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30.11.21 - 17:57
Aggiornamento: 20:43

Molestie al Dss, l’audit passerà dal voto in Gran Consiglio

La Sottocommissione della gestione suggerisce di conferire ‘il potere di imporre alle persone interpellate di collaborare’: serve un decreto legislativo

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Un audit potenziato che richiederà un decreto legislativo, dunque l’approvazione da parte della maggioranza del Gran Consiglio. Una soluzione ritenuta necessaria per conferire a chi lo svolgerà poteri d’inchiesta adeguati al compito: capire se qualcuno, all’interno del Dipartimento della sanità e della socialità, abbia ‘coperto’ il funzionario poi condannato in via definitiva per coazione sessuale e violenza carnale. Questa la proposta che la sottocommissione incaricata sottoporrà prossimamente alla Commissione della gestione, prima dell’eventuale passaggio dal plenum del legislativo cantonale.

«La sottocommissione ha concluso il lavoro di stesura e correzione del mandato tenendo conto di tutti gli input giunti dai vari membri», ci spiega il suo coordinatore Michele Guerra (Lega dei Ticinesi): «Inoltre abbiamo deciso di conferire a questo audit un potere accresciuto: chi lo svolgerà avrà il potere di imporre alle persone interpellate di collaborare, cosa che un audit normale non avrebbe permesso. Il tema verrà finalizzato martedì prossimo e sarà successivamente presentato alla Commissione della gestione. A quel punto sarà la commissione a decidere».

La formula dell’audit risulta dunque preferita, come da previsioni, all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta. Se la Gestione dovesse dare il suo via libera occorrerebbe comunque chiedere al plenum dei granconsiglieri l’approvazione di un apposito decreto legislativo, in modo che i commissari incaricati possano disporre della base legale per intimare comparizioni e testimonianze, oltre che per garantire i diritti delle persone sentite (incluso, in ultima istanza, quello di non rispondere). Lo scopo è capire cosa potrebbe essere andato storto e individuare correttivi per il futuro. Per garantire la piena indipendenza dei commissari incaricati di appurare eventuali responsabilità e negligenze, costoro verranno con ogni probabilità scelti oltre Gottardo.

La decisione di procedere con un’inchiesta in sede politica anche dopo le sentenze giudiziarie, lo ricordiamo, nasce per una serie di molestie – l’ultimo caso nel 2004 ai danni di una stagista – commesse da un funzionario attivo nelle politiche giovanili del Cantone. Vittime furono più ragazze, all’epoca anche minorenni. Il sospetto, sollevato da diversi partiti, è che i superiori del condannato sapessero e abbiano in qualche modo tollerato o nascosto il suo comportamento, senza difendere a sufficienza le vittime né incoraggiarle a rivolgersi alla giustizia.

A sollecitare lo svolgimento di un audit è stato in particolare il presidente e granconsigliere Ppd Fiorenzo Dadò, che aveva d’altronde invocato – insieme ai deputati leghisti Boris Bignasca e Sabrina Aldi e a Tamara Merlo di Più Donne – anche la costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta. A sua volta, il Partito socialista aveva inoltrato una mozione volta a stabilire il da farsi per “Prevenire, gestire e sanzionare atti contro l’integrità della persona sul posto di lavoro”.

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