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12.11.21 - 17:07
Aggiornamento: 17:22

Covid Pass, 925 firme dal Sisa per l’esonero in biblioteca

Il sindacato di apprendisti e studenti ha portato al Consiglio di Stato la petizione, chiedendo altresì di fare pressione al Consiglio federale

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La consegna delle firme al governo

Il Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti (Sisa) ha consegnato oggi la petizione “No al Certificato Covid nelle biblioteche”, indirizzata al Consiglio di Stato ticinese e sottoscritto da 925 persone.

La raccolta firme, si legge nel comunicato stampa, chiede “all’esecutivo cantonale di togliere il dispositivo del certificato nelle biblioteche cantonali e di fare pressione sul Consiglio federale, affinché questo strumento venga revocato per l’intero settore bibliotecario”.

Alla base, le “perplessità del sindacato studentesco partono da constatazioni di principio e di ordine pratico”. A parere del Sisa essendo le biblioteche un “luogo privilegiato della conservazione e diffusione del sapere, in cui studenti e cittadini vi dovrebbero accedere liberamente per garantire, indipendentemente da statuto e categoria sociale d’appartenenza, la possibilità d’informarsi e formarsi”, sottomettendole al dispositivo del Certificato Covid il principio di libero accesso verrebbe meno, tenendo conto pure del fatto che “per diverse persone non vaccinate, il costo del tampone è inaccessibile”.

Sulla questione coerenza, i sindacalisti fanno inoltre notare che “prima dell’introduzione del Certificato Covid, le biblioteche cantonali erano accessibili a tutta la popolazione a condizione che le misure di contenimento previste dal piano di protezione venissero rispettate. Attualmente queste misure sono ancora in vigore: la capacità dello spazio è tuttora ridotta a un terzo della capienza, la mascherina e la distanza di 1,5 metri è ancora prescritta. Sembra dunque piuttosto contraddittorio che, nonostante l’obbligo di presentare il Certificato, queste misure continuino a essere applicate con la sola differenza che le persone senza l’attestato sanitario non possano accedervi liberamente”.

E non finisce qui, “l’impossibilità per una parte del corpo studentesco di accedere alle biblioteche, pone un problema riguardo al diritto allo studio. Le biblioteche non sono solo un luogo di consultazione e di prestito dei libri, ma anche un luogo di studio individuale. Vi sono studentesse e studenti che nel loro domicilio non hanno le condizioni adatte a un efficace apprendimento, dovute sia alle circostanze domestiche e residenziali che tecniche – come ad esempio l’assenza dell’accesso a Internet”.

Il sindacato ritiene che il Consiglio di Stato “debba essere il garante dei diritti e in questi termini il diritto allo studio e all’informazione non può essere disciplinato da norme discriminatorie. Senza voler sollevare polemiche circa le ragioni dell’introduzione del dispositivo del Certificato Covid per accedere nei luoghi pubblici e di cultura, è importante che laddove possono essere garantiti standard di protezione dal virus senza l’introduzione del certificato, questo non venga richiesto”. In conclusione, il Sisa “chiede un urgente intervento e una presa di posizione da parte del Governo ticinese: no alle discriminazioni d’accesso al sapere”.

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