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Sebastiano Barisoni
Economia
 
29.11.21 - 05:300
Aggiornamento : 15:24

‘Il web ha dato un potere al consumatore mai avuto prima’

Il giornalista economico di Radio 24 Sebastiano Barisoni, venerdì scorso a Lugano, sulla rivoluzione determinata da rete e postpandemia

L’anno che sta per chiudersi è stato caratterizzato oltre che dalla persistenza di allarme sanitario legato alla pandemia di coronavirus, da una forte ripresa economica negli Stati Uniti e in Europa grazie soprattutto alle graduali riaperture favorite dalle campagne di vaccinazione. Una situazione che ha favorito gli investitori sui mercati finanziari. Sarà così anche nel 2022? Secondo Norman Villamin, Cio Wealth management di Union Bancaire Privée (Ubp), «si assisterà a una normalizzazione del ciclo economico globale, dopo la fase di ripresa post pandemica. Gli investitori dovranno essere ‘agili’. Si è di fronte a un processo di trasformazione che caratterizzerà i prossimi anni». Villamin era a Lugano venerdì scorso nell’ambito di un evento dal titolo emblematico: ‘Embracing Change’, abbracciare il cambiamento. All’orizzonte c’è comunque un rallentamento della dinamica economica (dal 6% del 2021 al 4% previsto per il 2022, ndr) e «la comparsa dell’inflazione è ormai un dato di fatto, trainata dall’impennata dei prezzi dell’energia», aggiunge Villamin. Cosa attendersi allora? «Le banche centrali si stanno preparando a ritirare gli stimoli monetari e parlano già di aumenti dei tassi d’interesse. Riappare quindi lo spettro della stagflazione (aumento dei prezzi e stagnazione economica), una sfida per la politica economica».

Ma è il cambiamento di paradigma tecnologico a caratterizzare i futuri decenni, non solo il prossimo anno. Il popolare giornalista economico di Radio 24 Sebastiano Barisoni (sua la trasmissione ‘Focus economia’) ha tratteggiato in maniera chiara quali sono le sfide. Autore del saggio ‘Terra incognita, una mappa per il nuovo orizzonte economico’, edizioni Solferino, Barisoni spiega che il salto tecnologico imposto dalla pandemia in realtà era già in atto. «Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione da cui non si torna indietro. È inutile immaginare il ritorno a un’età dell’oro perduta».

Perché è una rivoluzione e non una situazione congiunturale?

Nelle nostre teste abbiamo presenti le crisi, anche importanti, degli ultimi decenni. Il crollo del 2008 o la crisi dei debiti sovrani che seguì in Europa erano tutti fenomeni di natura endogena al sistema economico. Quella apparsa con la crisi sanitaria è esogena e ha accentuato in modo drammatico le caratteristiche di un processo già in atto. Non serve quindi dare la colpa alla globalizzazione o addirittura essere tentati di metterla da parte. Bisogna cogliere gli aspetti positivi della rivoluzione della rete che ha cambiato in modo definitivo i rapporti di forza tra domanda e offerta.

In che modo? Visto che si immagina il mondo digitale dominato da grandi corporation che uniformano gusti e consumi.

Dipende da che parte dello schermo, in questo caso di uno smartphone o di un computer, ci si trova. Internet e gli algoritmi che lo animano hanno posto il consumatore al centro. Da questa parte dello schermo è tutto a portata di click: dalla prenotazione di un volo o di un albergo passando per la scelta del ristorante o dell’acquisto di un paio di scarpe o dei vestiti. Diversa è la posizione di chi si trovava dall’altra parte, di chi si è visto crollare il terreno da sotto i piedi. Parlo del tassista che maledice Uber, ma prenota le vacanze su booking.com; dell’agente di viaggio che si lamenta dei siti per acquistare biglietti aerei e nel frattempo fa shopping su zalando.com. Ci si dimentica che la rete è un luogo che ci permette continuamente di ricercare il valore aggiunto e che ha posto il consumatore al centro dandogli una forza che non ha mai avuto in passato. E poi se fosse vera la teoria che solo i grandi possono salvarsi, oggi sulla Terra ci sarebbero ancora i dinosauri. L’agilità dei piccoli è la forza del nuovo mondo.

Nel suo libro parla dei nativi digitali come di rabdomanti del valore. Cosa intende?

Una delle domande che gli ascoltatori e lettori mi pongono di continuo è “ma quando passa questa crisi?”. Eppure le crisi vere, quella del 2008 e quella del 2011, sono passate da tempo. È che ci si riferisce sempre a un’età dell’oro scomparsa a cui si anela continuamente. Quell’età non tornerà più e questo manda in crisi chi ha più di quarant’anni. I ventenni di oggi e quelli dei prossimi anni sono nativi e basta. Se per i più adulti siamo in ‘Terra incognita’, per loro questo mondo è l’unico conosciuto e sanno come muoversi per cogliere le opportunità che questo mondo e questo tempo offrono. Per questo sono fantastici cercatori di valore.

Quali sono le strategie di sopravvivenza in un mondo dove è possibile confrontare il costo di qualunque bene e servizio?

La parolina magica è l’empatia. Una consulenza, più o meno amicale ma realmente empatica, permette di nuovo di uscire dal semplice confronto sulla rete, dall’essere passivamente scelto, consente di reagire e quindi di offrire qualcosa in più, appunto valore aggiunto, che il web da solo non è in grado di dare. Se si riesce a capire che tutto ciò che è empatico non può essere fornito dalla rete, e la consulenza empatica può fare la differenza, allora da sudditi si diventa sovrani.

La questione non riguarda solo il mondo del commercio retail, quello che interagisce con il cliente finale. Pensiamo al mondo bancario che potrebbe avere vita dura anche nei confronti dei grandi della rete come Amazon o Alibaba che potrebbero offrire a loro volta servizi finanziari. La rete batterà qualunque sportello fisico. Anche il giornalismo sta vivendo una rivoluzione in tal senso. Tutti possiamo avere gratis gli aggregatori di notizie sul telefonino. A questo punto la domanda dei lettori a noi giornalisti non è più “cosa è successo oggi in Svizzera o nel mondo?”, ma “cosa ne pensi di quello che è successo in Svizzera e nel mondo?”. Non è più sufficiente avere il monopolio delle fonti informative, che è stato distrutto dalla rete, ma spiegare. Tutte le volte che gli ascoltatori o i lettori ci chiedono “che cosa ne pensi?” ci salvano la vita, perché ci stanno chiedendo una consulenza e contano sul nostro atteggiamento empatico.

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