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12.11.21 - 08:34
Aggiornamento: 26.03.22 - 15:48

Tumore alla prostata, un infermiere a sostegno dei pazienti

Giovanni Presta risponde alle domande degli uomini e li aiuta a organizzare la loro vita durante le cure. Lo screening rimane l’alleato migliore

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Ricevere la diagnosi di cancro alla prostata è destabilizzante, spaventoso. Ci sono vari stadi della malattia e prima si scopre maggiori sono le chance di guarigione. Per questo motivo lo screening è un importante alleato. Nel caso venga accertata la presenza del tumore, ad ascoltare e aiutare gli uomini in questo momento delicato c’è – fra gli altri professionisti – anche Giovanni Presta, infermiere esperto clinico del Centro prostata della Svizzera italiana (Cpsi) dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc). «Culturalmente a volte le persone non si aspettano che le chiami un infermiere. Di solito le figure di riferimento sono sempre i dottori. Il mio è un ruolo complementare e i colleghi lo apprezzano perché emergono degli aspetti che spesso nel colloquio medico non appaiono», ci spiega. «Cerco di conoscere il paziente e le sue esperienze e adattare e riproporre al suo livello le informazioni che ha ricevuto fino a quel momento affinché, in caso di dubbio, possa avere tutti gli elementi per scegliere le sue priorità. Questo in modo tale che sia in grado di prendere una decisione che sia il più personale possibile».

Al Cpsi si lavora in maniera interprofessionale e ogni settimana il team – composto da vari professionisti – si ritrova e con il consenso della persona discute il caso specifico. «Questo per formulare una proposta terapeutica il più personalizzata possibile. Il gruppo si interessa di tutte le fasi della presa a carico: diagnosi, trattamento, follow up ed eventuali cure palliative. L’esperto clinico è il trait d’union tra i vari momenti ed è sempre a disposizione del paziente».

‘Fornire gli strumenti per affrontare le cure con serenità’

Durante il primo incontro, che dura circa un’ora e mezza, l’infermiere risponde alle domande, dà informazioni ed effettua delle valutazioni oggettive a 360 gradi: «Questo per quello che riguarda i possibili bisogni assistenziali infermieristici, lo screening psico-oncologico e di assistenza sociale – precisa Presta –. Inoltre svolgo delle attività di educazione terapeutica per poter fornire il più possibile al paziente gli strumenti per affrontare con serenità il suo percorso di cure». Presta continua poi a seguire le persone telefonicamente o in presenza a seconda delle loro necessità.

Coi pazienti parla molto degli effetti collaterali delle terapie: «È importante cercare di garantire la miglior qualità di vita possibile». Infatti le conseguenze sono spesso legate agli aspetti inerenti alla sessualità, «come sulla capacità di avere un’erezione o un’eiaculazione. Questi temi per alcuni uomini sono fondamentali». Per quanto riguarda questioni più pratiche Giovanni Presta mostra ai pazienti come organizzare la loro vita nel periodo delle cure e li aiuta a trovare le strategie per risolvere possibili problemi concreti. «Per esempio un muratore indipendente che subisce un intervento di prostatectomia potrebbe trovarsi in difficoltà economiche perché nei mesi successivi all’operazione non potrà alzare grossi pesi». Sul piano psicologico «parliamo di come ha vissuto la scoperta del tumore, quali sono le sue paure. A chi ha avuto altre esperienze di malattie tumorali vissute magari in famiglia, li aiuto a capire la loro situazione, spiegando loro le differenze. Questo perché le situazioni possono essere molto diverse».

Spesso è possibile convivere con la malattia

Nonostante non sia mai piacevole scoprire di soffrire di cancro alla prostata, nella maggior parte dei casi la prognosi è buona. «I farmaci che abbiamo oggi a disposizione hanno permesso di rendere questo tumore simile a una malattia cronica: per tenere la malattia sotto controllo è necessario assumere dei medicinali per quasi tutta la vita», spiega la dottoressa Ursula Vogl, oncologa e responsabile clinico del Cpsi. «Tali farmaci sono delle terapie ormonali che vengono assunte per via orale o tramite iniezioni. Inoltre è necessario fare delle visite regolari che sono, nella maggior parte dei casi, dei semplici accertamenti laboratoristici e radiologici in associazione alla visita clinica con l’esperto della disciplina. Oltre alle terapie ormonali abbiamo altre tipologie di farmaci a disposizione come la chemioterapia e i radiofarmaci».

Lo screening è fondamentale

Lo screening della prostata – con la misurazione del marcatore tumorale ‘Psa’ e la visita clinica con l’urologo – è certamente un grande alleato: «Il Psa iniziale aiuta a valutare il rischio del paziente di sviluppare un eventuale tumore della prostata, tuttavia la presenza di un marcatore elevato può dipendere da altre cause di natura benigna. Una volta che si conosce questo valore il medico consiglia la frequenza e il tipo di accertamenti successivi», dice la dottoressa. Questi esami sono consigliati alla popolazione generale a partire dall’età di 50 anni, mentre negli individui con una storia familiare importante o ad alto rischio di sviluppare un tumore della prostata sono raccomandati prima di quell’età. «La Svizzera, rispetto ad altri Paesi europei, è molto colpita dal tumore alla prostata con circa 6’400 nuovi casi riportati nel 2020».

Un mese dedicato alla salute dell’uomo

Novembre è dedicato alla salute dell’uomo in generale. L’iniziativa si chiama Movember ed è partita dall’Australia per poi diffondersi nel resto del mondo. In questo mese importante il Cpsi dedica la giornata di sabato alla prevenzione e alla lotta del tumore alla prostata. «Saremo presenti a Bellinzona (corte del Municipio, dalle 10 alle 13) e a Lugano (piazza Dante, dalle 13 alle 16) per rispondere alle domande della popolazione e promuovere lo screening. Avremo dei flyer e delle brochure e ci sarà, fra gli altri, un rappresentante di tutte le discipline mediche che sono responsabili per la cura e la prevenzione del tumore della prostata. Un’occasione dunque per poter parlare con un esperto. Saranno inoltre presenti Procasi, un’associazione di auto-aiuto, e la Lega contro il cancro». Anche la Clinica Sant’Anna propone un momento informativo sul tema. L’incontro avverrà online martedì 23 novembre alle 18.30. Durante la conferenza (è possibile iscriversi sul sito della clinica) interverranno il dottor Marco Boldini, specialista in urologia, e il dottor Paolo Broggini, specialista in urologia e andrologia.

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