome da accerchiamento?

Non è una mia fantasia che esista una distorsione ideologica per cui ‘economia’ fa spesso rima con ‘malattia’. Il mio compito è ricordare a tutti gli smemorati che i posti di lavoro sono essenziali per il benessere di ognuno di noi, come abbiamo visto bene durante la pandemia e nel dibattito sulla fuga dei cervelli. E noi di impieghi vogliamo crearne, perché siamo convinti che il lavoro è il migliore aiuto sociale. Il che naturalmente non significa trascurare la socialità, ma riconoscere che i sussidi vengono dopo, e spettano a chi non ce la fa a provvedere a sé stesso. Siamo liberali radicali, con orgoglio, e il nostro interclassismo punta a creare una società che offra opportunità a tutti, mantenendo però sempre il rispetto delle risorse che preleva dalle tasche di una parte dei cittadini. Lo ‘spendi e spandi’, che anche in Ticino ha tanti ultras fuori tempo massimo, è la ricetta per portare uno Stato al disastro, ipotecando il futuro delle giovani generazioni.

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